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mercoledì 2 novembre 2011


Comunque, ragazzi, questa cosa che se si chiede a un popolo cosa vuol fare del proprio futuro i mercati si incazzano – e Sarkozy pure – ammetterete che, diciamo, non è un gran bel vedere.
Sì, lo so, il referendum in materia economica è sempre scivoloso – e quello in materia fiscale non è ammesso – insomma la questione è complessa. Ieri sera ho bisticciato un po’ su Twitter con la mia amica Arianna, in merito, e oggi Ari mi ha spiegato che secondo lei «Papandreu sta usando in modo strumentale il referendum, scaricando sul “popolo” la responsabilità, mentre è una democrazia parlamentare deve decidere e prendersi la responsabilità».
E’ vero, Ari ha ragione, ma puzza lo stesso da matti un Occidente che esporta altrove la democrazia con le armi ma ha il terrore della democrazia diretta al suo interno, se i suoi esiti non piacciono ai mercati.
E puzza ancora di più in un periodo storico in cui la democrazia parlamentare è stata espropriata di buona parte dei suoi poteri proprio dalla finanza e dai mercati, su cui pare i cittadini non abbiano diritto di votare.
Quello che sta succedendo nel mondo – da Occupy Wall Street in giù – è proprio una rivolta contro questo esproprio, una volontà di riprendersi scelte fondamentali che sono finite in mano a poteri assai poco trasparenti e con pochissimo interesse verso il bene comune.
Io non sono tra quelli che considerano la democrazia e il libero mercato incompatibili – anzi – ma credo che qualunque forza politica, anche non di sinistra, oggi farebbe bene a mettere al primo punto del suo programma una chiara e precisa ridefinizione dei rapporti di forza: prima che a scassare i bancomat a badilate vadano anche i pensionati, le casalinghe e i coldiretti.
(in alto: ‘Martiri o pupazzi’, un’installazione apparsa ieri sotto la statua di san Francesco in piazza San Giovanni, a Roma)

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