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sabato 22 ottobre 2011

TelefoninoNella Giornata mondiale della pulizia delle mani (15 Ottobre) arriva una notizia che ha un che di sconcertante: un cellulare su 6 è contaminato da batteri fecali. Per dirla in parole povere, ad almeno una persona su 6 è capitato di essere andata in bagno e non essersi lavata le mani prima di toccare il proprio telefono. La conseguenza è che proliferano i batteri sul viso e sulle mani di persone che, in questo modo, diventano più inclini ad alcuni tipi di malattie.
La ricerca è stata condotta in 12 città della Gran Bretagna, ma trattandosi di un Paese Occidentale, non di certo del terzo mondo, siamo sicuri che risultati simili siano possibili anche da noi. Le possibilità che ciò accada sono molte. Quella più probabile, come detto, è che una persona possa prendere in mano un cellulare o ad esempio l’auricolare senza essersi lavata le mani, ma può capitare anche che molti adolescenti continuino ad inviare SMS nei momenti meno opportuni.


Lo studio è stato condotto dagli scienziati della London School of Hygiene & Tropical Medicine e Queen Mary University di Londra, secondo cui i britannici tendono anche a mentire sulle loro abitudini igieniche. Infatti quasi tutti, il 95% degli intervistati, ha dichiarato di lavarsi la mani con il sapone dopo essere andati in bagno, ma il 92% di loro aveva un cellulare con qualche forma di batterio, e l’82% aveva mani contaminate da batteri fecali.
Ancora più preoccupante è il dato che mostra come il 16% delle mani e dei telefonini contenevano il pericolosissimo Escherichia coli di origine fecale che è stato alla base dell’epidemia mortale avvenuta in Germania appena pochi mesi fa.
Eppure, sottolineano i ricercatori, nonostante l’allarmismo che seguì quella vicenda, la gente continua a non lavarsi le mani correttamente. Tra le malattie associate a questa condizione, oltre a quella precedente, ci sono anche polmoniti e diarrea che uccidono circa 3,5 milioni di bambini sotto i 5 anni in tutto il mondo ogni anno, ma anche influenza ed altre malattie virali.
Con questa ricerca gli studiosi sperano che il pubblico in un certo senso si “allarmi” e si ricordi di lavarsi correttamente le mani dopo aver usato i servizi igienici.

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