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martedì 4 ottobre 2011
70 miliardi di debiti verso i fornitori, le leggi per liquidarli. E alla fine niente soldi
E’ una vergogna tutta italiana, quella dello Stato che ti insegue per farti pagare il dovuto anche quando si tratta di pochi spiccioli ma poi se la prende comoda, comodissima, nel momento in cui deve pagare i creditori. Oggi sul Fatto un articolo di Annamaria Usuelli ci racconta come (non) funziona il magheggio statale:
Non si tratta di somme da poco: i calcoli di Abi-Confindustria di fine 2010 parlavano di un monte crediti scaduti pari a 60-70 miliardi di euro, più della metà dei quali vantati verso il Servizio Sanitario Nazionale. La cifra poi, secondo Confcooperative che ha considerato tutti i tipi di forniture e tutte le amministrazioni pubbliche debitrici, compresi comuni e province, saliva a quota 200 miliardi. Una situazione resa sempre meno sostenibile dai tempi di pagamento che al Sud ormai sforano i 400 giorni di ritardo e che si sarebbe dovuta risolvere con la legge 122 del 30 luglio 2010 che prevedeva che dal primo gennaio 2011 i crediti non prescritti nei confronti della pubblica amministrazione potessero essere compensati con le somme dovute al fisco alla voce debiti iscritti a ruolo.
L’azienda che ha delle pendenze col fisco e, allo stesso tempo, vanta crediti verso un Comune, una Regione o un ospedale pubblico aspetta che le arrivi la cartella esattoriale e la estingue utilizzando il proprio credito. Troppo bello per essere vero. E in effetti non lo è, dal momento che per essere efficace la legge avrebbe dovuto essere seguita da un decreto attuativo del ministero dell’Economia che non è mai stato emanato. Sul tavolo di Tremonti sono invece pervenute almeno un paio di interrogazioni parlamentari sul tema e la risposta è stata che, trattandosi di faccenda delicata, i lavori erano ancora in corso. Nella manovra-bis, poi, si era aperto uno spiraglio subito richiuso dal maxi-emendamento. Legittimo s o s p e t t a re , quindi, che forse qualcuno si è reso conto a metà strada dell’evidente problema di gettito mancato che comporterebbe la compensazione denudando ulteriormente un re già in mutande, con buona pace delle aziende già sotto stress per la crisi. Sorvoliamo, poi, sull’iniquità di fondo di questa normativa che non prende in considerazione almeno un paio di aspetti fondamentali. Non tiene conto che perfino in Italia potrebbero anche esserci delle aziende virtuose senza alcun debito già a ruolo o in procinto di diventarlo, ma per le quali non è prevista alcuna via di uscita tranne la paziente attesa del pagamento di quanto dovuto da parte della Pubblica amministrazione.
Come dire: lavori per lo Stato? Bene, non pagare tasse o multe e sarai a tua volta pagato per il tuo lavoro: Da non trascurare, poi, il fatto che l’iscrizione a ruolo di un debito comporta il pagamento di interessi. E così se io vanto un credito di 100, non posso compensarlo con un mio debito finché quest’ul – timo non è lievitato a quota 130 a causa degli interessi. Sul problema ci si sono arrovellati fior di consulenti e lobbisti che hanno sfornato proposte operative affinché questa norma per lo scambio tra i debiti tributari e i crediti vantati nei confronti della Pubblica amministrazione sia rivista. Anche per favorire quei fornitori virtuosi (ovvero non in possesso di ruoli) offrendo loro la ragionevole possibilità di cedere il proprio credito a soggetti titolari di avvisi di ruolo o debitori di altri tributi. Dove per non sforare gli obiettivi di finanza pubblica, la pa avrebbe potuto fissare dei tetti annui delle somme da compensare.
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E’ una vergogna tutta italiana, quella dello Stato che ti insegue per farti pagare il dovuto anche quando si tratta di pochi spiccioli ma poi se la prende comoda, comodissima, nel momento in cui deve pagare i creditori. Oggi sul Fatto un articolo di Annamaria Usuelli ci racconta come (non) funziona il magheggio statale:
Non si tratta di somme da poco: i calcoli di Abi-Confindustria di fine 2010 parlavano di un monte crediti scaduti pari a 60-70 miliardi di euro, più della metà dei quali vantati verso il Servizio Sanitario Nazionale. La cifra poi, secondo Confcooperative che ha considerato tutti i tipi di forniture e tutte le amministrazioni pubbliche debitrici, compresi comuni e province, saliva a quota 200 miliardi. Una situazione resa sempre meno sostenibile dai tempi di pagamento che al Sud ormai sforano i 400 giorni di ritardo e che si sarebbe dovuta risolvere con la legge 122 del 30 luglio 2010 che prevedeva che dal primo gennaio 2011 i crediti non prescritti nei confronti della pubblica amministrazione potessero essere compensati con le somme dovute al fisco alla voce debiti iscritti a ruolo.
L’azienda che ha delle pendenze col fisco e, allo stesso tempo, vanta crediti verso un Comune, una Regione o un ospedale pubblico aspetta che le arrivi la cartella esattoriale e la estingue utilizzando il proprio credito. Troppo bello per essere vero. E in effetti non lo è, dal momento che per essere efficace la legge avrebbe dovuto essere seguita da un decreto attuativo del ministero dell’Economia che non è mai stato emanato. Sul tavolo di Tremonti sono invece pervenute almeno un paio di interrogazioni parlamentari sul tema e la risposta è stata che, trattandosi di faccenda delicata, i lavori erano ancora in corso. Nella manovra-bis, poi, si era aperto uno spiraglio subito richiuso dal maxi-emendamento. Legittimo s o s p e t t a re , quindi, che forse qualcuno si è reso conto a metà strada dell’evidente problema di gettito mancato che comporterebbe la compensazione denudando ulteriormente un re già in mutande, con buona pace delle aziende già sotto stress per la crisi. Sorvoliamo, poi, sull’iniquità di fondo di questa normativa che non prende in considerazione almeno un paio di aspetti fondamentali. Non tiene conto che perfino in Italia potrebbero anche esserci delle aziende virtuose senza alcun debito già a ruolo o in procinto di diventarlo, ma per le quali non è prevista alcuna via di uscita tranne la paziente attesa del pagamento di quanto dovuto da parte della Pubblica amministrazione.
Come dire: lavori per lo Stato? Bene, non pagare tasse o multe e sarai a tua volta pagato per il tuo lavoro: Da non trascurare, poi, il fatto che l’iscrizione a ruolo di un debito comporta il pagamento di interessi. E così se io vanto un credito di 100, non posso compensarlo con un mio debito finché quest’ul – timo non è lievitato a quota 130 a causa degli interessi. Sul problema ci si sono arrovellati fior di consulenti e lobbisti che hanno sfornato proposte operative affinché questa norma per lo scambio tra i debiti tributari e i crediti vantati nei confronti della Pubblica amministrazione sia rivista. Anche per favorire quei fornitori virtuosi (ovvero non in possesso di ruoli) offrendo loro la ragionevole possibilità di cedere il proprio credito a soggetti titolari di avvisi di ruolo o debitori di altri tributi. Dove per non sforare gli obiettivi di finanza pubblica, la pa avrebbe potuto fissare dei tetti annui delle somme da compensare.
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