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lunedì 31 ottobre 2011

Processo Uva, la lettera di Ilaria Cucchi, Patrizia Moretti e Domenica Ferrulli

- Al Consiglio Superiore della Magistratura         
- C.A. del Vice Presidente Avv. Michele Vietti
- Al Procuratore Generale Corte di Cassazione
- Al Procuratore Capo Corte d'Appello
- Al Procuratore Capo della Repubblica di Varese
Roma, 29 ottobre 2011
Noi sottoscritte Ilaria Cucchi, Patrizia Moretti, Domenica Ferrulli,
vogliamo rappresentare la gravità della situazione che si è venuta a creare a Varese durante il processo relativo alla morte di Giuseppe Uva. Abbiamo partecipato a numerose udienze, dal momento che il processo è pubblico e ritenevamo di poterne avere diritto, anche al fine di essere vicine alla sorella di Giuseppe Uva, Lucia, che partecipa a quel processo come parte civile costituita.
Vogliamo rappresentare come oramai sia palese un atteggiamento profondamente ostile sul piano personale da parte del P.M. in udienza, Dott. Agostino Abate, il quale ha dichiaratamente 'personalizzato' il processo.
Gli atteggiamenti assunti dal P.M. in udienza sono francamente incomprensibili a noi cittadini.
Si pensi soltanto che presenti Ilaria Cucchi e Patrizia Moretti, alla prima udienza del processo, udienza filtro, il P.M. aveva allontanato senza alcun motivo Lucia Uva e la sorella Carmela.
La giustificazione era che erano testimoni al processo, ma appariva a tutti evidente la profonda ostilità di quell'atto, visto che per quell'udienza non doveva essere sentito nessun testimone.
Il Giudice infatti, al momento in cui si è apprestato a fare l'appello delle parti costituite, è stato costretto a richiamarle con provvedimento dentro l'aula.
La pretestuosità e l'arbitrarietà di quel gesto appaiono evidenti in considerazione del fatto che nelle udienze successive Lucia e Carmela non sono più state allontanate.
Orbene, all'udienza che si è tenuta in data 28 ottobre 2011, approfittando del fatto che il Giudice si era appena ritirato in camera di consiglio, il P.M. dicendo le seguenti parole 'adesso gestisco io l'ordine pubblico in udienza', immotivatamente e come atto che abbiamo percepito come di palese ostilità nei nostri confronti, disponeva l'allontanamente di tutto il pubblico, tra il quale vi erano anche Magistrati.
Ribadiamo che non vi era motivo alcuno che potesse giustificare un grave provvedimento come quello adottato dal Dott. Abate, perché tutti i presenti sono stati educati e composti, non proferendo mai commenti di alcun genere e mai disturbando il regolare svolgimento del processo che, tra l'altro, in quel momento era sospeso.
Riteniamo che fosse rivolto soprattutto nei nostri confronti, perché durante il dibattimento il P.M. aveva sorprendentemente fatto riferimento alla presenza di Patrizia Moretti, madre di Federico Aldrovandi, in aula.
Come normali cittadine noi riteniamo doveroso informare le autorità e le Istituzioni, perché ci sorprende che un P.M. che rappresenta lo Stato ponga in essere comportamenti quali quelli sopra descritti, che ci sono apparsi come mero compiacimento dell'esercizio di un potere.
Intendiamo ribadire il fatto di non aver mai interferito in alcun modo con lo svolgimento del processo, al quale però abbiamo interesse a partecipare e crediamo di averne il sacrosanto diritto.
Al di là di ogni considerazione su quanto sta accadendo in quel processo, è forte il nostro disagio come normali cittadine di fronte a provvedimenti e comportamenti che non riusciamo a comprendere e che percepiamo come intimidatori o comunque diretti a farci capire che la nostra presenza non è gradita da parte del P.M., e che pertanto ci offendono.
Questo ci sentiamo di dover rappresentare, col massimo dovuto rispetto.
Ilaria Cucchi, Patrizia Moretti, Domenica Ferrulli



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