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lunedì 10 ottobre 2011

L´editoriale del NyTimes.  Molti degli imputati che rischiano la vita non hanno i mezzi per pagarsi un legale. Solo i più ricchi possono salvarsi 

Quando, 35 anni fa, la Corte Suprema ripristinò la pena capitale, lo fece in via provvisoria. E da allora si è sforzata di mettere a punto una serie di standard giuridici ai quali gli Stati avrebbero dovuto attenersi per applicarla con correttezza, evitando le discriminazioni e gli arbitri che nel ´72 avevano portato alla sospensione di tutte le norme statali in questa materia. Come dimostra ancora una volta l´iniqua, inaccettabile esecuzione di Troy Davis avvenuta la scorsa settimana in Georgia, la Corte suprema non è riuscita nel suo intento. Di fatto, si trattava di un´impresa impossibile, perché la pena di morte è immorale e grottesca. E perciò deve essere abrogata.

Una condanna alla pena capitale è ovviamente arbitraria quando ignora le circostanze aggravanti o attenuanti; ma lo è anche quando queste circostanze sono tenute in considerazione, dato che a valutarle sono i giurati, la cui decisione è soggettiva e legata alle rispettive tendenze sui temi politici, razziali e di classe che influenzano tutti gli aspetti della vita negli Usa. Ecco perché in questo Paese l´applicazione della pena di morte è sempre stata caratterizzata dalla discriminazione e dall´arbitrio.

Molti degli imputati che rischiano la pena di morte non hanno i mezzi per pagarsi un legale. Secondo uno studio commissionato dalla Commissione Giustizia del Senato, circa due quinti degli errori commessi nei casi di condanne alla pena capitale sono da ascriversi a «un patrocinio di difesa sommamente incompetente». Oltre tutto, in tutte le fasi di giudizio, questi processi risultano economicamente più onerosi di quelli che non contemplano la pena capitale. Infine, l´onnipresenza della politica in questo campo aggrava il rischio di una gestione arbitraria: in genere nelle giurisdizioni che prevedono la pena di morte, i pubblici ministeri sono eletti e quindi interessati a ottenere sentenze più dure.
Finora quest´orrendo sistema ha portato alla condanna a morte di un gran numero di innocenti, poi scagionati grazie a prove ottenute dall´esame del Dna (17 casi) o per altre vie (112 casi). Tranne poche eccezioni, le nazioni sviluppate hanno abolito la pena capitale. È tempo che anche gli americani si rendano conto che la pena di morte è inconciliabile con la Costituzione, e indifendibile da ogni punto di vista.

fonte: New York Times - Traduzione di Elisabetta Horvat per La Repubblica


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