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giovedì 27 ottobre 2011

Nei giorni più "caldi" della guerra in Libia, quando le principali città erano sotto le bombe Nato, i giornalisti inviati sono stati "confinati" in un albergo, dove i vertici li informavano delle novità e dei risultati delle operazioni svolte. NON HANNO FATTO INFORMAZIONE, non sono andati a "caccia di notizie", non hanno raccolto testimonianze, non hanno svolto indagini, come dovrebbe fare chi ha il compito di riportare "la notizia", "i fatti", nel modo più obiettivo possibile. I giornalisti hanno diffuso, divulgato e commentato i COMUNICATI STAMPA della Nato e dei governi che hanno attaccato la Libia.

Quando sentiamo i giornalisti parlare delle operazioni svolte, dobbiamo tenere BEN PRESENTE che parla in base alla "versione ufficiale", che viene raccontata loro...


Ovviamente, grazie al web, grazie alle testimonianze raccolte in loco,e ai (pochi) giornalisti indipendenti che si sono "intrufolati" in Libia al di fuori dei canali ufficiali, rischiando la propria pelle, la verità dei fatti è emersa in tutta la sua gravità: la notizia dei bombardamenti a tappeto nelle città libiche, seppur "sottovoce" è trapelata, ma i cittadini che sono venuti a conoscenza di ciò, sono una esigua minoranza: per ciascuna persona che passa il proprio tempo su internet a informarsi, ce ne sono tre che guardano i talk show stile Maria De Filippi; tre che guardano reality e telefim, e 4 che pensano al calcio: vivono nel "mondo virtuale" della distrazione di massa, fregandosene totalmente di ciò che succede intorno al loro, nel "mondo reale"...

La censura moderna è questa: far si che le notizie "vere" e scomode, raggiungano solo a una parte minoritaria della popolazione, cosa che risulta facile, visto che le notizie "scomode" vengono censurate sistematicamente da tutti i giornali e dalle TV, che raggiungono il "grosso" della popolazione. Ultimamente, la miriade di blog liberi gestiti da liberi cittadini, sempre più organizzati, che fanno informazione "senza filtro", agevolati dai social network, ha iniziato a prendere troppo campo, e non a caso, i tentativi di imbavagliare il web si sono moltiplicati: tuttavia, i canali di "informazione libera", anche complessivamente, non riescono ad avere nemmeno un decimo della potenza che hanno i mass media tradizionali, finanziati dai governi e dalle lobby pubblicitarie, pronte a boicottare chi intendesse andare contro ai loro interessi.

L'esempio del film Avatar in Cina:

"La Cina ha deciso di bloccare le proiezioni del film «Avatar» nonostante il grande successo di pubblico. Lo afferma la stampa cinese. La comunicazione inviata dalla China Film Group Company, distributrice di «Avatar» in Cina, alle sale cinematografiche cinesi impone di sospendere le proiezioni della versione «normale» del film a partire dal 22 gennaio. Solo la versione tridimensionale rimarrà in circolazione. Le autorità avrebbero visto nel film pericolosi riferimenti alla situazione delle minoranze etniche della Cina, come i tibetani e gli uighuri. L'ordine di bloccare il film sarebbe venuto direttamente dal Dipartimento Centrale di Propaganda del Partito Comunista Cinese.

Perché però hanno consentito che solo la versione 3D del film fosse trasmessa? Perché le sale 3D, in Cina sono presenti solo nelle grandi città: in questo modo non è stato permesso a milioni di cinesi che vivono nelle periferie e nei villaggi di vedere il film: la sceneggiatura di Avatar, dove i nativi proteggono la propria terra "dall'invasore straniero" ha delle similitudini con quanto sta accadendo nelle periferie cinesi: dove sono state registrate gravi tensioni e episodi di dura repressione, a causa degli espropri terrieri che hanno avuto luogo per fare spazio alle multinazionali americane ed europee. Il film Avatar, secondo il Dipartimento Centrale di Propaganda del Partito Comunista Cinese, avrebbe fomentato ancora di più i casi di "resistenza".

Antonio Bacherini - staff nocensura.com



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