Italia: NO al fondamentalismo della BCE



L'Europa ridotta a semplice "espressione monetaria" verso il crollo dei consumi e chiusura delle imprese che alimentano il mercato interno

E' un'urgenza strattonare le radici della millenarista utopia liberista allignata in Europa, che si è fatta "mercato & moneta" alla faccia e sulle spalle di tutti i ceti laboriosi. Bisogna sparigliare il gioco, ora, altrimenti il discorso si chiude definitivamente per un'altra generazione. Il giogo del governo-ombra continentale della BCE, lo si incrina se si assesta un primo colpo al loro giocattolo monetario preferito. 
L'euro Moloch dei popoli ed alibi d'una oligarchia che sta cancellando tutti gli altri poteri che emanano dalla volonta popolare e dal voto. La BCE, genuflessa al FMI,  è in corresponsione d'amorosi sensi con la casta delle 12 banche mondiali, ed agisce in perfetta sintonia con la dittatura globalista, persino nella fase in cui è già cominciata da tempo la de-globalizzazione.

BCE e "commissione di Bruxelles" -che fino all'anno scorso osavano negare persino  l'esistenza di qualsivoglia crisi- ora vanno all'arrembaggio piratesco con politiche che falcidiano il potere d'acquisto dell'85% della popolazione. Aprono la strada al crollo generalizzato dei consumi e chiusura di tutte le imprese che alimentano il mercato nazionale.

 
Il sistema bancario è senza liquidà, fallito, e gli Stati non possono salvarlo una seconda volta, perchè già sacrificarono gli erari pubblici in "iniezioni e trasfusioni" due anni fa. Per questo, gli usurai vogliono beni solidi e tangibili, aziende statali, l'argenteria -no, l'oro- della riserva. Vogliono zeo-Stato e costo del lavoro minimo, perché a decrescere devono essere gli altri. 

Gli unici riferimenti a noi utili sono le decisioni prese da quei Paesi che seppero dire NO alle pretese del FMI: sospensioni del pagamento di interessi annuali sul "debito"; revisione della contabilità ed accertamento della liceità delle esisgenze del FMI e banca privata.  I moti popolari crescenti furono il fattore che -in sintonia con nuovi gruppi dirigenti emergenti- riuscirono a rimettere al centro della discussione e dell'azione la sovranità. Economica, monetaria, finanziaria, nazionale e sociale. Come passo iniziale per riprendere un progetto di sviluppo autonomo, sottratto ai centri di pianificazione globalista, e sganciare il destino dei popoli dal potere della dittatura dei banchieri. 

L'hanno fatto piccoli Paesi come l'Islanda, l'Ecuador o l'Argentina; tutti gli altri emergenti del BRIC hanno sempre respinto con forza le ingiunzioni USA di svalutare le loro monete, o di subire misure economiche esogene. No all'euro è soprattutto imperiosa necessità d'un iniziale recupero di sovranità dei governi sulla politica economica e monetaria e fiscale.


Le elites italiane hanno sempre  preferito essere "ultime tra i primi": l'Italia è stata così castigata con la perdita del sostanzioso business con la Libia, ed espulsione storica dal Mediterraneo. In un'Europa ridotta a semplice espressione monetaria, sotto l'imperio di un'oligarchia di banchieri, non vale più la pena essere "ultimi tra i primi". Non per i salariati e classi medie. Meglio pensare in termini di "primi tra gli altri". Fare la coda dell'artritico leone anglosassone o cercare d'essere la testa della talpa? Le classi subordinate, cioé tutte meno la rendita parassitaria e l'usura finanziaria, hanno tutto da perdere dal patto scellerato con gli Stati Uniti, fondato sulla depredazione bellica delle materie prime ed energetiche al resto del mondo.

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