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lunedì 10 ottobre 2011
Un bordello intitolato a Silvio Berlusconi e la denuncia di un italiano all’estero per difendere il buon nome delle istituzioni, fin troppo ridicolizzate dal governo e dal Presidente del Consiglio. “Palacio Berlusconi” è un bar di escort dell’imprenditore di night club Juan Cabrera, sorto lo scorso gennaio nella seconda città più grande dell’Argentina, Rosario. La particolarità? Oltre all’insegna, al suo interno riproduce simboli che ricordano le feste del bunga bunga. Lo spiega Antonio Bruzzese, presidente dell’associazione Insieme Argentina, che per questo ha scritto al sindaco Roberto Lifschitz e al Console generale Rosario Miccichè, mosso “dall’indignazione per l’uso di un nome che rappresenta la nazione italiana da parte di locale di prostituzione d’alto bordo”.


Le autorità, che si sono immediatamente attivate per un’ispezione nel locale, hanno riscontrato tutte le licenze in regola per la whiskeria, ma la prostituzione in Argentina non è legalizzata. Tuttavia l’obiettivo primario dell’azione di Bruzzese è eliminare qualsiasi riferimento al Presidente del Consiglio Berlusconi perché rappresenta un’offesa per gli italiani. “Il locale esiste da tempo, ma all’inizio, probabilmente, era solo un bar. Poi ho visto la pubblicità del bordello su La Capital, il principale quotidiano locale e ho reagito con la denuncia”. E i forum che ne parlano dissipano i dubbi sul tipo di intrattenimento. “Fuori dal locale c’è una bandiera con una ‘B’ al centro e chi c’è stato mi ha confermato l’esistenza di alcuni riferimenti ad hoc, tra cui il famoso palo della lap dance emerso dalle intercettazioni”. In Argentina, nonostante la condizione della donna sia assai più critica rispetto all’Italia, i festini presidenziali hanno destato scandalo e sorpresa, in un paese dove il presidente donna Cristina Kirchner sta cercando di favorire l’emancipazione femminile, dal punto di vista economico e sociale.

Bruzzese spiega che la sua denuncia non ha a che fare con le scelte dei cittadini comuni nella loro vita privata e che non intende fare da scudo al Presidente del Consiglio. “Non mi disturba che le autorità propongano questo tipo di affari – precisa. – Ma trovo offensivo che ci sia il nome di Berlusconi che, personalmente, ritengo a capo del fallimento del nostro paese. Che lo vogliamo o no, rappresenta ancora un’istituzione, questo è il problema. E non intendo affatto difendere l’uomo che ritengo se ne debba andare il prima possibile”.

Il presidente di Insieme Argentina ora attende la rimozione nel locale di qualsiasi riferimento al nostro Stato. “Mi interessa il buon nome dell’Italia – prosegue. – Sappiamo che la classe politica che sta a Roma, sempre più disinteressata alla salvaguardia dell’immagine pubblica, ha ridotto l’Italia a un’opera d’arte devastata. Bisogna reagire all’assuefazione su cui troppo spesso si ride e si scherza. Basta essere invidiosi perché il premier ha donne, soldi e potere. Questa logica ha sedotto il nostro paese per troppo tempo”. Al centro c’è il rispetto delle istituzioni, di cui i cittadini si devono preoccupare per primi vista la noncuranza di chi siede a Palazzo Chigi. “E’ evidente che non abbiano nessuna considerazione dei ruoli che ricoprono altrimenti non saremmo arrivati a questo livello”. E Bruzzese ricorda il leit motiv gridato nelle piazze argentine durante la crisi del 2000: “’Que se vayan todos‘, ripetevano i manifestanti, perché volevano che la classe politica di allora lasciasse la poltrona. Lo stesso slogan che dovrebbero ripetere gli italiani”.



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