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martedì 4 ottobre 2011

Tra qualche minuto il personale addetto alla ristorazione effettuerà in prima classe un servizio di benvenuto con caffè, spumante, succhi di frutta, acqua minerale, uno snack dolce o salato, e con le migliori testate quotidiane nazionali.” L’annuncio arriva puntuale, appena sali su un qualunque Freccia Rossa o Bianca o Argento. Viene diffuso in tutto il treno da una voce fredda e assente.

Come sempre, mentre mi siedo, cerco di immaginare chi abbia potuto pensare di dire la parola “spumante” per un annuncio che viene diffuso tutto il giorno, dunque anche alle 6.00 di mattina. Mattino presto e spumante stanno insieme come il pugno chiuso e l’orbita oculare. Qualche tempo fa, dopo spumante, dicevano perfino Carpenet Malvolti. Poi l’hanno tolto. Erano decenni che non sentivo quel marchio…

Ma che sia scritto e pronunciato male, è il meno. Perché questo annuncio? Tu che sali in carrozza e ti siedi in seconda classe, cioè fai parte dell’80% dei viaggiatori, perché devi sentire che in prima classe viene dato il benvenuto e dove sei tu no? Per farti rosicare? Per spingerti, la prossima volta, a spendere di più nella speranza di un bel bicchiere di vermout all’alba? Qualcosa del genere avviene forse allo stadio, in aereo, a teatro? Vi immaginate le risate se un annuncio simile venisse diffuso su un Tgv francese o sul Fast Express Boston-New York? Perché nei condomini non facciamo la stessa cosa: “Gli ospiti dei signori del superattico stano per essere accolti con ostriche e champagne sulla terrazza, da cui si gode del migliore panorama della città”?

Ai tempi di Andrea Doria, le case dei più facoltosi mercanti genovesi erano sobrie, almeno esternamente. All’interno potevi trovare i tessuti più raffinati, le merci più rare, ma le facciate dei loro palazzi erano austere, come i loro abiti. Potevi abitare una vita intera accanto al più ricco genovese senza saperlo.

Italia pasticciona, ignorante, volgare. Quella dei Panariello-Briatore che lanciano banconote. Quella dei dirigenti strapagati di un’azienda come Trenitalia, che partoriscono o consentono una cosa così stupida e inutile. Il mondo che ho lasciato, che non si deve più avvalere del nostro sostegno, è fatto anche di queste cose. Mi torna in mente quel che diceva Giorgio Gaber: “Io non ho paura di Berlusconi in sé. Io ho paura di Berlusconi in me”.

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