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lunedì 3 ottobre 2011

Le politiche economiche negli Stati Uniti e in Europa hanno fallito e la gente soffre.
Sono fallite per tre ragioni: (1) i politici si sono concentrati nel consentire alle multinazionali di spostare i lavori per la classe media, la domanda, la base contributiva, il PIL e le carriere associate con questi lavori in paesi stranieri, come Cina e India, dove il lavoro costa meno; (2) i politici hanno permesso una deregulation fiscale che ha dato il via a un indebitamento e a una frode su una scale prima inimmaginabile; (3) i politici hanno risposto alle conseguente crisi finanziarie imponendo l’austerità alle popolazioni e correndo a stampare soldi per poter salvare le banche e per prevenire loro qualsiasi perdita indipendentemente dai costi per le economie nazionali e per coloro che sono innocenti.

La delocalizzazione è stata resa possibile dal collasso dell’Unione Sovietica, dopo di che Cina e India hanno reso disponibili i lavoratori in eccesso allo sfruttamento dell’Occidente. Spinte da Wall Street ad avere sempre maggiori profitti, la grandi aziende statunitensi hanno trasferito le fabbriche all’estero. Il lavoro degli stranieri con i capitali, la tecnologia e le esperienze occidentali è produttivo quanto il lavoro svolto negli Stati Uniti. Però l’eccesso della forza lavoro (e gli standard di vita più bassi) fa sì che i dipendenti cinesi e indiani possano essere assunti sostenendo un costo del lavoro inferiore al loro rendimento sul prodotto finale. La differenza confluisce nei profitti, determinando guadagni per gli azionisti e benefit per i dirigenti.


Secondo quanto riporta il Manufacturing and Technology News (20 settembre 2011) il Censimento Quadrimestrale dell’Impiego e degli Stipendi mostra che negli ultimi dieci anni gli Stati Uniti hanno perso 54.621 stabilimenti e l’occupazione nella produzione è calata di 5 milioni. Nel corso del decennio il numero delle grandi aziende (quelle che impiegano 1.000 o più dipendenti) è calato del 40 per cento. Le fabbriche statunitensi che impiegano dai 500 ai 1.000 lavoratori sono calate del 44 per cento, quelle che impiegano da 250 a 500 persone sono diminuite del 37 per cento, quelle tra 100 e 250 lavoratori del 30. (Fonte: http://www.manufacturingnews.com/)
Queste perdite sono al netto dei nuovi avviamenti. Non tutte le perdite sono dovute ala localizzazione. Alcune sono il risultato di errori aziendali.
I politici statunitensi, come Buddy Roemer, hanno attribuito la responsabilità del collasso della produzione USA alla competizione cinese e “alle pratiche commerciali scorrette”. Comunque, sono le azienda statunitensi che hanno spostato le loro fabbriche all’estero, per sostituire la produzione interna con l’importazione. Metà delle importazioni dalla Cina consiste di produzione offshore delle grandi aziende USA.
La differenza di stipendio è sostanziale. In base al Bureau of Labor Statistics, nel 2009 la paga oraria media netta del lavoratore USA era 23,03. Le spese per l’assicurazione sociale aggiungo 2,60 dollari l’ora per un costo totale del lavoro pari a 33,53 dollari.
In Cina nel 2008 il costo totale di un’ora di lavoro era 1,36 e in India era di pochi centesimi inferiore a questo ammontare. Di conseguenza, una grande azienda che sposta 1.000 posti di lavoro in Cina risparmia 32.000 dollari ogni ora lavorata. Questi risparmi si trasformano in quotazione più alte delle azioni e in remunerazione per i dirigenti, non in prezzi più bassi per in consumatori che sono rimasti disoccupati a causa dell’arbitraggio.
Gli economisti repubblicani incolpano gli “alti” stipendi degli USA per il tasso attuale di disoccupazione. Comunque, gli stipendi negli Stati Uniti sono quasi i più bassi del mondo sviluppato. Sono molto sotto al costo orario di Norvegia ($53,89), Danimarca ($49.56), Belgio ($49.40), Austria ($48.04) e Germania ($46.52). Gli USA possono anche avere la più grande economia mondiale, ma i suoi lavoratori sono al 14esimo posto nella lista dei meglio pagati. Gli americani hanno anche un più alto tasso di disoccupazione. Il tasso da “prima pagina” che i mediamartellano è del 9,1 per cento, ma questo tasso non include i lavoratori scoraggiati o quelli costretti a lavori part-time perché non ci sono lavori disponibili a tempo pieno.
Il governo USA ha un altro tasso di disoccupazione (U6) che include quei lavoratori che erano talmente scoraggiati da non essersi cercati un lavoro da sei mesi o meno. Questo tasso di disoccupazione è sopra il 16 per cento. Lo statistico John Williams (Shadowstats.com) valuta il tasso di disoccupazione comprendendo anche i lavoratori scoraggiati a lungo termine (da più di sei mesi). È sopra al 22 per cento.
La maggiore enfasi è stata posta sui lavori persi nella produzione. Comunque, Internet ad alta velocità ha reso possibile delocalizzare molti servizi professionali, come la realizzazione di software, l’Information Technology, la ricerca e la progettazione. I lavori che prima erano scalini di una mobilità verso l’alto dei laureati dei college sono stati portati oltre oceano e per questo si è ridotto il valore di molti titoli universitari statunitensi. Diversamente dal passato, oggi un numero sempre maggiore di laureati sono tornati a casa a vivere con i genitori visto che c’è un numero di lavori insufficienti per sostenere un’esistenza indipendente.
Intanto, il governo degli Stati Uniti permette ogni anno l’ingresso di un milione di immigranti regolari, un numero sconosciuto di immigranti illegali e un gran numero di lavoratori stranieri con i permessi di lavoro H-1B e L-1. In altre parole, le politiche del governo USA massimizzano il tasso di disoccupazione dei cittadini americani.
I politici e gli economisti Repubblicani vorrebbero dirci che le cose non stanno così e che i disoccupati americani sono solo persone troppo pigre per lavorare e che sfruttano il sistema di welfare. I Repubblicani affermano che tagliando i sussidi alla disoccupazione e all’assistenza sociale si costringerebbe “la gente pigra che vive alle spalle dei contribuenti” a tornare a lavorare.
Per limitare gli effetti avversi sull’economia dovuti alla perdita dei posti di lavoro e della domanda interna per la delocalizzazione, il direttore della Federal Reserve Alan Greenspan ha abbassato i tassi di interesse per creare un boom dell’immobiliare. Tassi di interesse più bassi spingono in altri i prezzi degli immobili. Le persone rifinanziano le proprie case e spendono il capitale aggiuntivo. L’edilizia, le vendite di arredamenti ed elettrodomestici hanno un grosso aumento. Ma diversamente dalle precedenti espansioni che erano basate su incrementi reali di reddito, questa si fonda su un incremento dell’indebitamento dei consumatori.
C’è un limite per quanto debito possa incrementare in relazione agli stipendi, e quando viene raggiunte il limite, la bolla scoppia.
Quando il debito dei consumatori non può più aumentare, la larga componente fraudolenta dei derivati che sono stati costruiti sui mutui e degli swaps emessi senza riserve (come nel caso di AIG, per esempio) minacciano di insolvenza le istituzioni finanziarie e congelano il sistema bancario. Le banche non si fidano più una dell’altra. I contanti si accumulano. Il Segretario del Tesoro Paulson ha tiranneggiato il Congresso per concedere enormi prestiti pagati dai contribuenti alle istituzioni finanziarie che hanno operato come fossero dei casinò. Il salvataggio di Paulson (TARP) era notevole ma insignificante se raffrontato ai 16,1 trilioni di dollari (una somma più grande del PIL degli USA o del debito nazionale) che la Federal Reserve ha prestato alle istituzioni finanziarie negli Stati Uniti e in Europa.
Concedendo questi prestiti, la Federal Reserve ha violato le proprie regole. A questo punto il capitalismo cessa di funzionare. Le istituzioni finanziarie erano “troppo grandi per fallire” e per questo i sussidi dei contribuenti hanno preso il posto della bancarotta e della riorganizzazione. In una parole, il sistema finanziario degli USA fu socializzato, dato che le perdite delle istituzione finanziarie americane sono state trasferite ai contribuenti.
Le banche europee sono state spazzate via nella crisi finanziaria per i loro acquisti di strumenti finanziaria “spazzatura” quotati da Wall Street. Al pattume finanziario veniva dato un rating di investimento dalle stesse agenzie incompetenti che di recente hanno abbassato il rating delle obbligazioni del Tesoro degli Stati Uniti.
Gli europei hanno avuti i propri bailout, spesso con soldi americani (i prestiti della Federal Reserve). Intanto l’Europa stava fabbricando una crisi addizionale per conto proprio. Unendosi nell’Unione Europea e (Regno Unito a parte) accettando una moneta comune, i singoli stati membri hanno perso il servizio di credito delle proprie banche centrali. Negli Stati Uniti e nel Regno Unito le due banche centrali possono stampare moneta con cui acquistare il proprio debito. Questo non è possibile per gli stati membri dell’UE.
In questa crisi finanziaria dovuta all’eccessivo indebitamento, nei paesi PIIGS (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna) le banche centrali non possono stampare euro per poter acquistare le proprie obbligazioni, come ha fatto la Federal Reserve con il “quantitative easing”. Solo la Banca Centrale Europea (BCE) può creare gli euro e non ha la possibilità, a causa degli statuti e del trattato, di stampare euro per venire in soccorso del debito sovrano.
In Europa, come negli USA, il motivo delle politiche economiche è subito divenuto quello di salvare le banche private dalle perdite nei propri portafogli. È stato stipulato un accordo con il governo socialista greco, che ha rappresentato le banche e non il popolo greco. La BCE ha poi violato il proprio mandato e assieme al FMI, che ha anch’esso violato il suo, ha poi prestato abbastanza soldi per evitare al governo greco undefault delle banche private che avevano acquistato queste obbligazioni. In cambio dei prestiti della BCE e del FMI e per poter racimolare il denaro sufficiente a ripagarli, il governo greco ha acconsentito di vendere agli investitori privati la lotteria nazionale, i porti della Grecia e i sistemi idrici municipali, un numero di isole che fanno parte di una riserva nazionale e, in aggiunta, di imporre un’austerità brutale al popolo greco abbassando gli stipendi, tagliando i sussidi sociali e le pensioni, alzando le tasse e licenziando o non rinnovando gli incarichi ai lavoratori del settore pubblico.
In altre parole, la popolazione greca deve essere sacrificata per il bene di un piccolo numero di banche straniere tedesche, francesi e olandesi.
Il popolo greco, diversamente dal “proprio” governo socialista, non ha pensato che fosse un buon affare. Sono a protestare nelle strade sin da allora.
Jean-Claude Trichet, direttore della BCE, ha detto che l’austerità imposta alla Grecia era solo il primo passo. Se la Grecia non avesse soddisfatto gli accordi, il passo successivo consisterebbe nel consentire all’UE di rilevare la sovranità politica greca, di redigere il suo bilancio, decidere le sue spese per poter stritolare a sufficienza i greci per poter ripagare la BCE e il FMI dei prestiti concessi per pagare le banche private.
In altre parole, l’Europa sotto l’UE e Jean-Claude Trichet è tornata a una forma estrema di feudalesimo in cui una ristretto numero di persone agiate viene viziato a danno di tutti gli altri.
Questa è quello che è diventata la politica economica dell’Occidente, uno strumento dei ricchi usato a proprio beneficio diffondendo la povertà nel resto della popolazione.
Il 21 settembre la Federal Reserve ha annunciato un QE 3 modificato, e che avrebbe acquisto 400 miliardi di dollari di obbligazioni a lungo termine del Tesoro nei prossimi nove mesi in un’iniziativa per spingere i tassi di interessi di questi titoli anche sotto il tasso di inflazione, e quindi per massimizzare il tasso negativo di ritorno sugli acquisti dei bond a lungo termine del Tesoro. I funzionari della Federal Reservehanno affermato che ciò abbasserà i tassi dei mutui di alcuni punti base e che darà una spinta al mercato immobiliare.
I funzionari hanno detto che il QE 3, diversamente dai precedenti, non vedrà la Federal Reserve stampare altri dollari per poter monetizzare il debito degli Stati Uniti. Piuttosto la banca centrale incasserà denaro dagli acquisti delle obbligazioni vendendo pacchetti di titoli a breve termine. Apparentemente, la Federal Reserve crede di poter far questo senza alzare i tassi di interesse a breve termine, perché già durante la recente crisi sul tetto del debito ha promesso alle banche che avrebbe tenuto questi tassi (praticamente pari a zero) costanti per due anni.
La nuova politica della Fed farà più male che bene. I tassi di interesse sono già negativi. Continuare in questa direzione non avrà alcun effetto positivo. La gente non sta comprando case non perché i tassi di interesse sono alti, ma perché ci sono troppe persone disoccupate o preoccupate per il loro lavoro e non vedono una ripresa economica.
Già ora le compagnie di assicurazione non riescono a fare soldi sui propri investimenti. Per questo non sono in grado di costituire le proprie riserve per i rimborsi. La loro unica alternativa è quella di alzare i premi. Il costo per una polizza di un immobile si alzerà più di quanto non cali quello del mutuo. Il costo di un’assicurazione sulla salute aumenterà. Lo stesso per l’assicurazione sull’auto. La politica appena annunciata dalla Federal Reserve imporrà più costi sull’economia di quanti ne riuscirà a ridurre.
Inoltre, oggi in America i risparmi non guadagnano niente. Anzi, hanno una perdita costante visto che i tassi di interesse sono più bassi dell’inflazione. La Federal Reserve ha tassi di interesse così bassi che solo quei professionisti che possono fare arbitraggio con modelli di algoritmi computerizzati possono riuscire a fare soldi. Il tipico risparmiatore e investitore non può farci niente con i CDS, con i fondi a breve termine, con le obbligazioni municipali e governative. Solo il debito ad alto rischio, come le obbligazioni greche e spagnole, riesce a pagare un tasso di interesse superiore all’inflazione.
Negli ultimi quattro anni i tassi di interesse, se misurati correttamente, sono stati negativi. Gli americani stanno tirando avanti, mantenendo il proprio livello di vita, consumando i propri capitali. Anche quelli che hanno più protezioni si stanno rovinando intaccando il proprio patrimonio. Il cammino su cui è avviata l’economia statunitense vedrà un numero sempre maggiore di americani da sostenere, senza che ci siano le risorse per farlo. Considerando la straordinaria incompetenza politica del Partito Democratico, la componente di destra del Partito Repubblicano, che si sta impegnando per eliminare i programmi di sostegno al reddito, potrà salire al potere. Se la destra dei Repubblicani dovesse implementare il proprio programma, gli Stati Uniti sarebbero assediati dall’instabilità politica e sociale. Come dice Gerald Celente, “Quando la gente non ha più nulla da perdere, ne se frega.”


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