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mercoledì 21 settembre 2011

Dopo la sentenza del tribunale civile di Palermo che la scorsa settimana ha riconosciuto unrisarcimento per i familiari delle vittime della strage di Ustica ora arriva la motivazione, storica: per la per la prima volta i giudici parlano di una guerra aerea, depistaggi e l’aereo civile che venne abbattuto da un missile.


Una motivazione che affossa ancora una volta la tesi della bomba a bordo, molto cara a Carlo Giovanardi ma, che non ha mai trovato riscontro nelle carte processuali: “Tutti gli elementi considerati consentono di ritenere provato che l’incidente occorso al Dc9 si sia verificato a causa di un intercettamento realizzato da parte di due caccia, che nella parte finale della rotta del Dc9 viaggiavano parallelamente ad esso, di un velivolo militare precedentemente nascostosi nella scia del Dc9 al fine di non essere rilevato dai radar, quale diretta conseguenza dell’esplosione di un missile lanciato dagli aerei inseguitori contro l’aereo nascosto oppure di una quasi collisione verificatasi tra l’aereo nascosto ed il Dc9”.


Questa dunque la conclusione del Tribunale di Palermo nelle motivazioni della sentenza con cui ha condannato i ministeri della Difesa e dei Trasporti al risarcimento dei familiari delle vittime di Ustica. Le motivazioni della sentenza, rese pubbliche oggi dagli avvocati Alfredo Galasso e Daniele Osnato, escludono quindi che ci fosse una bomba a bordo del Dc9 Itavia.
I ministeri non prevennero il disastro e poi impedirono l’accertamento dei fatti. La sentenza storica è stata pronunciata dal giudice siciliano Paola Protopisani e, dopo la sentenza-ordinanza di Rosario Priore del 31 agosto 1999, costituisce uno dei riconoscimenti più rilevanti alle istanze di chi, nel corso dei 31 anni trascorsi dal disastro, ha sempre sostenuto che ci furono apparati dello Stato che impedirono l’accertamento dei fatti dopo non aver fatto nulla per prevenirlo.


Per arrivare al pronunciamento di oggi, nel 2007 il team legale – composto dagli avvocati Daniele OsnatoAlfredo Galasso e Vanessa Fallica che rappresentano 81 parenti delle vittime per una cinquantina di famiglie – aveva riversato al tribunale civile di Palermo un migliaio di documenti, tra cui i risultati del lavoro del giudice Priore e materiale proveniente dai processi di primo e secondo grado celebrati davanti alla corte d’Assise di Roma contro l’aeronautica militare, accusata di aver depistato le indagini (i dibattimenti iniziarono rispettivamente il 28 settembre 2000 e il 3 novembre 2005).


Sono stati due i punti su cui l’istanza in sede civile dei familiari ha battuto. Da un lato, lasicurezza del volo Itavia 870 – decollato da Bologna con un paio d’ore di ritardo e che avrebbe dovuto atterrare all’aeroporto di Punta Raisi – non venne garantita. E non venne garantita in particolare in una tratta, che va sotto il nome di “Punto Condor”. I legali dei parenti facevano infatti rilevare che quella era una zona ad alto rischio, dove si concentravano attività militari ufficiali e ufficiose.


Inoltre veniva rimarcato un alto elemento, successivo alla strage. I familiari delle vittime, infatti, negli anni successivi al disastro vennero sottoposti a quella che è stata chiamata nei documenti giudiziari la “tortura della goccia cinese”, uno stillicidio – specificano gli avvocati – di alterazioni di documenti, omissioni, segreti di Stato tali o presunti, menzogne. In altre parole “depistaggi”, quelli che non si riuscì ad accertare in sede penale. Proprio questa “tortura” è alla base del pezzo di risarcimento che va ad aggiungersi ai 100 milioni e che viene chiamato “oneri accessori”. Si tratta in pratica del riconoscimento di un danno continuato e non estinguibile che va oltre il lutto provocato dalla perdita di un parente della strage aerea.


Un ”giudizio positivo” sulla sentenza del Tribunale civile di Palermo è stato espresso da Daria Bonfietti, presidente dell’Associazione familiari vittime strage di Ustica: “Un pronunciamento – afferma – che prende atto delle conclusioni della sentenza- ordinanza del giudice Priore del ’99 e ribadisce lo scenario di guerra attorno al Dc9. Proprio a Bologna la stessa Avvocatura dello Stato aveva riconosciuto legittimo sostenere questa tesi”. Daria Bonfietti riconosce quindi “una continuità tra il prendere atto di quello che è accaduto e riconoscere la responsabilità dei ministeri del Trasporti e della Difesa per non avere in qualche modo difeso la sicurezza dei cieli, e quindi la vita dei cittadini italiani”.


Bonfietti chiede “al Governo, al Parlamento e alle istituzioni di prendere atto di questa gravissima verità. L’ unico passo oggi non rinviabile è una forte azione diplomatica sugli stati – Usa, Francia, Inghilterra, Belgio, Germania e Libia – che non hanno assolutamente risposto alle rogatorie che ormai da due anni i magistrati hanno loro inoltrato”.


”Quelle della dottoressa Protopisani sono motivazioni abnormi, in totale contrasto con la sentenza passata in giudicato della Suprema Corte di Cassazione che ha accertato che l’ipotesi di battaglia aerea è ascrivibile alla categoria della fantapolitica o del romanzo”. E’ quanto afferma, puntuale, il sottosegretario Carlo Giovanardi, commentando la sentenza dei giudici civili di Palermo.


“La sentenza ripropone le ipotesi elaborate dal giudice istruttore dell’epoca, dottor Priore, contraddette nel processo dagli stessi pubblici ministeri, dai risultati delle commissioni peritali, dalla Commissione Stragi e dalla documentazione fornita dalla Nato da cui risulta con certezza che nessun aereo era in volo quella sera in vicinanza del DC 9 dell’Itavia. L’appello sicuramente cancellerà questa incredibile sentenza ma, nel frattempo, ho dato incarico all’Avvocatura di Stato di verificare se nelle affermazioni dell’avvocato Osnato siano ravvisabili profili diffamatori nei riguardi del Governo italiano e di chi rispetta la verità giudiziaria emersa nella sentenza scritta dalla Cassazione”, conclude Giovanardi.


Da "Il Fatto Quotidiano"





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