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martedì 27 settembre 2011

Aldilà dei calcoli “rettificati” dal Ministero dell’economia e delle finanze, il record di tassazione arriverà effettivamente il prossimo anno. Nel 2012, infatti, sfonderemo la soglia psicologica e mediatica del 44%, mai superata in tutta la storia Repubblicana.
Che la crisi del Paese esista e sia drammatica, non c’è più nessuno che lo metta in dubbio.
Quello che però sembrerebbe permanere è una certa tendenza a indorare la pillola, o quantomeno a mettere sotto il tappeto tutta la polvere che ancora si riesce a farci stare. Giovedì scorso, in occasione del Consiglio dei Ministri, è stato presentato l’aggiornamento del Documento Economico Finanziario 2011 – 2014, alla luce delle due manovre finanziarie approvate nel corso dell’estate.
La nostra attenzione è stata attirata dall’aggiornamento del dato della pressione fiscale attesa, messo in bella evidenza anche nella nota stampa di accompagnamento dell’articolato documento: 42,7% per il corrente anno 2011; 43,8% per il 2012, 43,9% per il 2013 e 43,7% per il 2014. Percentuali di tutto “rispetto”, se si considera che il precedente record di pressione fiscale di questo Paese risale al 43,67% del 1997 (anno dell’Eurotassa) e che soltanto un’altra volta, per la precisione nel 2007, la soglia del 43% è stata di poco superata (43,05%).

Ciò nondimeno, stupiva non vedere superata quella soglia del 44% che, secondo le elaborazioni effettuate da tutti i principali centri studi, ivi compreso il nostro, avrebbe invece dovuto essere tristemente surclassata, dopo questa lunga estate di aggravi fiscali.
Nello specifico, secondo lo studio diramato da Eutekne.Info lo scorso 23 agosto (si veda l’articolo “Pressione fiscale record già nel 2012, con la manovra-bis” pubblicato quello stesso giorno), nelle more della conversione in legge della manovra-bis, la pressione fiscale avrebbe dovuto attestarsi al 42,56% sul 2011; al 43,59% sul 2012; al 44,45% sul 2013; al 44,39% sul 2014.
Posto che, successivamente a quello studio, la conversione in legge del DL 138/2011 aveva comportato la reintroduzione, seppure attenuata, del contributo di solidarietà e, soprattutto, l’aumento di un punto percentuale dell’IVA ordinaria, sarebbe stato lecito aspettarsi, a consuntivo della manovra, una pressione fiscale attesa leggermente superiore in corrispondenza di ciascuno degli anni interessati.
Così è stato per il 2011 e il 2012, ma non per il 2013 e il 2014, i quali anzi, in modo invero sorprendente, risulterebbero attestarsi su livelli di pressione fiscale attesa sensibilmente inferiori e comunque prudentemente al di sotto della soglia psicologica (e mediatica) di quel 44% mai superato prima nella pluridecennale storia del Paese.
Un errore di calcolo, nostro come di altri centri studi, figlio del pressapochismo e del desiderio di dare fiato a un sensazionalismo catastrofista?
In verità, no.
Per scoprirlo, basta approfondire la lettura del documento.
Basta, infatti, approfondire la lettura delle 26 pagine del DEF, anziché fermarsi alla sintetica e, per questo, più attraente nota stampa che lo accompagna, per rendersi conto che i dati di pressione fiscale attesa messi in evidenza per il 2012, 2013 e 2014 sono calcolati al netto delle maggiori entrate che dovranno essere assicurate dal taglio delle agevolazioni fiscali (4 miliardi di euro sul 2012 che salgono a 16 miliardi sul 2013 e arrivano infine a 20 miliardi a partire dal 2014), oppure dal ridisegno complessivo del sistema fiscale, nel caso in cui si riesca a pervenire a una sua riforma organica entro la fine del 2012.
Sul fatto che si tratti, allo stato attuale, di numeri su carta ancora tutti da costruire e definire nei sacrifici che li produrranno, non ci piove.
Ci piove però ancora meno sul fatto che, se nel DEF li si considera per buoni ai fini dei calcoli che evidenziano il raggiungimento del pareggio di bilancio già sul 2013, in quel medesimo DEF è scarsamente giustificabile la scelta di enuclearli e indicarli a parte, rispetto ai calcoli che quantificano la pressione fiscale attesa dei veri anni.
La quale, infatti, sulla base delle risultanze del DEF stesso e non di altre elaborazioni, va più correttamente quantificata nel 44,07% sul 2012, nel 44,84% sul 2013 e nel 44,83% sul 2014.



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