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lunedì 19 settembre 2011

Ecco un esempio del clima che si vive nell’Italia di questi giorni. Pubblichiamo una lettera di rabbia mandataci da esponenti della “classe media”: contro la corruzione e la difesa dei privilegi di un’intera classe politica, senza distinzioni tra destra e sinistra, priva di vergogna e che non ha più neppure un granello di stile. È una rabbia senza colore, che pensa che i politici dovrebbero ringraziare per le “bastonate” che non arrivano e, semplicemente, levarsi di mezzo.
Siamo un gruppo di cosiddetti “giovani” (così ancora si dice dei 30/40enni), Per lo più professionisti, tutti, fortunatamente, senza il problema della “quarta settimana”. Alcuni di noi, per I’anagrafe tributaria italiana, sono addirittura ricchi, appartenendo a quella piccola porzione di contribuenti (1’I,4%) che appare ai più privilegiata, a qualcuno forse onesta, ad altri solo un po’ fessa. Forse lor signori (così ci rivolgiamo all’intera classe politica e dirigenziale di questo Paese, di maggioranza e opposizione, nessuno escluso) pensano che, per ciò solo, persone come noi non abbiano il diritto di essere arrabbiate, di lamentarsi o, prima ancora, il coraggio di mostrarsi, preferendo stare, comodamente, a curare il proprio “orticello”.
Vi sbagliate. Non siamo solo arrabbiati. Siamo delusi e amareggiati. E proviamo un profondo e sincero disprezzo. Perché ci state togliendo ogni giorno, come in una lenta ma inesorabile agonia, la speranza e la voglia di costruire un futuro migliore. Di fare più e meglio di ciò che ci è stato lasciato.

Noi lo stiamo dicendo, con queste righe. Molti altri lo pensano, anche se non lo dicono. Per mancanza di coraggio, di strumenti, o perché, come servi, sono ormai incapaci di reagire ai soprusi del padrone. Non sapete cosa siano la vergogna e la dignità.
Se aveste dignità e riusciste a provare vergogna, vi togliereste di torno oggi e per sempre, grati che il popolo italiano, troppo abituato a un benessere sostanzialmente diffuso, vi lascerebbe fuggire senza neppure prendervi a bastonate. Siamo stufi e nauseati di sentire di favori concessi a Tizio, soldi dati da Caio, promesse fatte da Mevio e “peripatetiche” concesse a Sempronio. E non c’è alcuna distinzione di colore. È una sorta di arcobaleno politico, in cui ciascuno contribuisce a generare disgusto.
Ci avete spinto sull’orlo di un baratro la cui sola profondità mette paura. E non siete più capaci di riportarci indietro. Ognuno indica una via, strillando in modo disordinato, senza alcuna guida autorevole. Nessuno sa dove sia il riparo sicuro. Né come raggiungerlo. Avete urlato i vostri soliti, squallidi slogan elettorali. Ma non avete fatto niente, non avete messo mano ad alcuno dei disastri che avete creato con le vostre politiche clientelari e affariste. Non avete toccato uno solo dei vostri “maledettissimi” privilegi.
Non ridurrete il numero della poltrone in Parlamento, non eliminerete le province né accorperete i piccoli comuni, non rinuncerete a volare in business class, a non pagare il biglietto del treno e l’autostrada, ad usare auto di servizio per i vostri personalissimi bisogni. Non smetterete di prendere stipendi faraonici e pensioni d’oro, rimborsi multimilionari per le vostre spese elettorali, di dare incarichi ai vostri amici o di godere della vostra sanità speciale. Non smetterete di ritrovarvi proprietari di casa, a vostra insaputa, o di ricevere in dono gioielli, auto, barche, vacanze e persino donne. Avete fatto, una volta ancora, solo “odiose” e patetiche promesse.
Ma non ve ne rendete nemmeno più conto. Perché non sapete neppure cosa sia la vergogna.
Se solo usciste dalla vostre gabbie dorate, capireste come funziona il paese vero, quello della gente “nomale”, quello cui avete I’ardire di chiedere ancora sacrifici, mentre cerca di non esalare l’ultimo respiro.
Per mesi avete fatto a gara chi appariva più virtuoso. Cos’è rimasto?
Molte chiacchiere e altrettante promesse. E i “soliti noti”. Gli aumenti: delle accise su alcool e tabacchi, del bollo sui conti di deposito titoli (quasi decuplicato!), del bollo auto (quanta demagogia!), della tassazione sulle rendite finanziarie, dell’Irpef locale, del’irpef dei ricchi (o dei presunti ricchi o dei super ricchi, ogni giorno un’ipotesi diversa e il giorno dopo il suo contrario) e dell’IVA (sì, no, forse, a tempo…) E ancora, la diminuzione delle deduzioni e le detrazioni fiscali. E poi lei, la madre di ogni manovra: I’immancabile aumento delle accise sui carburanti.
Perdonate una piccola digressione perché qui, più che mai, lor signori fanno spregio della vergogna. Per ogni emergenza si ricorre a un “piccolo” aumento straordinario – di emergenza, per l’appunto – del prezzo dei carburanti.
Così è stato per la crisi di Suez (1956), per il disastro del Vajont (1963), per l’alluvione di Firenze (1966), per il terremoto del Belice (1968), del Friuli (1976), dell’Irpinia (1980), per la guerra in Libano (1983), per la missione in Bosnia (1996), per il contratto degli autoferrotranvieri (2004) e, solo pochi mesi fa, per l’afflusso di immigrati dal nord Africa (2011). Introdotti come contributi straordinari, validi solo fino al cessare dell’emergenza, sono diventati tutti parte integrante del prezzo dei carburanti. Nessuno escluso. Li avranno dimenticati?
Forse, se qualcuno glielo ricordasse,li eliminerebbero tutti. E abbasserebbero i prezzi della benzina. E non spenderebbero per indagare sulle compagnie petrolifere, per verificare che non facciano cartello (quante volte l’avete sentito dire?). A proposito, lor signori, avete mai recuperato un solo euro da una compagnia petrolifera, con le vostre inchieste? E, se sì, dov’è finito?
Non sia mai che, del tutto accidentalmente, sia caduto nelle vostre tasche. E intanto, chi pensa allo sviluppo, alla ripresa dei consumi, al rilancio dell’economia, alla fuga dei cervelli all’estero, alla produttività delle aziende e all’efficienza della pubblica amministrazione? Quali le vostre soluzioni? Chiacchiere. E uno spettrale deserto. Ma voi non conoscete vergogna e continuerete perciò a camminare con sguardo alto e fiero. Perché siete forti. Ostinati. Potenti. Noi siamo pochi, deboli e inermi. Abbiamo solo la nostra rabbia, il nostro disgusto.
Vorremmo però che in tanti leggessero queste misere parole e che tutti quelli che, come noi, sono delusi e arrabbiati, scrivessero di proprio pugno altrettante parole, più nobili o più eleganti delle nostre, con cui inondare I’intero paese. Per indurvi, signori senza dignità e senza vergogna, ad andarvene. Spinti solo dalla forza delle parole. Dalla forza deI disprezzo che saremo capaci di farvi sentire. Niente altro. Nessuna violenza. Nessun insulto. Solo il disprezzo più forte e sincero. Per lasciare a noi una speranza.
Firme:
Jacopo Antonelli Dudan, Chiara Bazzigaluppi, Gianpaolo Bestetti, Marco Cartera, Riccardo Corbetta, Ilaria Curino, Glauco Gasperini, Laura Mandelli, Emiliano Michelutti, Silvia Orsi, Eleonora Pauletta d’Anna, Alessandro Ripa,Roberta Villa, Natalia Zorzoli.



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1 commenti:

iangl ha detto...

Con la tecnologia odierna abbiamo la possibilitá di riprenderci la nostra vita. Un solo sacrificio:
dobbiamo essere tutti uniti.
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