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venerdì 30 settembre 2011

Il direttore del tg1, intervistato da Il Giornale, sostiene di non essere schierato. Anzi. "Faccio un tg nazional popolare riadattato" e dice: "Non faccio sentire le registrazioni scabrose per rispetto del pubblico"


“Io di notizie ne do troppe e do quelle che gli altri nascondono”. A riconoscersi la patente di paladino della libertà di stampa è il direttore del tg1, Augusto Minzolini, fino a oggi noto per la capacità di nascondere le notizie che gli altri danno. “Vogliono solo intimidirmi”, dice. In un’intervista a Il Giornale il direttorissimo, indagato per abuso d’ufficio e mancato adempimento di un’ordinanza del giudice del lavoro, risponde agli inquirenti sostenendo che l’indagine a suo carico è “una boiata, vogliono solo intimidirmi”. E nella gentile intervista spiega che il motivo di cotanto accanimento nei suoi confronti sta nel fatto che lui di notizie ne da troppe e “do quelle che gli altri nascondono”, dice. La Guardia di Finanza ieri ha perquisito i suoi uffici a Saxa Rubra in merito al “caso Ferrario“: la giornalista che è stata rimossa dalla conduzione del telegiornale e ha fatto causa, vincendola. Ma non è stata reintegrata. E Minzolini si difende sostenendo di averle offerto un incarico “più importante” ma lei ha rifiutato. Questo il motivo dell’intervista. Che diventa la difesa di Minzolini da tutto, anche dalle accuse di partigianeria che gli stessi vertici della Rai gli hanno rivolto. Lui nega. “Do troppe notizie e do quelle che gli altri nascondono”, dice.

E spiega: “Come l’inchiesta sui presunti condizionamenti della camorra nelle primarie del Pd a Napoli, o quella su Penati a Milano o quella sul coinvolgimento di esponenti di sinistra a Bari”. Tutte a senso unico, fa notare la giornalista che lo intervista. “Ma noi diamo anche le altre, pure quelle sulle intercettazioni sulle nottate di Berlusconi. Non faccio sentire registrazioni scabrose, per rispetto del pubblico. E penso che interessi più sapere le notizie sulla camorra che quelle sulle mutande della D’Addario”. Sembra una scusa. “Assolutamente no. E in ogni caso io rivendico il diritto di vedere in maniera diversa la gerarchia delle notizie. Anzi di essere super partes in un mondo che pende tutto per una pars. Dato che l’informazione in Italia è quasi tutta orientata a sinistra, io offro un’altra visione, insomma completo il panorama dei media”. Come dire: un tg schierato? Macché, Minzolini nega: “Faccio un tg nazional popolare riadattato”.

I risultati? Il tg1 è passato dal 28% di share al 24. “Dovrebbero dirmi grazie, anzi darmi una medaglia. E invece mi fanno un sacco di menate. Nel calo di ascolti di tutta la tv generalista, io sto frenando il deragliamento”, sostiene Minzolini. E se ora ci fosse Enrico Mentana alla direzione del Tg1, andrebbe meglio? “Per nulla. Lui usa la formula del talk show che può funzionare sul pubblico di La7, ma da noi con quel tipo di Tg perderebbe il confronto col Tg5″. C’è poi la questione delle carte di credito. Minzolini è accusato di peculato per aver speso indebitamente 68 mila euro. “Ho restituito tutto e ho agito sulla base di permessi che mi erano stati concessi. E’ solo una montatura politica”.



da "Il Fatto Quotidiano"





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