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lunedì 26 settembre 2011
Lo storico Caffé Platti in Corso Vittorio a Torino, dove si è suicidata una 66enne francese (ANSA / DI MARCO)

Fa discutere il caso dello storico Caffé Platti che ha proseguito serenamente il servizio nonostante il suicidio in bagno di un'anziana cliente che si è sparata con la pistola del marito. La titolare del locale: "C'erano 100 clienti in arrivo da Milano"

Torino, 25 settembre 2011 - La città s'interroga. Dove può arrivare la mistica del lavoro "prima di tutto"? A quale abisso può condurre l'idea del non fermarsi "perché i clienti vanno serviti?". Già, perché quanto accaduto allo storico caffé Platti, tra stucchi, affreschi e boiseries, ha dell'immaginabile. Qui, in una domenica mattina solo apparentemente uguale a tante altre - l'aroma del caffé, il profumo del cioccolato, le pastine in vetrina, il suono della cassa che meccanicamente stampa scontrini e nasconde il fruscìo delle banconote, gli avventori che si danno sulle voci, "Vorrei un bignè, grazie", "C'era lei?" No prego, faccia lei, ci mancherebbe" - un'affezionata cliente si è chiusa in bagno e si è sparata con la pistola del marito (morto da alcuni anni) regolarmente denunciata.


In un primo momento non si era capito cosa fosse accaduto esattamente. Quel rumore sordo che veniva dal fondo dell'elegantissimo bar era stato preso per il rumore di una pentola caduta in cucina. Poi, due camerieri sono andati a vedere: in cucina non era successo nulla, allora si sono diretti nel bagno trovando la porta chiusa a chiave della toilette per i portatori di handicap.

I vigili del fuoco, forzata la porta tra gli sguardi poco amichevoli della padrona del locale, Pierina Giani, hanno trovato la donna nel sangue, e chiamato la polizia. La donna, S.C., una parigina di 66 anni, si era sparata alla tempia dopo aver messo in ordine portafoglio, documenti e borsa, in modo che fosse facile capire tutto in fretta. E dopo - è emerso successivamente - aver lasciato a casa una lettera alla figlia residente in Francia.

La polizia ha sistemato un paravento (di quelli per creare un po' di privacy per i clienti più esigenti) ma la gente incuriosita cercava di scrutare dentro il bagno, con non celata morbosità, mentre la produzione e consumazione di tartine, pasticcini alla francese, cappuccini e cocktail proseguiva normalmente. Tra un misto di indifferenza e di curiosità rimarcati dai pochissimi, che, sbigottiti, si sono allontanati, per umano rispetto - dopo la tragedia.

''Non ho chiuso il bar perché non mi è sembrato opportuno - ha detto la titolare Pierina Giani -. Si è trattato di una fatto certamente grave, lo riconosco bene, ma voluto dalla signora. E' lei che ha scelto di morire qui, forse perché questo bar le era diventato familiare. Mi spiace molto, era una donna molto gentile che da anni la domenica faceva colazione da noi, si sedeva al tavolo, appendeva la sua giacca all'attaccapanni proprio come ha fatto anche oggi, consumava, dava la mancia ai camerieri e usciva. Ma perché chiudere il bar? - si giustifica la signora -. Aspettavo per pranzo 100 turisti in arrivo da Milano con due autobus, ed il locale era pieno di gente. Io devo pensare al bar, a pagare i dipendenti, e poi forse la signora avrebbe preferito questa riservatezza".

"E' chiaro - ha ancora aggiunto la titolare del Caffé Platti - che se la polizia avesse disposto la chiusura del bar non avrei detto nulla. Ma così non è stato, e io ho cercato di proseguire il lavoro nella normalità. Anzi devo dire che chi è venuto a prendere la donna, ha anche pulito il bagno del più grosso, abbiamo solo dovuto togliere il poco rimasto''. Insomma, è andata bene. Solo un po' di trambusto (e detersivo). Per il resto, affari a gonfie vele.

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2 commenti:

xyle ha detto...

quando gli affari mangiano l'anima di un umano

xyle ha detto...

quando gli affari divorano l'anima di un umano.

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