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mercoledì 21 settembre 2011

Il 21 settembre 1990 la mafia uccideva ad Agrigento Rosario Livatino. Laureatosi a soli 22 anni in giurisprudenza, il “giudice ragazzino”, cosi’ come era stato soprannominato per la sua giovane eta’, era entrato subito nel mondo del lavoro vincendo il concorso per vicedirettore in prova presso la sede dell’Ufficio del Registro di Agrigento dove resto’ dall’1 dicembre 1977 al 17 luglio 1978. Aveva superato infatti un concorso in magistratura diventando uditore giudiziario a Caltanissetta.
Livatino fu ucciso, in un agguato mafioso la mattina del 21 settembre sul viadotto Gasena, lungo la strada statale 640 Agrigento-Caltanissetta, mentre – senza scorta, con la sua Ford Fiesta amaranto – si recava in Tribunale. Per la sua morte sono stati individuati, grazie al supertestimone Pietro Ivano Nava, i componenti del commando omicida e i mandanti che sono stati tutti condannati in tre diversi processi nei vari gradi di giudizio all’ergastolo, con pene ridotte per i “collaboranti”.

Nel ventunesimo anniversario del suo assassinio i magistrati del distretto di Palermo ricordano, “con immutata emozione, Rosario Livatino. Giudice che, con il suo rigore professionale, l’umilta’ e la riservatezza del suo agire, l’alto senso etico del suo ruolo, incarno’ le doti piu’ autentiche del magistrato autonomo ed indipendente”.
L’Anm in una nota scrive: “Il suo sacrificio continuera’ a costituire preciso punto di riferimento del nostro impegno di magistrati. Con l’auspicio che anche chi, con pervicace ostinazione, si adopera per la delegittimazione della magistratura, colga finalmente, nel sacrificio di Rosario Livatino, il monito a non isolare pericolosamente i tanti ‘giudici ragazzini’ che ogni giorno, tra difficolta’ e rischi sempre crescenti, lavorano in silenzio per l’affermazione della legalita’ in territori tuttora profondamente permeati dalla mafia e dalla mentalita’ mafiosa”.
Domani alle 18, invece, nella chiesa di San Domenico della sua Canicatti’, si svolgerà il pontificale di avvio del processo diocesano di canonizzazione del giudice Rosario Livatino. A Livatino, gia’ proclamato Servo di Dio, certamente pensava Giovanni Paolo II, che una volta lo defini’ “martire della giustizia e indirettamente della fede”, quando da Agrigento il 9 maggio del 1993 lancio’ il suo anatema contro i mafiosi: “Nessuna organizzazione criminale, mafia, puo’ condizionare la vita di un popolo. Convertitevi. Un giorno verra’ il giudizio di Dio”.
La storia di Livatino e’ stata raccontata da Nando dalla Chiesa nel libro ‘Il giudice ragazzino’, titolo che riprende la definizione di Francesco Cossiga: “Livatino e la sua storia sono uno specchio pubblico per un’intera societa’ e la sua morte, piu’ che essere un documento d’accusa contro la mafia, finisce per essere un silenzioso, terribile documento d’accusa contro il complessivo regime della corruzione”.
Secondo la sentenza che ha condannato all’ergastolo mandanti e killer, e’ stato ucciso perche’ “perseguiva le cosche mafiose impedendone l’attivita’ criminale, laddove si sarebbe preteso un trattamento lassista, cioe’ una gestione giudiziaria se non compiacente, almeno, pur inconsapevolmente, debole, che e’ poi quella non rara che ha consentito la proliferazione, il rafforzamento e l’espansione della mafia”.
Questa mattina, all’istituto “Galilei”di Canicatti’ si è svolto un incontro tra gli studenti sui valori di “Legalita’ e giustizia in memoria dei giudici saetta e livatino”; nel pomeriggio è stato giocato un quadrangolare di calcetto tra squadre delle forze dell’ordine; in serata veglia di preghiera. Domani alle 11, presso la statale 640 Porto Empedocle-Caltanissetta, sara’ deposta un corona alla stele che ricorda Livatino; alle 18 il pontificale di avvio del processo diocesano di canonizzazione e Annullo speciale delle Poste legato all’evento.




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