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martedì 2 agosto 2011




Militare e gay. Soldato e simbolo della lotta per i diritti civili negli Stati Uniti. La lapide sotto cui è sepolto, al cimitero del Congresso di Washington, non porta il suo nome. C'è scritto solamente "Un veterano gay del Vietnam" e, ancora, "Quando ero nell'esercito mi diedero una medaglia per avere ucciso due uomini e un congedo per averne amato uno".
Si chiamava Leonard Matlovich e morì di Aids il 22 giugno 1988. Un anno esatto prima, il 23 giugno 1987, aveva detto: "Credo si debba essere militanti nella morte così come lo siamo stati in vita".
In tempi in cui il parlamento italiano trova il tempo di bocciare per "incostituzionalità" la legge che avrebbe introdotto l'aggravante di omofobia nei reati penali, ci piace ricordare la figura di un uomo che seppe portare la contraddizione nell'ambiente più omofobo degli Stati Uniti: quello che meno ci piace, quello attraverso cui si esporta la guerra.
Figlio di un militare, cresciuto in una famiglia cattolica, Matlovich si arruolò giusto in tempo per finire in Vietnam, dove fu decorato e poi ferito da una mina. Durante la convalescenza in Florida, cominciò a frequentare locali gay e nel 1975 fu il primo militare Usa a fare coming out, il 6 marzo, consegnando a mano una lettera firmata al suo comandante della base aerea di Langley. Voleva fortemente restare nelle forze armate e intendeva battersi per quello. La ormai storica copertina di Time datata 8 settembre 1975 fotografa quel momento.


Fu processato e congedato "onorevolmente" nell'ottobre del 1975. Fece causa per il reintegro nell'Air Force e la vinse quando, nel 1980, il giudice Gerhard Gesell ordinò che fosse riammesso nell'arma. Alla fine accettò una transazione finanziaria di 160mila dollari per rinunciare.
Scomunicato due volte dalla chiesa mormone - a cui si era avvicinato negli ultimi anni - cominciò da quel momento la sua lotta nel movimento omosessualementre, con la fine degli anni Settanta, l'incubo dell'Hiv/Aids faceva la sua comparsa nella comunità gay. All'inizio del 1987 annunciò a Good Morning Americache anche lui era stato colpito dal virus e nel giugno di quell'anno fu arrestato con altri attivisti di fronte alla Casa Bianca, mentre protestava contro le insufficienti misure sanitarie prese dall'allora presidente Ronald Reagan per combatterlo. Partecipò alle manifestazioni del movimento fino a poche settimane prima di morire.
Quando dovette scegliere dove essere sepolto, Matlovich preferì il cimitero del Congresso di Washington a quello di Arlington, tradizionalmente destinato ai militari. Era meno anonimo e più antico. E poi, il "guerriero gay" non aveva saputo resistere alla tentazione di riposare nella stessa fila di tombe in cui c'era quella di J.Edgar Hoover, onnipotente direttore dell'Fbi dal 1924 al 1972, persecutore indefesso di attivisti di ogni genere, militanti per i diritti civili, "sovversivi, traditori e comunisti". Fanatico reazionario. E gay.


fonte: PeaceReporter





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