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lunedì 8 agosto 2011


 Io non sono contrario alle grandi opere. Se mi dimostrano che servono a migliorare la nostra vita, sono superfavorevele.
Da anni, per esempio, aspetto che qualcuno mi dimostri che il Tav (non "la" Tav, come dicono tutti: è l'acronimo di "treno ad alta velocità") in valle di Susa serve a migliorare la nostra vita. Purtroppo, anziché con le cifre e con i dati, mi sento rispondere con gli slogan: "L'Italia non può farne a meno", "Senza Tav siamo tagliati fuori dall'Europa", "Non si può dire di no a tutto", "Ormai è deciso e non si può tornare indietro" e vaghezze del genere.
Nessuno spiega a che cosa serve questo benedetto supertunnel tra Torino e Lione dopo un cantiere di 15-20 anni che dovrebbe sventrare 50 chilometri di montagna alla modica cifra di 22 miliardi di euro (stima attuale, destinata almeno a triplicarsi in corso d'opera). Se fosse vero che, senza Tav, ci isoliamo dall'Europa, significherebbe che oggi siamo isolati dall'Europa, visto che oggi quel Tav non l'abbiamo: invece, come chiunque sia salito sul Tgv da Milano o da Torino per Lione o per Parigi, sa che siamo perfettamente collegati all'Europa. Infatti il Tav si chiamerebbe più propriamente Tac (treno ad alta capacità), perché dovrebbe servire soprattutto per trasportare più rapidamente le merci: resto in attesa che qualcuno mi spieghi che problema c'è se le merci viaggiano un po' più lente delle persone. E perché le merci non possono continuare a viaggiare sulla linea ferroviaria esistente, quella che porta anche le persone sulla linea ferroviaria a doppio binario (affiancata dal tunnel autostradale) che s'infila nel traforo del Fréjus, inaugurato nel 187I. Mistero. Luca Mercalli, che di queste cose se ne intende e ci ha scritto un bel libro (Prepariamoci, ed. Chiarelettere), fa notare che non s'è mai visto un supermercato vuoto a causa della mancanza del prezioso supertunnel. Si dirà: oggi le merci viaggiano prevalentemente sui tir che inquinano, mentre il treno non inquina. Già, ma inquina il cantiere: 15 anni (se va bene), producendo un milione di tonnellate di detriti da una montagna ricca di materiali inquinanti (amianto e pietre radioattive) da rimuovere, con decine di migliaia di viaggi dei camion e delle talpe perforatrici per far sparire tutta quella robaccia e portare in loco migliaia di tonnellate di ferro e di calcestruzzo, senza contare l'enorme quantità di energia necessaria per far funzionare i cantieri. Mercalli, a questo proposito, cita calcoli delle Università di Siena e di California, non dai centri sociali e dai black bloc. E ne conclude che "la cura è peggiore del male".


Si dirà: ma il traffico. merci è destinato ad aumentare. È vero il contrario: la ferrovia del Fréjus è già oggi sottoutilizzata, potrebbe trasportare molte più merci e molti più passeggeri. Ma sia le merci sia i passeggeri, negli ultimi anni, non hanno fatto che diminuire. Lo afferma, fra l'altro, un rapporto della Direction des Ponts et Chaussées francese presentato al Parlamento nel 2003 rispetto all'esigenza di trasferire le merci da gomma a rotaia, la Lione-Torino sarà ininfluente. E i finanziamenti europei? Ammontano a poco più di 600 milioni di euro su un costo totale di 22 miliardi, di cui 10 a carico della Francia e 12-13 miliardi a carico di noi italiani. Infine la superballa dei posti di lavoro: al massimo 2 mila occupati (per 12-13 miliardi di spesa!), che si possono tranquillamente impiegare in opere molto meno faraoniche e più utili per la collettività: come la manutenzione delle infrastrutture esistenti. Ecco, questa è la Grande Opera per cui si battono destra e sinistra (con le loro imprese di riferimento alle spalle) contro la maggioranza degli abitanti della Val di Susa. Sperperando soldi ed energie per un cantiere che non arriverà mai alla fine, salvo militarizzare in permanenza un'intera Valle. Se, per chi ci abita, non fosse una tragedia, ci sarebbe da scompisciarsi.






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