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mercoledì 3 agosto 2011

Dal San Raffaele ai casi Marcegaglia e Tedesco e alle accuse degli ambientalisti, sono molti i fronti su cui il presidente pugliese è esposto alle critiche
Nichi Vendola contro Marco Travaglio, questa mattina sul Fatto Quotidiano si è consumato il duello: argomento, il Polo San Raffaele del Mediterraneo, ospedale di Taranto fortemente voluto dalla giunta di Nichi Vendola per risolvere gli endemici problemi della sanità ionica e affidato a trattativa privata proprio al polo privato della sanità cattolica milanese. Fra accuse e risposte, il dibattito fra il giornalista e l’esponente politico si sviluppa in un intera pagina del quotidiano diretto da Antonio Padellaro.
Per Nichi Vendola, lo abbiamo visto stamattina riportando il contenuto della discussione fra i due, l’ospedale costruito a Taranto era un’opera assolutamente necessaria per decongestionare la sanità pugliese. Secondo Marco Travaglio, però, molte erano le ombre sulla scelta del partner (appunto, il San Raffaele di Milano), scelto a trattativa privata dal presidente “perché miglior ente italiano” per la ricerca medica: non era più opportuna una gara, scrive stamattina Travaglio? Inoltre, non mancano critiche politiche ulteriori.
L’utilità o meno del nuovo ospedale – ne convengo con Lei – è “opina bile” come ogni scelta politica. Ma continuo a domandarmi come spera, Lei, di ridurre il turismo sanitario dei malati tarantini fuori città o fuori regione sostituendo due vecchi ospedali da 680 posti letto in tutto con uno nuovo da 580 (come risulta a me) o dotato degli “identici posti letto” (come mi scrive Lei). Oltre ai due ospedali tarantini esistenti, il Suo piano prevede di chiuderne altri tre nella provincia di Taranto, 18 in tutto nell’intera regione. Forse la sanità pugliese, una delle più indebitate d’Italia, dovrebbe risparmiare quattrini, rinunciando al faraonico San Raffaele per ammodernare le strutture esistenti e migliorare i servizi: sbaglio o in Puglia il tempo di attesa medio per una mammografia o un esame cardiologico oscilla fra i due e i tre anni? Oltretutto la Sua giunta, presidente Vendola, ha appena alzato l’aliquota dell’addizionale Irpef fino al tetto massimo per coprire il buco sanitario: non era meglio colmarlo con i 200 milioni destinati a don Verzé, invece di tassare un’altra volta i pugliesi?



Dunque, nulla delle scelte politiche di Nichi Vendola sembra essere condivisa dal giornalista del Fatto Quotidiano: il dibattito fra i due non sembra affatto essersi ricucito. Ma c’è altro, nelle parole di Marco Travaglio, che vale la pena raccontare e approfondire.
Nichi Vendola, quasi un vate per la sinistra italiana: l’uomo indicato da tutti gli osservatori e moltissima stampa internazionale come l’uomo che può battere Berlusconi; l’uomo che fa sognare il popolo della sinistra. L’uomo che non ha paura di definircisi ancora, di sinistra, ma che è riuscito a coniugare questa parola antica con una prospettiva di governo confermata ad urne giubilanti dal popolo pugliese. Eppure, le critiche alla sua gestione non mancano: poche, circostanziate e davvero molto incisive. Quali le scelte delle giunte Vendola che suscitano dibattito e disaccordo, proteste e, in qualche caso, processi? Le riassume, solo accennandole, il giornalista del Fatto Quotidiano: accanto alla scelta del San Raffaele di Don Verzé come partner scientifico-medico per la costruzione del polo sanitario tarantino, ente in sofferenza economica e legato a filo doppio con il centrodestra milanese di Silvio Berlusconi, abbiamo i problemi che la giunta ha dovuto soffrire per lo scandalo dell’esponente PD Alberto Tedesco e la scelta, mai nascosta e a tratti rivendicata, di affidare praticamente l’intero ciclo dello smaltimento rifiuti pugliese ad aziende guidate dal gruppo di Emma Marcegaglia.
Il che, ovviamente, in sé non ha nulla di illecito o di reprensibile. Se non fosse che a più riprese le associazioni ambientaliste avevano denunciato assegnazioni illecite, forzature ed evidenti favoritismi della giunta pugliese proprio a beneficio di Emma e delle sue aziende. 
“L’azienda di proprietà della famiglia del presidente della Confindustria”, scriveva tempo fa, in un esauriente dossier, Panorama, “Emma Marcegaglia, in Puglia ha un forte ruolo nel ciclo dei rifiuti. Per esempio gestisce tre dei quattro termovalorizzatori, realizzati sotto diverse insegne, sempre insieme con la Cisa. A Massafra (Taranto) brucia ecoballe (il cdr, combustibile derivato dai rifiuti) e produce energia, 12 megawatt l’ora, da quasi quattro anni l’impianto della Appia energy (presidente Albanese, amministratore delegato Roberto Garavaglia, 55 anni, manager del gruppo Marcegaglia). A Manfredonia (Foggia) è stato autorizzato lo stabilimento dell’Eta Energie tecnologie ambiente (presieduta da Garavaglia). A Modugno la Eco energia (sempre guidata dal tandem Albanese-Garavaglia, nel cda Antonio Marcegaglia, presente anche nell’Appia energy) ha costruito un termovalorizzatore che nell’ottobre 2008 è stato sequestrato dalla procura di Bari per la mancanza di alcune autorizzazioni

Quest’opera, che già negli anni Ottanta venne bocciata dai tecnici dello stesso Acquedotto pugliese (la definirono «una pazzia», «un errore irreparabile»), oggi scatena la rabbia della popolazione di Corigliano d’ Otranto e delle migliaia di persone delle ben cinquanta associazioni salentine riunite in un solo «Coordinamento civico per la tutela del territorio e della salute


A Modugno l’azienda della Marcegaglia, incaricata della costruzione di uno stabilimento di termovalorizzazione, era sotto accusa da parte di cittadini e associazioni per autorizzazioni non del tutto legittime e per aver debitamente evitato di realizzare le dovute informazioni e consultazioni con la cittadinanza prima di dare il via ai lavori. La magistratura aveva bloccato tutto, e su Facebook c’era già chi ironizzava: “Spostiamolo da Modugno a Terlizzi”, casa natale del governatore Vendola. Ma in questa vicenda, come scrivevamo, l’amministrazione non aveva avuto parte attiva. Diverso invece l’impegno che la giunta regionale, nella persona del suo presidente, aveva profuso per il caso Conegliano d’Otranto, dove un deposito rifiuti doveva essere costruito su di una falda acquifera – in una terra dove, si sa, l’acqua manca.
Fu la giunta in persona ad accedere al giudizio in extremis.
Proprio a un giorno dalla sentenza, l’amministrazione regionale, nella persona del presidente Vendola Nicola, si è costituita in giudizio, avendo l’effetto immediato di rimandare una seduta che già si avviava alla sua conclusione; e sottolineando una presa di posizione sufficientemente decisa, a favore del mantenimento del progetto intrapreso.

Iter illegale, sostengono le associazioni, perchè alle conferenze dei servizi, istituti centrali nel procedimento amministrativo in cui la PA è obbligata ad ascoltare tutti i soggetti che dimostrino di avere un’interesse effettivo a mettere bocca sulla produzione di un provvedimento di qualsiasi tipo, non sono state ammesse associazioni rappresentative dei movimenti dei cittadini anti-inceneritore;

Stessa dinamica per l’inceneritore di Paglia, se non peggiore visto che Vendola entrò in conflitto – minacciando addirittura azioni legali – con Italia Terra Nostra, periodico ambientalista diretto da Gianni Lannes. In questo caso Vendola venne addirittura accusato di aver sbloccato, come in un provvedimento ad-aziendam, l’iter procedurale per autorizzare la costruzione dell’impianto – sempre in cantiere per la Marcegaglia.
Secondo i critici di Vendola la liason fra il presidente della Regione e la donna al vertice di Confindustria sarebbe testimoniata dalle continue lusinghe che il Sole 24 Ore, organo di batteria della Confindustria stessa, riserva al governatore Pugliese. Senza andare troppo lontano – arrivando però ad un editoriale dal titolo eloquente apparso sulle pagine rosa dell’economia italiana, a firma di Davide Rondoni: “Caro Nichi, da poeta a poeta sono con te” – basta rileggersi quel che disse la Marcegaglia quando si trattò di eleggere il miglior presidente di Regione.
”In Puglia si sono fatte cose buone, quello di Vendola e’ l’esempio migliore del Mezzogiorno
“Lo so perché ho delle aziende lì”, diceva la Marcegaglia. Eccome.
Ma torniamo alla sanità. Non si può evitare di incrociare, sebbene collateralmente, la seconda cosa che Marco Travaglio in mattinata rinfaccia a Nichi Vendola: il caso di Alberto Tedesco, senatore PD ed ex-assessore alla Sanità per la Puglia, rincorso da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere da parte della procura di Bari, salvato dal voto Parlamento – nonostante l’esplicita richiesta da parte dello stesso Tedesco di votare a favore della misura cautelare –  mentre veniva autorizzato, in contemporanea, l’arresto di Alfonso Papa: l’ex dirigente dei socialisti pugliesi, parte di una famiglia impegnatissima sul ramo della sanità privata, era diventato assessore alla Sanità della Regione in maniera molto contestata. Ai pubblici ministeri Nichi Vendola ha sempre detto di averlo scelto lui, ma notizie dell’epoca ci riportano in effetti un quadro diverso. Pare che, quando ancora esistevano i DS e la Margherita, i due cofondatori del Partito Democratico si fossero espressi con decisione per far occupare a Tedesco la casella di assessore alla Sanità. Sta di fatto che quando, il 6 febbraio 2009, l’Ansa lancia le prime notizie sulla situazione penale di Tedesco, confermando le voci che lo volevano indagato, l’assessore si dimette a tempo di record. Verrà poi portato in Parlamento dal PD a sostituzione di Paolo de Castro, salito all’Europarlamento, visto che l’esponente pugliese era stato candidato -a suo dire, per diretta richiesta di Dario Franceschini – ma era risultato il primo dei non eletti.
Di Tedesco la procura dice molto. Secondo le accuse, egli è al centro di un sistema di corruttele molto estese, ben oltre il semplice spoils system. Tedesco, secondo il centrodestra e parte della stessa maggioranza di centrosinistra, avrebbe spudoratamente favorito le aziende dei figli, attive nel settore sanità; avrebbe premuto per nominare questo o quel dirigente amico “a tutto discapito dell’ efficienza, trasparenza e buona organizzazione del servizio sanitario pubblico” e a tutto guadagno della lottizzazione. Secondo moltissimi osservatori – principalmente, ancora Marco Travaglio sul Fatto, che sul tema ha scritto infuocati editoriali – la classe dirigente del centrosinistra pugliese non poteva non sapere, e sarebbe dunque da ritenersi moralmente complice di Tedesco – laddove, ovviamente, le accuse a lui venissero confermate. Secondo la procura, però, Nichi Vendola non è da ritenersi parte del sistema corruttivo, perché non aveva ricevuto nessun vantaggio personale, ma aveva praticato semplicemente il normale spoils system.
“Confermiamo le scelte di voler investire 200 milioni di euro nella più grande struttura pubblica del Mediterraneo, il San Raffaele del sud”

Fatto sta che tutti questi pesi sulle spalle di Nichi Vendola peseranno e non poco quando si tratterà di discutere la sua salita ai vertici della politica nazionale. Come sempre, ogni piega del passato non chiarita diventa argomento per attaccare una personalità politica, soprattutto in ascesa a decollo come il leader di Sinistra, Ecologia e Libertà. Come chiarirà Vendola queste domande senza risposta? Le critiche di Travaglio sul San Raffaele, per esempio, non sembrano essere raccolte dal governatore pugliese, che solo pochi giorni fa ha affermato con decisione: “Il San Raffaele si farà”.

Come d’altronde il punto è mantenuto sia sull’affare Tedesco – per il quale Vendola dice di non aver mai saputo dei suoi presunti coinvolgimenti illeciti, e di averne accettato subito le dimissioni; e per quanto riguarda le nomine da lui avallate, che si sarebbe trattato di professionisti di assoluto valore – che sui collegamenti con la Marcegaglia: tutto regolare, sono imprese autorizzate a lavorare nella piena liceità. Basterà la linea decisa per placare le critiche?






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