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lunedì 8 agosto 2011
Villa Reale a MonzaVilla Reale a MonzaSolo la giunta costa 500 mila euro l'anno, un altro milione è stato buttato in consulenze. Per non parlare del costo delle sedi, che sono addirittura quattro, di cui una provvisoria pagata 12 milioni. In attesa di quella definitiva che ne costerà 28


Alla fine sarà un concorso a dare un'identità alla Provincia di Monza e Brianza. Almeno sotto forma di marchio. Infatti sono bastati due anni per trasformare la più giovane provincia d'Italia nell'ennesimo carrozzone della politica. Sprechi, spese pazze e paralisi decisionale l'hanno fatta nascere che era già vecchia, e tuttavia costosa. E ora neppure chi la governa sa più dire quale fosse la sua prima ragion d'essere. Se l'è chiesto anche la giunta del larussiano Dario Allevi che per due anni si è arrovellato per trovare almeno un segno distintivo, un simbolo da usare su carta intestata, biglietti da visita e sul sito istituzionale. Niente da fare. Alla fine si è arreso e ha deciso di risolvere il problema con un apposito bando: chi riesce a trovare uno straccio di idea si porta a casa 5 mila euro, il secondo e terzo classificato una targa dorata da appendere al camino. Nell'ardua speranza che sia un simbolo a indicare la strada da seguire...

L'impresa di dare un senso alla Provincia di Mb non è facile. Le sue competenze sono ridotte alla manutenzione delle strade, all'edilizia scolastica e poco altro. Perfino la rappresentanza ha un peso specifico relativo: mettendo insieme i 55 comuni che raccoglie, la popolazione si ferma a 840 mila abitanti, molti meno della sola città di Milano che è lì, ad appena 16 chilometri. Per di più la firma sull'atto di nascita è arrivata nel 2009, quando ormai mezza Italia chiedeva a gran voce di abolire le altre 109 province. Insomma, a chi serviva Monza e Brianza? Proviamo a capirci qualcosa.
Si può partire dai costi della politica che sono decisamente alti: la giunta, dieci assessori e il presidente, in un anno è costata 500 mila euro, altri 880 mila sono andati a finanziare la comunicazione istituzionale, e un milione è volato soltanto per le consulenze. Tra le curiosità, si segnala che il presidente della commissione Lavori pubblici è Federico Romani, figlio del ministro. 


L'utilità di tanta spesa è dubbia. In aula si discute di tutto tranne che delle questioni monzesi. Qualche settimana fa, per esempio, c'è stata un'intera seduta sulla sanità, prima si ricordano un lungo dibattito della maggioranza sul Nobel per la pace a Berlusconi, sulla legge contro il burka e sull'accoglienza a rom e migranti. Tutte cose sulle quali le province (tutte) non hanno voce in capitolo. "Aria fritta", taglia corto il capogruppo del Pd Domenico Guerriero che ironizza anche sulla pretesa del presidente di tenere aperto il consiglio in agosto, per dimostrare che in Berlusconia si lavora sempre: "Lo vede anche lei: oggi è venerdì e in tutto il palazzo ci siamo solo noi due".

Altri spunti per il concorso. Se dopo due anni Mb non ha ancora uno stemma proprio, assessori e consiglieri si possono presentare con ben quattro biglietti da visita diversi. Tante, infatti, sono le sedi dell'ente. Nel 2007 è stata deliberata la realizzazione del Polo istituzionale in area IV Novembre al costo di 28 milioni. Ma non sarà pronto prima di un anno e mezzo, e così la giunta ha deliberato anche l'acquisto per 12 milioni di Palazzo Pastori-Casanova, sede provvisoria in cui era in affitto. La neo Provincia conta altre due sedi, quella di sette piani in piazza Diaz e quella in piazza Cambiaghi.

E mentre la giunta gioca a Monopoli, la storica Villa Reale che tanto piace al ministro Bossi per trasferirci ministeri romani finirà affidata in parte ai privati per i più vari usi turistico-commerciali.
E le municipalizzate? Si moltiplicano. MB conta ben quattro aziende dell'acqua. E nessuna per i rifiuti. Acqua dolce, prezzo salato: dai consuntivi di bilancio 2009, gli ultimi disponibili, risulta che i cda di Idra Patrimonio, Alto Lambro Servizi Idrici, Infrastrutture Nord Milano, Brianza Acque costano 1,5 milioni di euro l'anno. A fronte di tanti gettoni d'oro, notano dall'opposizione, non è passata la proposta di istituire un fondo di solidarietà per imprese e lavoratori in crisi. E questo nonostante le numerose manifestazioni degli ex dipendenti della Yamaha di Lesmo che da quelle parti hanno picchettato più volte.



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