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giovedì 18 agosto 2011
in foto: un palazzo in fiamme nel quartiere londinese di Tottenham



Jordan Blackshaw, 21 anni, e Perry Sutcliffe-Keenan, 22 anni sono stati condannati per aver aperto su Facebook una pagina dal titolo: "Distruggere la città di Northwich", luogo dove però la rivolta che ha sconvolto la capitale britannica non ha avuto esito. Cameron: "Sentenza giusta". Il giudice: "Serva da deterrente"


Nessuno ha risposto al loro appello, ma i due ragazzi britannici che avevano incitato ai disordini sul popolare social network, sono stati condannati a quattro anni di carcere. Il premier inglese David Cameron ha lodato il provvedimento, sostenendo che i “tribunali hanno deciso di mandare un duro messaggio ed è bene che si sentano in grado di farlo”.


Il giudice Elgan Edwards, che ha emesso la sentenza nei confronti di Jordan Blackshaw, 21 anni, e Perry Sutcliffe-Keenan, 22 anni, ha confermato che il suo intento era quello di “fare da deterrente”. La pagina incriminata si chiama “Smash down in Northwich Town”, letteralmente “Distruggere la città di Northwich”. In realtà però nella zona nord ovest dell’Inghilterra non si sono verificati scontri. I due ragazzi sono accusati di aver infranto gli articoli 44 e 46 del Serious Crime Act, la legge che sanziona l’istigazione a delinquere. Il legale di Blackshaw, Chris Johnson, ha detto che tutto “è nato per scherzo” e che i suoi clienti sono “sotto shock per la sentenza” e ricoreranno in appello.


Ma questo non è l’unico esempio di “processo alle intenzioni” in corso in Gran Bretagna. Un 17enne è stato condannato dal giudice Graham Higgins, della corte di Bury St Edmunds, a 120 ore di lavori socialmente utili, a un corso di riabilitazione giovanile della durata di un anno e a tre mesi di coprifuoco dalle 19.00 alle 06.00 per aver postato su Facebook la frase: “Io credo dovremmo iniziare a rivoltarci. Le autorità ci prendono in giro e stanno rovinando il Paese. E’ giunto il momento di sollevarci. Quindi forza riottosi”. Anche il ragazzo, in aula, si è difeso sostenendo che intendeva solo scherzare.


L’azione dei tribunali britannici prosegue: quasi 1.300 persone sono state già condannate.



fonte





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