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martedì 16 agosto 2011

Questa settimana vari analisti hanno osservato che nel 2016 l’economia cinese supererà quella statunitense. Questo secondo le ultime proiezioni del FMI, realizzate nella nuova versione d’aprile in base ai dati Prospettive dell’Economia Mondiale. Dal momento che mancano pochi anni all'arrivo del 2016, e siccome sarà la prima volta in oltre un secolo che gli USA non saranno l’economia più grande del mondo, questo sviluppo sarà oggetto di molte discussioni da varie prospettive.
Di Mark Weisbrot
CEPRID 

In primo luogo consideriamo l’aspetto economico. La Cina ha avuto la crescita economica più veloce del mondo per tre decenni, crescendo 17 volte in più in termini reali (prendendo in considerazione l’inflazione) dal 1980. Bisogna evidenziare che la maggior parte di questa crescita record ha avuto luogo (1980-2000) mentre il resto delle economie in sviluppo erano messe male per l'attuazione dei cambiamenti di politiche neoliberali – liberalizzando il commercio e i flussi di capitale in modo indiscriminato, aumentando l’indipendenza delle banche centrali, con politiche fiscali e monetarie più restrittive (e tipicamente pro-cicliche) e anche l’abbandono di strategie per lo sviluppo previamente positive.
La Cina evidentemente non ha adottato questi cambiamenti politici, che furono promossi da Washington attraverso istituzioni come il FMI, la Banca Mondiale, e più tardi l'OMC
(La Cina ha aderito all'OMC nel 2002). E’ vero che l’accelerazione della crescita della Cina ha coinciso con una grande espansione del commercio e d’investimenti esteri. Ma questi furono fortemente guidati dallo Stato per garantire la coerenza con gli obiettivi di sviluppo del governo - precisamente l’opposto di quanto era avvenuto nella maggior parte degli altri paesi in via di sviluppo-.

Gli obiettivi della Cina includevano la produzione per i mercati d’esportazione, la promozione dei cambiamenti tecnologici (con lo scopo di trasferire tecnologie da aziende estere all’economia interna), l'assunzione di residenti locali per posti di lavoro manageriali e tecnici, senza permettere che l’investimento straniero competa direttamente con l’industria interna.

L’economia della Cina ancora è diretta in gran parte dallo Stato. Il governo controlla la maggior parte del sistema finanziario, il tasso di cambio e circa il 44% degli attivi delle principali aziende industriali. E’ per questo che la Cina ha potuto raggiungere durante la recessione mondiale una crescita del PIL del 9,8%, anche considerando la perdita del 3,7% del PIL a causa del crollo nelle esportazioni.

Ora consideriamo le implicazioni politiche e internazionali. In primo luogo, gran parte della discussione sull’ascendenza cinese è stata scritta dalla prospettiva di Washington- cioè dalla prospettiva di un impero. Da questo punto di vista,l’ascendenza della Cina è una “minaccia”. Dal momento che questo punto di vistaconsidera che la supremazia di Washington e dei suoi alleati è buona per il mondo, l’ascendenza della Cina è vista come una minaccia per il mondo. Si presume che la Cina diventerà un impero come lo sono gli Stati Uniti, ma che non sarà ugualmente “benevolo”.

Questo punto di vista non concorda coi fatti. Consideriamo semplicemente la storia più recente, sono stati gli USA ad invadere l’Iraq- causando un milione di morti- sta occupando l’Afghanistan, bombardando il Pakistan e la Libia e minacciando l’Iran. Il controllo che gli USA ed i suoi alleati hanno sulle politiche economiche delle economie in via di sviluppo, attraverso il FMI, la BM ed altre istituzioni ha causatomolti danni negli ultimi decenni.
Quindi un cambiamento verso un ordine più multipolare sicuramente produrrà un mondo più pacifico e giusto. Di fatto, sta già succedendo: la maggior parte del Sud America, ad esempio, è adesso governata da governi democratici di centro-sinistra che hanno prodotto riforme positive che hanno beneficiato alla maggioranza- qualcosa che sarebbe stato impossibile quando Washington ancora dominava la regione.  E, naturalmente, la stragrande maggioranza del popolo americanobeneficerebbe di un ruolo ridotto degli Stati Uniti nel mondo, mentre otteniamo la transizione di un impero verso una repubblica: meno spese in guerre senza senso, meno morti, meno nemici e meno distrazioni dai nostri veri problemi.

La politica estera cinese è diretta principalmente verso l'ottenimento le materie prime e il commercio che daranno un impulso alla sua crescita e sviluppo. Questo risultato lo ottiene attraverso transizioni commerciali. Ovviamente, le sue corporazioni - come quelle dei paesi ricchi - sono state criticate in vari paesi. Ma la Cina non impone ad altri paesi come dovrebbero essere le loro politiche verso altri paesi, o le loro politiche economiche in generale come lo fanno gli USA di frequente. Questa è un’importante differenza tra un paese che cerca di avanzare i suoi interessi nazionali e economici e un impero che esercita il suo proprio ordine sul mondo.

Naturalmente è possibile che la Cina - una volta arricchitasi - e questo è ancora abbastanza lontano- potrebbe sviluppare ambizioni imperiali. Ma fino ad ora, la sua leadership sembra vedere la Cina come un paese in via di sviluppo che cerca di trasformarsi in un paese con alte entrate, e non vede uno spazio per politiche imperiali in questo processo. “Nascondi la luce, apprezza il buio”, ha detto una volta il leader cinese Deng Xioaping.  

Un paio di mesi, la stampa ha riportato, utilizzando una misura del PIL, in termini di cambio, che quest’anno la Cina era diventata la seconda economia più grande del mondo. Ma usando il PIL in termini di parità del potere d’acquisto, che prende in considerazione le differenze di prezzi tra la Cina e gli Stati Uniti, la Cina già si era collocata da anni al secondo posto. Una materia tecnica: se misuriamo l’economia cinese in dollari usando il tasso di cambio (valutario) attuale, questa ha raggiunto i 5,9 bilioni di dollari nel 2010 paragonato ai 14,7 bilioni degli Stati Uniti. Secondo una misura di parità del potere d’acquisto, la sua economia ha raggiunto 10,1 bilioni di dollari nel 2010. E’ questa misura che il FMI prevede crescerà a 18,98 bilioni di dollari nel 2016, lasciando gli USA al secondo posto con 18,81 bilioni di dollari.

Tuttavia, è possibile che anche la misura presa in considerazione dal FMI sottovaluti il PIL della Cina: l’economista Arvind Subramanian ha considerato che il PIL - PPP della Cina nel 2010 è già più o meno lo stesso degli Stati Uniti. Un portavoce del FMI citato dal Financial Times, ha detto questo circa il dibattito: il FMI considera che il PI in termini di parità del potere d’acquisto (PPP) non è la misura più appropriata per paragonare la grandezza di un paese circa all’economia mondiale, perché i livelli dei prezzi PPP sono influenzati da servizi senza transazioni che hanno più rilevanza per l’economia interna che globalmente…Il Fondo crede che il PIL a prezzi di mercato offre un confronto più rilevante. Secondo questa misura, gli USA sono attualmente del 130% più grandi della Cina e saranno ancora di un 70% nel 2016. 

E’ vero che la misura dei “prezzi di mercato” è migliore per alcuni paragoni. Ma un importante importante dove il PPP è più rilevante è la spesa militare. Il costo per produrre un aereo militare e addestrare un pilota in Cina è molto minore rispetto agli Stati Uniti. La politica attuale di Washington è di mantenere la supremazia militare in Asia, ma una corsa alle armi contro la Cina farebbe sembrare anche economica la guerra fredda.  
L’economia dell’Unione Sovietica era solo un quarto dell’economia degli Stati Unitiquando abbiamo avuto la corsa agli armamenti. Se gli USA vivessero una seria corsa alle armi contro la Cina ci possiamo dimenticare del Medicare, l'assicurazione sociale e la maggior parte delle cose in cui il governo federale spende denaro.

Fortunatamente, un nuova guerra fredda contro la Cina non è all’orizzonte per adesso. Ma la grandezza dell’economia cinese è un’altra buona ragione per garantire che non accada. 







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