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giovedì 4 agosto 2011

DENUNCIA. Nell’immenso hinterland a nord di Napoli da anni continua la pratica criminale dell’incendiare i depositi abusivi di rifiuti tossici. Una lettrice ci scrive: «Non ce la facciamo più».


Pomigliano d’Arco (Napoli), 27 luglio 2011, sono le 7 del mattino. Mi sveglio di soprassalto. Come ogni giorno, spero che a svegliarmi sia l’odore di un buon caffè. Invece è tutt’altro. è invece la puzza acre e velenosa di pneumatici bruciati, che fa da sveglia non solo a me ma alla gran parte dei cittadini campani che vivono questo trauma da molti anni. Ti affacci al balcone, solita scena: una cappa di diossina, una coltre di colore scuro. è il cielo che copre la mia terra. Stanno bruciando in qualche campagna, sotto qualche ponte, a lato di qualche strada, o forse, vicino qualche scuola. Soliti rituali: chiami il 115, il 1515, il 113. A volte non rispondono, a volte hanno altro da fare, altre volte arrivano, quasi sempre in ritardo, quando l’incendio si consuma da solo, depositando diossina sui terreni coltivati e nei polmoni di tanti cittadini, vittime di questo lento olocausto.
Ecco, questa è la triste realtà quotidiana, di gran parte dei Comuni napoletani e casertani. Si parla spesso dell’immondizia di Napoli. Ma chi si occupa di questo disastro ambientale, molto più grave, che interessa mezza regione? Certo, l’attenzione sulla spazzatura di Napoli non deve mai essere distolta, soprattutto perché ad oggi non sono state trovate soluzioni strutturali ed efficaci. Il problema mai risolto dei rifiuti solidi urbani, però, distoglie e allontana l’attenzione da quello che è un fenomeno ancora più grave, e che purtroppo spesso con molta facilità si sottovaluta, cioè la combustione illegale dei rifiuti speciali pericolosi. è paradossale, a mio avviso, accanirsi sull’inceneritore di Acerra quando nella mia terra, tutti i giorni, vengono appiccate centinaia di roghi di materiale tossico-nocivo pari alla quantità di diossina che produrrebbe l’inceneritore in dieci anni di esercizio.


Quantomeno l’inceneritore ha un sistema di dispersione delle diossine in atmosfera, mentre i veleni prodotti dai roghi si depositano direttamente sul terreno. E ci avvelenano tutti. Da molti anni, ormai, questo fenomeno criminoso distrugge la terra e i polmoni di chi vive in queste zone. Quelli che bruciano sono rifiuti derivanti dalle attività di costruzione e demolizione – tra i più pericolosi c’è l’amianto – rifiuti da lavorazioni industriali, rifiuti da attività commerciali in particolar modo pneumatici, rifiuti derivanti da attività sanitarie e ospedaliere, residui domestici e da ufficio, come ingombranti, elettronici, ecc. La “Terra dei fuochi” conosciuta come il triangolo Giugliano-Villaricca-Qualiano, da un po’ di anni comprende anche il quadrilatero Scampia-Casoria-Acerra-Afragola ed i Comuni limitrofi. Qui vivono centinaia di migliaia di persone. Il cielo su questa “Diossina Land” è pieno di fumo ed aria irrespirabile!
Qui avvertiamo i sintomi legati ad un’intossicazione da fumo, bruciori alla gola e alle vie respiratorie, bruciori allo stomaco e nausea, salivazione accelerata e gonfiore alle gengive. Si brucia senza sosta, come una fabbrica che lavora a ciclo continuo, giorno e notte, in modo incessante. Fino a qualche anno fa, l’ora X scattava alle 20, per tirare fino alle 7 del giorno successivo. Negli ultimi tempi, in mancanza di un sistematico e rigoroso controllo, la combustione di rifiuti tossici, avviene anche in pieno giorno, sotto gli occhi di tutti. Ad ogni ora è facile vedere questi roghi, con colonne di fumo alte più di 50 metri, come bombe sganciate in aperta campagna. A volte per strada, tra la gente. Questo fumo nerissimo spesso provoca problemi anche alla viabilità delle auto e dei treni, poiché gli incendi vengono appiccati anche sotto i cavalcavia dei binari ferroviari e delle superstrade.
Ogni rifiuto speciale ha un costo di smaltimento, spesso molto oneroso per le aziende, soprattutto per quei rifiuti derivanti dalle attività di demolizione, come l’amianto. Anche molte ditte di pneumatici preferiscono smaltire illegalmente, intascando la tassa di smaltimento, che l’acquirente paga all’acquisto della gomma. Sono circa 90mila le tonnellate di gomma che, in Italia, vengono bruciate insieme a sostanze ancora più pericolose e inquinanti nelle 1.049 discariche illegali spesso gestite dalla criminalità organizzata. Di queste, si stima che circa 60mila tonnellate/anno, in ingresso legale e illegale in Campania, costituiscano il “combustibile ordinario” della ormai famosa in tutto il mondo “Terra dei fuochi”. Si stima che circa 60mila tonnellate all’anno di copertoni vengano bruciate in queste zone insieme ad altri rifiuti ancora più pericolosi ed inquinanti.
Una manovalanza a basso costo è caratterizzata soprattutto da nomadi e rumeni, che per 40 euro a “spedizione” appiccano il fuoco a montagne di rifiuti, scaricati spesso direttamente all’esterno dei loro campi. è difficile per molti Comuni e quartieri soprattutto per Scampia, Secondigliano, Casandrino, Casoria, Afragola, Acerra, convivere nelle vicinanze di questi campi, per lo più abusivi e mai controllati, dove quotidianamente avvengono gli incendi che avvelenano tutti. Denunce, raccolte di firme, foto, filmati, comitati, associazioni, incontri istituzionali, interventi delle Forze dell’ordine non sono finora bastati a fermare questo scempio ambientale. Un’assente e malaccorta politica verso gli ecocriminali che ogni giorno, da anni, avvelenano in Campania l’ambiente e i polmoni di milioni di persone.
In Campania, peraltro, ed è questo il caso clamoroso, non vi è una discarica di rifiuti industriali, e poche sono quelle per rifiuti speciali pericolosi. Ci pensa però l’ecomafia, che da anni smaltisce sotterrando, nascondendo, spedendo all’estero, bruciando! Serve più attenzione da parte delle istituzioni, un maggiore controllo da parte delle Forze dell’ordine, magari anche aereo se fosse possibile, e soprattutto un’attiva videosorveglianza. Il Triangolo della morte, Campania Infelix, la “Terra dei fuochi” continuano a rispecchiare una amarissima realtà venefica che dura ormai da 20 anni. E a farne le spese sono sempre i cittadini. Qui il tasso di mortalità per malattie da inquinamento ambientale aumenta di anno in anno. Nessuna bonifica, nessun intervento è stato mai fatto. Niente di niente. I veleni ci sono e ci rimangono. Anzi, i reati ambientali sono continui, si diversificano e aumentano come le malattie. Qui, nella mia “maledetta” quanto meravigliosa terra.





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1 commenti:

milady ha detto...

Non è un fenomeno solo di Napoli. Tutto il sud italia è diventato la pattumiera di tutte le industrie europee che si sbarazzano a costo infimo di tutti i veleni che producono arricchendo tutte le mafie. Si muore di cancro in maniera sconsiderata da Napoli in giù. Puglia, Sicilia, Calabria... Carne da macello siamo! Disastri ecologici insanabili e morti che nessuno riconoscerà mai come eroi... Che fare?????

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