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sabato 2 luglio 2011

Oltre ai ritardi e alla moltiplicazione dei costi, nella corsa francese all'atomo ci sono le morti bianche. Oltre ai tragici incidenti, moltissimi infortuni non denunciati. E la situazione dei lavoratori, spesso stranieri, spesso interinali, che vengono sfruttati o non regolarizzati

Un salto di una decina di metri. Mortale. L’11 giugno scorso si è sfracellato al suolo un tecnico al lavoro a Flamanville, sulla costa della Normandia, nel cantiere dell’Epr, il nuovo e supertecnologico reattore nucleare di terza generazione costruito da Edf, il colosso francese, assieme agli italiani di Enel, che detiene il 12,5 per cento della joint venture. E’ morto un uomo di 32 anni, futuro padre, responsabile della sicurezza di una parte del cantiere e dipendente della società Endel: ancora in vita è stato portato in elicottero all’ospedale della vicina Cherbourg. Ma non c’era più niente da fare.

Venerdì scorso, invece, un lavoratore di Areva, altro gigante dell’atomo made in France, impegnato in questo megaprogetto, ha staccato a notte fonda. Aveva 29 anni. E’ rimasto ucciso in un incidente stradale sulla strada del ritorno a casa. Il 24 gennaio scorso era stata la volta di un lavoratore interinale, impiegato momentaneamente dalla Norméntal, un’altra delle svariate aziende coinvolte nell’Epr, la cui costruzione fa riferimento a un capofila, il più grosso gruppo di costruzioni francese, Bouygues. L’uomo aveva 37 anni, padre di tre figli. Era uno dei cosiddetti «nomadi» del nucleare francese, personale occupato con contratti a breve (talvolta brevissimo) termine per i lavori «sporchi» da effettuare per il mantenimento delle centrali o per la loro costruzione. Si spostano da una centrale all’altra, rincorrendo uno stipendio che è sempre più basso di quello dei dipendenti di Edf o Areva, gli «aristocratici » del settore.

E’ chiaro che a Flamanville, per il resto ridente villaggio normanno, pieno di fiori, con vista sulle ciminiere dei reattori già attivi o in costruzione, qualcosa non va. Domani è previsto l’arrivo in loco di una delegazione di eurodeputati, che vogliono capirci qualcosa. E dire che il cantiere doveva rappresentare una sorta di «vetrina» per il nucleare francese. Invece ha già accumulato due anni di ritardi (i costi sono lievitati da 3,3 a 5 miliardi di euro, tanto paga il contribuente francese…). Al lavoro per il nuovo Epr ci sono 3.300 persone, per un terzo stranieri e ancora per un terzo interinali, i precari dell’atomo. Abbiamo visto i tre incidenti mortali (due all’interno del cantiere) dall’inizio dell’anno. Ma la situazione è ancora più complessa. L’Autorità della sicurezza nucleare (Asn), un organismo pubblico francese, ha portato avanti un’inchiesta, conclusa nei giorni scorsi, riguardo agli incidenti sul lavoro registrati nel cantiere. Ha appurato che le imprese non hanno dichiarato almeno 112 incidenti che si sono verificati l’anno scorso. In tutto, invece, gli ispettori del lavoro hanno ricevuto nel 2010 377 segnalazioni. Non solo: certe aziende non pagherebbero correttamente i contributi sociali e non assicurebbero una corretta protezione, sanitaria e non, ai lavoratori.

La documentazione è già stata trasferita dall’Asn alla giustizia ordinaria, che ha aperto un’inchiesta. Il dito è puntato contro Bouygues e vari dei suoi subfornitori, come la rumena Elco Construct o un’altra azienda, Atlanco. Quest’ultima, con base a Cipro, è specializzata nell’assicurare a gruppi europei operai e tecnici in arrivo dai Paesi dell’Est, dalla Bulgaria alla Polonia. Come per miracolo nei giorni scorsi Bouygues ha rotto il suo contratto con Atlanco su Flamanville. E circa settanta lavoratori polacchi se ne dovuti ritornare in fretta a casa. «Siamo dinanzi a una sorta di doppia pena – sottolinea Jacques Tord, dipendente di Edf e sindacalista della Cgt – prima vengono sfruttati. Poi perdono pure il lavoro».

Alcuni di questi operai si erano già messi in sciopero per protestare contro il fatto che su un salario di 2mila euro lordi mensili una cifra compresa fra i 600 e i 700 veniva trattenuta per il fisco e i contributi sociali in Francia, nonostante loro siano residenti (e quindi imponibili) in Polonia. Giusto un altro dettaglio, per dovere di cronaca. Il grosso dei cantieri dei reattori è aggiudicato in Francia al gruppo Bouygues. Che è proprietà di Martin Bouygues, amico da una vita di Sarkozy. «Per me lui è semplicemente un fratello», non perde mai l’occasione di dire il nostro Martin.

Nonostante questi problemi e malgrado una sfiducia crescente anche in Francia sul nucleare, proprio Nicolas è ben convinto di andare avanti. «La Francia consacrerà un miliardo di euro al programma nucleare del futuro», ha appena proclamato il Presidente. Si finanzieranno così gli studi e le sperimentazioni sulla quarta generazione dei reattori, mentre i pochi di terza in costruzione non sono ancora finiti. E i lavori appaiono interminabili. Sì, avanti tutta.



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