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sabato 16 luglio 2011

A due anni dallo scandalo che ha coinvolto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, Patrizia D'Addario fa marcia indietro e racconta un'altra verità durante un'intervista rilasciata al quotidiano Libero. "Non ho mai pensato di ricattare il presidente per quella notte passata con lui a palazzo Grazioli. Mi hanno obbligata - dice D'Addario -  a consegnare le cassette con le registrazioni, così come sono stata costretta a dichiarare di essere una escort. Allo stesso modo mi venne imposto di rilasciare decine e decine di interviste, a cominciare da quella concordata dal mio avvocato con il  Corriere della Sera, per fare esplodere il caso e arrivare allo scandalo".
Così a distanza di parecchi mesi la donna pugliese si dice addirittura pronta a chiedere udienza al premier per raccontargli la verità. Insomma tutto quello che fu  detto - intervista compresa e trasmessa da Annozero durante lo scandolo sexygate - sarebbe solo una montatura? Perchè solo adesso Patrizia D'Addario si è decisa a rivelare questa verità?

"Sono stata usata dai nemici di Berlusconi - precisa D'Addario - a mia insaputa ovviamente. Si sono serviti di me. Strumentalizzata e poi gettata via. Ma adesso - avverte - è venuto il momento di parlare. Lui ha ragione quando afferma che certi magistrati lo perseguono ingiustamente e lo colpiscono nella vita privata solo per cancellarlo dalla scena politica",  aggiunge Patrizia.

Ma c'è dell'altro. L'avvenente donna nega anche di essere stata una escort: "Berlusconi - dice - non poteva essere al corrente di questo lavoro, perchè in realtà non lo esercito e non l'ho mai esercitato. Tant'è che il presidente non mi ha dato soldi e io non gliene ho chiesti. Si era offerto di aiutarmi a realizzare il residence che sognavo, ma non mi ha dato denaro in cambio di sesso. Non mi sono mai prostituita nemmeno ai clienti di Giampaolo Tarantino". E infine dice: "Mi dispiace che anche il presidente sia stato colpito. Vorrei poterlo difendere. Per questo gli chiedo di ricevermi a Roma. Sono pronta a incatenarmi davanti a Palazzo Grazioli".

Tuttavia il dubbio rimane, tanto da far pensare che si tratti di una mossa in extremis per salvare quel che resta di questa legislatura costellata dagli scandali di Palazzo. Oppure trattasi di una strana coincidenza.





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