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domenica 31 luglio 2011


La giovane iraniana Ameneh Bahrami, accecata e sfigurata con l’acido, ha perdonato il suo aggressore ed ha rinunciato all’applicazione della legge del taglione prevista dalla sharia, secondo la quale quest’ultimo avrebbe dovuto essere accecato proprio oggi: lo ha annunciato la televisione di Stato iraniana. “Ameneh Bahrami, vittima di un attacco con acido, ha perdonato all’ultimo minuto il suo aggressore Majid ed ha rinunciato a richiedere come suo diritto la legge del taglione che doveva essere applicata oggi”, ha indicato l’emittente iraniana.  Il procuratore di Teheran Jafar Dolatabadi ha confermato all’agenzia Isna che Bahrami ha rinunciato alla legge del taglione ma ha chiesto di essere risarcita.
Studentessa di elettronica all’Università, Ameneh un giorno riceve una telefonata di una donna, la quale le comunica che suo figlio, Madschid Mowahedi, vuole sposarla. Una volta scoperto il “pretendente”, mette ben in chiaro che non vuole saperne di lui e da allora continuano non solo le telefonate della madre (di lui) ma dello stesso Madschid, il quale la accusa di averlo gettato nella disperazione. Le telefonate continuano, finché lei lo minaccia di chiamare la polizia; come risposta riceve un, “Presto vedrai, che cosa ti aspetta” e il giorno dopo, incontratolo per la strada, esasperata, ruggisce “sparisci dalla mia vita”. Altra minaccia per risposta: “ti brucerò”. E la vendetta viene effettivamente compiuta: Madschid le getta dell’acido in faccia, un dolore lancinante. All’inizio il buio, poi una luce accecante. E sente la faccia bruciare, mille chiodi che le penetrano il viso, sente qualcuno strapparle la pelle dalla testa. La diagnosi è grave: l’occhio sinistro è stato divorato dall’acido, per quello destro sembrava che all’inizio ci fosse una speranza, svanita subito
E con una sentenza choc il tribunale di Teheran aveva condannato Movahedi ad essere accecato: gli si sarebbe dovuto versare acido negli occhi applicando la ‘qesas’, la legge del taglione in vigore in Iran. La sentenza, come riferiva  il sito web di ‘Iran Human Rights’, sarebbe stata eseguita all’ospedale Dadgostari di Teheran.  Secondo l’ong che si occupa di diritti umani, sarebbe stata la stessa Bahrami a versare alcune gocce di acido solforico in entrambi gli occhi di Movahedi. Tuttavia, nel caso la donna si fosse rifiutata  di farlo, l’operazione sarebbe stata eseguita da altri specialisti della condanna che e’ stata comminata nel novembre 2008 e ratificata dalla Corte Suprema iraniana nel febbraio dell’anno successivo.
Allora fu durissima la reazione del portavoce di Ihr, l’avvocato Mahmood Amiry-Moghaddam, che ha fermamente condannato la sentenza. “La comunita’ internazionale deve fermare questa barbarie”, ha dichiarato Amiry-Moghaddam, sottolineando che “i leader della Repubblica Islamica dovrebbero essere considerati responsabili di questa punizione barbara e mostruosa. Far eseguire la sentenza ad Ameneh – ha aggiunto – e’ una mossa delle autorita’ iraniane per far cadere sulle spalle della donna la responsabilita’ di quest’anno disumano”.






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