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martedì 12 luglio 2011


Dai commissariati sotto sfratto alla mancanza di auto e di benzina


Ci sono persone abituate a risolvere i problemi in silenzio, continuando a lavorare a testa bassa. Ma è stato comunque imbarazzante vedere l’ufficiale giudiziario bussare alla porta del commissariato di Cefalù con in mano un’ingiunzione di pagamento. Una piccola, perfetta, storia italiana. Perché il commissariato sotto sfratto, moroso, era quello diretto da Manfredi Borsellino, figlio del magistrato ucciso dalla mafia il 19 luglio 1992. Quando lo Stato dimentica se stesso.
Oggi il commissario Borsellino, fedele al suo stile sobrio, dice soltanto: «Il problema è risolto. E’ stato firmato un accordo fra il Ministero dell’Interno, la prefettura e il proprietario dell’immobile. Non abbiamo più visto l’ufficiale giudiziario. E questo credo sia uno dei commissariati più moderni della Sicilia: non abbiamo nulla di cui lamentarci». Beati loro, verrebbe da dire.


La polizia è sull’orlo della bancarotta. Non ha più soldi per le spese ordinarie, non riesce a pagare i suoi dipendenti, deve ristrutturare il 50% degli uffici, non rispetta la legge 626 sulla sicurezza. In certi commissariati mancano le divise, gli anfibi, i fogli per le denunce e la carta igienica. E così, in questi anni di tagli orizzontali nel pubblico impiego - con gli agenti di polizia equiparati ai dipendenti del catasto - si sono viste scene surreali. Come quella volta che i carabinieri si sono presentati al commissariato di Cerignola con l’ordine di eseguire lo sfratto: agenti contro.
Poi, in extremis, lo Stato corre ai ripari. Mette una pezza. Paga l’affitto e si scopre che, fino a quel momento, il contratto era sulla parola. Cose che se succedessero alla povera gente, quasi sempre, finirebbero in tribunale. Ma a ben guardare, anche questo è un povero Stato.


Lo è sicuramente visto dalle finestre del commissariato di Barriera di Milano, il quartiere più problematico, trascurato e insicuro di Torino, una piccola città di 50 mila abitanti. Qui la polizia può contare in tutto su 4 auto. La Grande Punto del dirigente, un’Alfa 159 in servizio come volante, una vecchia Stilo per la pratiche amministrative e una Punto gialla per i pattugliamenti in borghese. L’organico: 48 agenti, ma fra ferie, malattie e aggregati ad altri servizi, la media è di 30 effettivi al giorno. Gli uffici sono nuovi ma il timbro è quello di due anni fa, l’intestazione quindi ha l’indirizzo sbagliato e ogni documento deve essere corretto a mano. Il sapone lo comprano i poliziotti a rotazione. La metà dei computer in ufficio è personale. Le pulizie sono affidate a un appalto che garantisce ormai solo tre ore di lavoro alla settimana. Un problema comune a tutti i commissariati e alle caserme dei carabinieri, come da circolare ministeriale: «La direzione centrale è stata costretta a fornire istruzioni alle prefetture per affidare i servizi in questione, per il periodo 1˚ aprile-30 settembre 2011, con una riduzione dei precedenti valori contrattuali del 30% e, ovviamente, con una proporzionale riduzione delle prestazioni pattuite. Peraltro, con recentissima manovra, il ministero dell’Economia e delle Finanze ha reso indisponibili, mediante accantonamenti, ulteriori risorse. Il che renderà problematico anche il finanziamento delle spese di cui trattasi...».


Stanno finendo i soldi. Tagli anche sulla formazione professionale degli agenti: «Attesa la limitata disponibilità di risorse economiche si prega di voler individuare le attività corsuali da richiedere sulla base di indirizzi strategici ben definiti e di voler indicare con particolare attenzione il costo presunto del corso, al fine di evitare la formazione di debiti pregressi». Si tratta di fissare delle priorità: scegliere, scremare, rinunciare, impoverirsi. La sicurezza, cavallo di battaglia prima di ogni elezione, dopo diventa un bene secondario. Come dimostra la vicenda delle scassatissime auto delle forze di polizia, che finalmente ha contorni precisi. I veicoli in dotazione sono in tutto 19 mila: un terzo è fermo in attesa di riparazione. Dal 2008 a oggi gli investimenti per l’acquisto e la manutenzione dei mezzi sono stati tagliati di oltre la metà: da 90 a 40 milioni di euro. Ecco perché il segretario generale del Coisp Franco Maccari, un poliziotto veneto a capo di un sindacato ultraindipendente, è furibondo: «Anche il rifornimento di carburante è contingentato. Solo di benzina il debito della Polizia è di circa 26 milioni di euro. Il Governo Berlusconi ha pugnalato alle spalle le forze dell’ordine. Ci hanno tolto le risorse necessarie per fare questo lavoro».


I commenti sui blog tracimano delusione. L'ultima finanziaria ha mantenuto il blocco delle carriere. «Il contrario della meritocrazia - dice Maccari - oggi assistiamo a un paradosso: chi lavora tanto guadagna esattamente come chi lavora poco. Molti agenti hanno voglia di mollare. Sono delusi, si sentono traditi. Come chi prende uno schiaffo da un amico».


Oggi l’età media di un poliziotto è di 47 anni. Alla fine del 2011 andranno in pensione 4.000 agenti; saranno rimpiazzati da 980 assunzioni. Lo stipendio di un sovrintendente con 15 anni di anzianità è di 1.350 euro, con una pensione prevista fra 20 anni di circa 800 euro. Un’ora di lavoro straordinario vale 10 euro lorde (13 in orario notturno), ma devono ancora essere pagati gli straordinari del 2010. E persino gli straordinari cosiddetti «speciali», a corsia preferenziale, come quelli per i servizi a Lampedusa o per la Tav, sono stati promessi ma non ancora liquidati.


Un giro d’Italia degli uffici di polizia sarebbe un documentario sensazionale. Ad Assisi le telecamere di sicurezza non funzionano perché coperte da alberi che nessuno può permettersi di potare. Sotto sfratto il commissariato Vescovio (Roma) e di Patti (Messina). Dalla questura di Milano nel 2000 uscivano in pattuglia 22 volanti con tre agenti per turno, oggi è difficile arrivare a 14 con due agenti ciascuna. Ovunque bisogna centellinare i buoni benzina anche a costo di andare piano, certi pattugliamenti sono stati fatti a piedi. A Palermo 29 ponti radio su 39 sono rotti, mancano i soldi per ripararli, i poliziotti devono usare il telefoni personali per parlare con le centrale.


Eppure sono anche anni di grandi risultati: 424 latitanti arrestati. Grandi successi nella lotta alla mafia. «Il ministro Maroni dovrebbe sciacquarsi la bocca prima di parlare - dice Maccari - sono risultati dovuti allo spirito di sacrificio degli agenti, frutto di anni di lavoro e di moltissime intercettazioni telefoniche, quelle che il Governo vorrebbe limitare». Non era mai caduta così in basso la stima fra gli agenti e i loro referenti politici. «E’ il periodo peggiore della storia d’Italia», dice il segretario del Siulp di Milano Mauro Guaetta. «E’ semplice - spiega il segretario del Sap di Palermo Francesco Quattrocchi meno soldi, meno straordinari, meno mezzi, uguale meno sicurezza».






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