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mercoledì 20 luglio 2011
«Li hanno picchiati, da quando sono usciti dai cellulari a dentro le stanze della caserma di Bolzaneto».Queste le dichiarazioni di due agenti di polizia penitenziaria, che ammettono nel gennaio del 2004 le violenze contro i manifestanti arrestati durante il G8 : una svolta decisiva, grazie a cui si riapre l'inchiesta dei pubblici ministeri Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati sulle torture all'interno della caserma di Bolzaneto, adibita in occasione del Vertice a centro di detenzione temporaneo. Nei 43 avvisi di chiusura indagini si ipotizzavano infatti solo reati come abuso d'autorità sui detenuti, abuso d'ufficio e falso ideologico; le rivelazioni dei due agenti "pentiti" hanno anche portato all'invio di avvisi di comparizione all’ex colonnello (ora Generale) del disciolto corpo degli agenti di custodia Oronzo D'Oria. 

L'11 maggio 2004 i sostituti procuratori firmano 47 richieste di rinvio a giudizio; le accuse sono diventate più pesanti, i reati contestati a vario titolo sono: abuso d'ufficio, abuso d'autorità su arrestati, violenza privata, lesioni personali, percosse, ingiurie, minacce e falso ideologico - relativamente ai verbali di immetricolazione in cui si affermava che gli arrestati erano stati informati dei loro diritti, e che rinunciavano ad avvisare parenti e consolati. Sono stati denunciati anche insulti di stampo fascista e imposizioni umilianti come gridare "viva il duce", tuttavia nessuno degli imputati è stato accusato di apologia del fascismo. Secondo la memoria depositata a marzo del 2005 dai PM (poi confermata in questo senso a seguito del dibattimento) , a Bolzaneto fu violato l'articolo 3 della Convenzione europea dei diritti umani, che vieta la tortura e i trattamenti inumani e degradanti. Applicando i criteri della Corte di Strasburgo si rientra precisamente in quest'ultima definizione.
Il 12 ottobre 2005 si è aperto il dibattimento : tra i 45 imputati, quattordici sono appartenenti alla Polizia Penitenziaria; dodici sono Carabinieri, tra cui i tenenti Giammarco Braini e Barucco Piermatteo; quattordici sono agenti e funzionari della Polizia di Stato, a cominciare dal vicequestore Alessandro Perugini, all'epoca vicecapo della Digos di Genova ( nel frattempo sotto processo anche per l'aggressione a un manifestante minorenne ) e l'ispettore Anna Poggi, vicequestore a Torino; cinque sono medici e paramedici dell'amministrazione penitenziaria, compreso il responsabile sanitario del carcere provvisorio del G8, Giacomo Toccafondi : a lui i PM contestano tra l'altro violazioni dell'ordinamento penitenziario e della convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, in particolare per "aver effettuato (..) ed aver comunque consentito che altri medici effettuassero i controlli e il cosiddetto "triage" e le visite mediche al primo ingresso con modalità non conformi ad umanità e tali da non rispettare la dignità della persona visitata, così sottoponendo le persone ad un trattamentopenitenziario, anche sotto il profilo sanitario, inumano e degradante".


L’esame delle parti offese si è svolto per tutto il 2006 : racconti dell'orrore, di violenze, insulti, botte e umiliazioni. Durante le udienze sono stati effettuati anche importanti riconoscimenti fotografici: Antonio Gugliotta, "capo" della Penitenziaria presente a Genova; il medico Giacomo Toccafondi, che esercitava la professione in tuta mimetica e collezionista di "trofei" presi ai manifestanti che passarono per le sue mani; ed alcuni agenti della Polizia Penitenziaria e Polizia di Stato tra cui Cerasuolo Daniela; Salomone Massimo e Mancini Diana. Dalle testimonianze sono emersi sempre più chiaramente alcuni dettagli: il benvenuto che veniva riservato ai fermati dal cosiddetto 'comitato d'accoglienza' (decine e decine di agenti che insultavano e picchiavano gli arrestati all'arrivo a Bolzaneto), le due ali di agenti schierati ai lati del corridoio, che prendevano a calci, schiaffi e pugni le persone costrette a passarvi in mezzo, facendo sgambetti per potersi accanire su chi cadeva a terra. I fermati e gli arrestati in cella, compresi i feriti, erano costretti a tenere le braccia alzate appoggiate al muro, il volto rivolto alla parete e le gambe divaricate: dopo molte ore tale posizione creava forti dolori e crampi, ma chi tentava di spostarsi veniva picchiato dagli agenti a guardia delle celle. Drammatica, in questo senso, la testimonianza (all’udienza del 6 Novembre 2007) di un arrestato disabile, confermata poi dai numerosi compagni di cella italiani e stranieri : M.T., 52 anni, poliomielitico, claudicante, con una protesi alla gamba, ha rievocato il violento pestaggio subito da agenti della penitenziaria all’interno della cella quando, dopo esser stato in piedi, al muro, per tutta la notte, crollò a terra; il gruppo si accanì con calci, pugni e manganellate su tutto il corpo dell’arrestato, forzandolo a riprendere la posizione obbligata. In infermeria le persone dovevano spogliarsi completamente e fare flessioni davanti a numerosi agenti. Venivano prestate ai feriti cure insufficienti, alcuni hanno subito qui ulteriori violenze da parte degli agenti addetti alle perquisizioni. Nelle celle è stato spruzzato più volte gas urticante, spesso  direttamente negli occhi degli arrestati : le bombolette di spray al peperoncino erano a disposizione di Polizia di Stato e Carabinieri; inoltre, sul punto, Il direttore generale dell'ufficio che si occupa dell'equipaggiamento della polizia penitenziaria, Gen.  Enrico Ragosa, e il Gen. Nicola Agnano dello stesso ufficio, sentiti il 5 febbraio 2007 come testimoni, hanno riferito che  non erano state autorizzate, né erano in dotazione, bombolette spray al peperoncino alla pol pen. Lo stesso avevano riferito il 9 Gennaio 2007  i Generali Ricci e Mattiello, rispettivamente a capo del servizio traduzioni e dei reparti GOM della Penitenziaria in occasione del G8 : Ricci non ha escluso, però, che gli agenti – probabilmente più giovani – abbiano comunque portato delle bombolette di spray urticante acquistate di tasca propria "per l’occasione". Anche chi chiedeva l’accompagnamento ai  bagni ha subito umiliazioni di ogni tipo : spesso fatti attendere molte ore, alcuni non hanno potuto trattenere le deiezioni – e non gli è poi stato consentito di lavarsi; dovevano espletare i propri bisogni con la porta aperta, sottoposti allo scherno dei presenti; soprattutto le donne hanno subito minacce di violenza sessuale, e altre umiliazioni, come il rifiuto degli assorbenti igienici a chi aveva le mestruazioni. Viene tratteggiata una situazione di grande confusione, in cui la compresenza di appartenenti a diverse forze dell’ordine, spesso in collisione, rendeva difficile attuare scelte rispetto agli arrestati perché “era qualcun altro a doversene occupare” : Inoltre, non vennero per due giorni distribuiti generi alimentari, acqua o presidi sanitari (come, appunto, gli assorbenti igienici). Su questo, soprattutto, l'imputato Doria, sentito a settembre del 2007, ha spiegato che il regolamento penitenziario prevede la distribuzione del  pasto solo dopo alcune ore di detenzione : ma visto che per molte ore i fermati che erano in cella venivano vigilati dalla Polizia di Sato ed erano sotto la sua responsabilità, questo periodo di tempo non veniva computato. Dopo molte ore come arrestati, digiuni, i ragazzi venivano immetricolati e passavano alle celle della penitenziaria come'detenuti' : ma a questo punto erano 'nuovi giunti' e senza diritto al pasto. E comunque, al di là delle giustificazioni, non fu mai distribuito il pasto, se non qualche biscotto e panino la domenica.
L’atteggiamento dei colleghi degli imputati, chiamati a testimoniare dai PM e dagli avvocati della difesa da inizio 2007, è stato invece in generale ‘ermetico’ e poco collaborativo: buona parte degli appartenenti all’arma dei Carabinieri, alla Polizia Penitenziaria e alla Polizia di Stato sentiti hanno dichiarato di non esser mai entrati nella Palazzina delle celle, o in caso contrario, di aver passato poco tempo al suo interno, non accorgendosi delle violenze e ingiurie; molti, già interrogati dai PM durante le indagini preliminari, hanno “dimenticato” in aula le dichiarazioni fatte, riguardanti i maltrattamenti a cui hanno assistito. Altri invece hanno minimizzato apertamente i fatti, descrivendo sicuramente una situazione di tensione, soprattutto tra gli agenti più giovani, ma affermando di non ricordare alcun avvenimento rilevante o al di fuori della routine. Il caso più eclatante è quello dell’infermiera F. M.,  ora indagata per falsa testimonianza proprio per le dichiarazioni rilasciate in aula il 07 Maggio 2007.
Un particolare importante, chiarito solo durante il dibattimento, è la presenza costante nei tre giorni all’interno della Caserma del corpo speciale della Polizia Penitenziaria dei GOM: nato nel 1997 “per fare fronte alle esigenze derivanti dalla gestione dei detenuti appartenenti alla criminalità organizzata”, “concorrere alla sicurezza delle traduzioni di detenuti ad elevato indice di pericolosità” e adottare “misure idonee a prevenire e impedire fatti o situazioni pregiudizievoli per l’ordine e la disciplina degli istituti penitenziari”. Le squadre presenti a Bolzaneto, guidate dall’Isp. Reale, dovevano restare solo sul piazzale esterno in attesa di scortare le traduzioni dei detenuti alle carceri di destinazione, ma non fu così : infrangendo gli ordini dello stesso Gen. Mattiello, a capo del servizio, sentito in aula il 09 Gennaio 2007 i GOM entrarono spesso nella caserma per transitare con i colleghi nel famigerato “corridoio” tra le celle : racconti delle parti offese rivelano il loro coinvolgimento in gran parte delle violenze più dure perpetrate. A causa degli scarsi elementi di prova nessuno degli appartenenti alle squadre GOM è tra gli imputati.
Terminata la lista testimoniale della pubblica accusa, il 2 Marzo 2007 è stato effettuato un sopralluogo alla caserma, da parte dei giudici, PM e avvocati, per accertare lo stato dei luoghi : buona parte dell’edificio, però, è stato modificato, con la costruzione di una palestra e di una piccola cappella per gli agenti di Polizia di Stato. Sono inoltre stati sentiti quasi tutti i testimoni chiamati dai difensori degli imputati, per un totale di oltre 300 persone esaminate. Sono stati chiamati anche alcuni consulenti, medici e psichiatri, tra cui il Dott. Monaco (il 12 Marzo 2007) che ha spiegato come i soggetti che hanno subito tali violenze all’interno della caserma debbano far fronte a un "disturbo post-traumatico da stress", simile a quello provocato da situazioni non prevedibili quali le calamità naturali : ma la violenza umana, concludeva il medico, provoca danno maggiore, in quanto  il trauma deriva dalla non aspettativa della violenza da parte dei propri simili.
Il 25 settembre 2007 è iniziata l'ultima fase del dibattimento, l'esame degli imputati: sono stati sentiti solo 14 dei 45 imputati, coloro cioè che hanno deciso di sottoporsi all’esame. Tra questi anche il Dott. Toccafondi, già impegnato in altro procedimento per aver omesso le cure mediche necessarie ad una detenuta ligure in fin di vita; tra i grandi assenti invece l’agente Pigozzi, imputato per uno dei fatti più crudeli ed emblematici dei tre giorni, e cioè lo 'strappo' della mano ad uno dei ragazzi ristretti a Bolzaneto (e al momento agli arresti domiciliari per aver stuprato alcune ragazze nei locali della Questura di Genova nel 2005, quando si trovava in servizio da solo). L'atteggiamento complessivo degli imputati è stato di rifiuto delle responsabilità penali attribuite dall'accusa, con alcune eccezioni importanti : in particolare, l'allora capo della Digos Perugini ha ammesso, seppur parzialmente, le violenze: <>; ha ammesso anche di aver visto più volte i ragazzi ristretti in cella in posizione vessatoria, ma siccome sul momento la situazione non lo aveva colpito non si curò di farli sedere. Gli altri imputati hanno respinto gli addebiti con giustificazioni diverse : escludendo appunto Perugini, gli appartenenti al cosiddetto livello "apicale" - coloro che, tra tutte le forze di polizia presenti, per grado o per posizione di comando, avrebbero dovuto fermare le violenze, in quanto garanti dell'incolumità degli arrestati - hanno minimizzato il proprio ruolo e la propria sfera di azione, o perchè gli uomini direttamente al loro comando erano pochi (Gugliotta) o perchè non nominati con un chiaro ordine di servizio (Doria) o perchè non presenti al momento degli abusi (Poggi, Fornasiere, Pelliccia); o addirittura invocando come giustificazione per la mancanza di controllo sui sottoposti e per le violenze lo stato di emergenza dei tre giorni: come ha fatto Toccafondi, sentito alle udienze del 12 e 15 ottobre 2007. Il medico ha precisato di aver gestito la situazione come se si trattasse di un 'disastro di massa' : per questo motivo adottò il "modello start", cioè il protocollo per affrontare emergenze quali gli attentati a Londra o lo tsunami. Ma secondo  questo protocollo i triage e le visite dovevano essere fatte superficialmente e velocemente, e i medici in tale situazione di emergenza 'dimenticarono' di domandare ai detenuti la causa delle lesioni riscontrate - e quindi di denunciarle, se derivanti da violenze delle forze dell'ordine.
Gli ufficiali del corpo di custodia hanno invece ricordato come, nonostante abbiano avuto ruolo di coordinamento di gruppi della Polizia Penitenziaria per le traduzioni e la vigilanza, la loro qualifica (militari del disciolto corpo degli agenti di custodia e non ufficiali di polizia penitenziaria) non gli avrebbe permesso di dar loro ordini. Assunto, questo, smentito dalle norme vigenti e dallo stesso ordinamento della polizia penitenziaria - corpo civile creato negli anni '90 per sostituire, appunto, quello militare del corpo di custodia, di cui però sopravvivono ancora gli ufficiali. E smentito anche dalla logica : non si capisce come un semplice agente avrebbe potuto disobbedire all'ordine di un maggiore o addirittura di un colonnello. Il Generale Doria in particolare si è difeso dicendo che gli ordini che aveva dato nella struttura erano semplici 'cortesi inviti' e che l'obbedienza da parte degli appartenenti alla Penitenziaria fu semplice 'gentilezza'.
Febbraio e marzo sono stati dedicati alle udienze di requisitoria della Procura, poi sfociata nella poderosa memoria depositata il 18 marzo. La requisitoria si è concentrata soprattutto sull'argomento della tortura, reato non inserito nel codice penale da un'Italia inadempiente in questo senso verso le direttive della UE da quasi vent' anni; i PM hanno inoltre fortemente censurato il comportamento omissivo degli apicali, che con la loro indifferenza, con il loro 'fingere di non vedere' hanno avallato le condotte vessatorie dei sottoposti e le hanno anzi incoraggiate e per cui è stato chiesto quindi un concorso nel dolo. Le richieste di pena per gli apicali sono perciò state alte (sebbene, in totale, non si possano considerare sufficienti): per Toccafondi (responsabile medico) Perugini e Poggi (responsabili della Polizia di Stato), Doria, Cimino e Pelliccia (responsabili della Polizia Penitenziaria) sono stati richiesti 3 anni e mezzo di reclusione, oltre all'interdizione temporanea dai pubblici uffici per 5 anni; per Gugliotta la pena più alta, oltre 5 anni e 8 mesi, e interdizione perpetua dai pubblici uffici e interdizione legale per tutta la durata dell'espiazione della pena; per Braini e Barucco (responsabili nel sito per l'Arma) oltre 2 anni e mezzo.
Per tutti gli altri richieste di pena a scendere, fino ai 6 mesi per Mancini Diana, imputata della PS per aver vessato alcune giovani arrestate durante l'accompagnamento al bagno. Richiesta l'assoluzione per non aver commesso il fatto solo per uno degli imputati, Fornasiere Giuseppe : presunto responsabile della matricola, accusato per l'omissione di controllo della redazione dei documenti relativi agli arrestati Diaz (considerati assolutamente falsi), non è stata dimostrata nel dibattimento la sua presenza nella notte tra domenica e lunedì, in cui le parti offese sono state immatricolate. L'unico tra i cosiddetti 'esecutori materiali' per cui la pena richiesta è stata altissima è il solito Pigozzi : 3 anni e 11 mesi per la particolare crudeltà del fatto commesso (lo strappo della mano al giovane fermato per identificazione). Con riferimento all'infermeria gli abusi dei medici sono stati considerati tanto gravi quanto quelli dei livelli apicali delle forze dell'ordine, questo per la forza della vessazione nel subire determinati fatti in una infermeria: per i medici, dirà il PM Patrizia Petruzziello, sarebbe stato piu' facile prendere le distanze e intervenire a censurare gli abusi, invece che assentire, omologando di fatto il proprio comportamento a quello degli aguzzini; perciò la disumanita' deliberata mostrata dai medici è piu' grave di quella delle stesse forze di polizia.
Immediatamente dopo, abbiamo le conclusioni della parti civili, che hanno cercato di riportare alla memoria del collegio e degli stessi avvocati il disgusto per quel che accadde a Bolzaneto nei tre giorni; e lo stupore per la costituzione, in quella Caserma, di uno 'Stato nello Stato' che ha operato nell'illegalità e maltrattato persone inermi (perchè già private della libertà, rinchiuse in cella e spesso ammanettate) spesso rifacendosi, con inni e cori, al regime fascista. Gli avvocati di parte civile hanno citato più volte il saggio della Arendt 'La banalità del male', sui crimini nazisti : proprio perchè le vessazioni poste in essere (sia nei lager, sia a Bolzaneto, seppur di minor intensità e durata - è evidente) possono esser analizzate non come devianze personali, di alcuni esaltati violenti, ma come frutto di una normalità di fondo quando inserite in un contesto collettivo deviato.
Da aprile stanno concludendo le difese : per ora Doria, Perugini, Poggi, alcuni livelli intermedi della Polizia di Stato. Tutte richiedono l'assoluzione dei propri assistiti. Si cerca di 'smontare' l'impianto accusatorio soprattutto dimostrando che alcuni trattamenti ritenuti vessatori furono solo 'duri' ma necessari, come le flessioni in infermeria o la posizione vessatoria in cella : trattamenti "normali" in carcere, ma aggravati dalla durata (causata dalla mera disorganizzazione) e dalla "condotta di qualche vigliacco". Senza contare, ovviamente, quanto fu sistematico e vessante il trattamento subito nella caserma.
Si nega inoltre la responsabilità dei vertici, per le cui omissioni non possono essere accusati di concorso nelle condotte punibili, e non possono "rispondere di tutto"; anche di quello che è stato fatto dalle decine di agenti mai riconosciuti e mai imputati. Come se nessuno dovesse rispondere della catastrofe di Bolzaneto solo perchè, come ha detto l'avv. Costa, difensore del Gen. Doria, " Gli imputati sono tutti omittenti che concorrono con dei fantasmi".





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