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sabato 30 luglio 2011

Giornata nera per Finmeccanica, la società controllata dal ministro Tremonti, leader nel settore dell’aeronautica civile e militare. A mettere in crisi lo staff che fa capo al presidente Pier Francesco Guarguaglini, da sei mesi iscritto sul registro degli indagati per frode fiscale e false fatturazioni, non è stato soltanto il tonfo in borsa che ha fatto crollare il titolo del 17%, ma un verbale secretato che risale a pochi giorni fa chiuso nel cassetto del pm Paolo Ielo che indaga sugli appalti Enav, la sua consociata più importante dal quale emerge lo scenario devastante di una nuova Tangentopoli con fiumi di denaro che non passano più direttamente dagli imprenditori, ai politici, ma vengono distribuiti attraverso l’intermediazione prezzolata dei cda di enti pubblici.
I soliti uffici
Fin dall’inizio dell’intricata storia con appalti pilotati e tangenti si è sospettata l’esistenza di fondi neri destinati a finanziare la politica. Anche attraverso i buoni uffici di strani personaggi come il tatuato Lorenzo Cola, superconsulente di un manager come Guarguaglini, si era detto che la storia di Finmeccanica era la storia di “un sistema”, di cui tuttavia si conoscevano soltanto alcuni spezzoni. A metterli insieme, almeno a rendere il racconto più comprensibile, è stato nell’ultimo interrogatorio che risale a pochi giorni fa Tommaso Di Lernia, un “self made man” che ha iniziato la sua scalata da semplice muratore, poi ha messo in piedi una piccola azienda, che alla fine è diventata una holding in grado di assicurarsi appalti da centinaia di milioni come la ristrutturazione dell’aeroporto di Punta Raisi a Palermo, di Linate a Milano e perfino la costruzione di una grande Muraglia in Libia, con funzione di argine nei confronti degli immigrati clandestini. Muraglia che non si più costruita vuoi per la guerra in Libia, vuoi per l’arresto dello stesso Di Lernia, raggiunto in inverno da un ordine di cattura mentre si trovava negli Usa dove aveva cercato rifugio, a quanto racconta nel verbale, per sottrarsi alla voracità dei suoi benefattori. Appalti che prima ancora di essere ottenuti sono costati all’imprenditore svariati milioni.


Un assaggio della portata devastante delle sue affermazioni l’aveva già data nell’interrogatorio di garanzia reso di fronte al gip Anna Maria Fattori l’11 luglio scorso, integralmente pubblicato ieri dal Fatto quotidiano, in cui descrive per filo e per segno il ricatto che ha consentito a Guarguaglini, benché segretamente indagato, di essere confermato al vertice di Finmeccanica lo scorso marzo. Era stato proprio Cola a minacciare Marco Milanese di rivelare “tutte le porcate” di cui si era reso responsabile sotto l’ombrello protettivo del ministro dell’Economia – dalla vendita dello yacht alla casa di via Campo Marzio dove anche Tremonti abitava – se avesse continuato a manovrare per mettere al suo posto l’amico Flavio Cattaneo.
Gli estremi dei bonifici
Ma nell’interrogatorio segreto è andato più in là ed ha consegnato al pm Ielo gli estremi di prelievi e bonifici dei soldi versati a manager e funzionari di Enav per ottenere gli appalti. Circa un milione di euro in tutto tra politici e funzionari dell’Enav. Le sue dichiarazioni vanno prese con le molle e sono segretate. I nomi fatti sono quelli dell’amministratore delegato Enav, che secondo lui avrebbe avuto come riferimento politico l’Udc, Guido Pugliese e del consigliere Enav ed ex deputato di Forza Italia, Ilario Floresta. Dopo l’arresto dell’imprenditore Marco Iannilli, che pagava i manager per gli appalti Enav, Di Lernia ha raccontato di avere preso il suo posto pagando, a suo dire, anche Floresta con una somma di 15 mila euro. Di Lernia ha parlato anche di versamenti estero su estero in banche di Cipro e San Marino, con l’unica eccezione di una tangente versata in Egitto e forse finalizzata all’appalto grande Muraglia.
Altri tre milioni li avrebbe invece consegnati a Lorenzo Cola, il cui ruolo sembra essere proprio quello del collettore di fondi, da distribuire a funzionari Enav e Finmeccanica ma anche a politici.
Un fiume di denaro che come tanti rivoli ingrossavano il corso delle tangenti alla cui foce troviamo uomini e partiti di centro destra. Le parole di Di Lernia sono molto scivolose e meritano approfondimenti e riscontri. Nel verbale, non con riferimento a questioni di soldi, si fa anche il nome del ministro dei Trasporti Altero Matteoli, ex An passato al Pdl, che sarebbe stato anche lui un referente sul versante politico degli imprenditori interessato ad appalti nell’aeroporto di Venezia. A un deputato, referente di Guido Pugliese (amministratore delegato di Enav), era destinata la quota per l’Udc. Nel verbale c’è anche il nome dell’ex ministro Romano Brancher, molto vicino a Guarguaglini, cui Di Lernia sostiene di avere versato per un certo periodo 15mila euro al mese, che però erano regolarmente fatturati perché destinati al finanziamento di un’associazione.
“Non pagavo soltanto io, pagavano tutti, se non si voleva uscire dal giro”, ha raccontato Di Lernia che ieri Marco Milanese ha querelato per l’accusa di ricevere da Angelo Proietti – il costruttore che ha ristrutturato gratis l’appartamento di via campo Marzio – 10mila euro al mese per pagare l’affitto della stessa casa. Replica l’avvocato Natale Perri, difensore di Di Lernia: “La nostra risposta è stata l’avvio di un procedimento per ottenere la restituzione del milione e 900 mila euro che Di Lenia ha sborsato per compare una barca il cui vero valore non supera i 700 mila euro”.
Una barca di guai
I soldi della barca li aveva tirati fuori proprio lui, Di Lernia, perché Massimo De Casare titolare dell’Eurotec era soltanto un prestanome, di fatto un suo dipendente.
Nel verbale davanti al Gip Anna maria Fattori, Di Lernia ha insistito sul capitolo Proietti sostenendo di avere appreso da Lorenzo Cola che proprio l’imprenditore edile titolare della Edil Ars avrebbe versato 10 mila euro al mese a Milanese per l’affitto della casa abitata dal ministro Tremonti. E pare che anche nel verbale segretato del pm Ielo abbia parlato di versamenti a Milanese.
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