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mercoledì 6 luglio 2011

PRATO. Sai, ho un amico che lavora in Borsa a Milano, c'è la possibilità di fare un investimento redditizio... Con questa scusa un carabiniere scelto avrebbe truffato una dozzina di suoi colleghi facendo sparire oltre un milione di euro. Di questo e altro è accusato Giacomo Evangelista, fino al 2007 in servizio al Comando provinciale di Prato e ora sospeso in attesa di giudizio. La clamorosa vicenda è emersa in un processo in corso davanti al giudice monocratico Franco Borselli. Evangelista, difeso da Antonino Denaro, non è solo sul banco degli imputati. Accanto a lui figura il medico Stefano Biscioni, ma in posizione un po' più defilata: all'inizio era parte lesa, poi avrebbe lui stesso procacciato investitori garantendo per il carabiniere. Per questo è accusato di truffa, mentre al militare, oltre alla truffa aggravata, viene contestata la ricettazione e il ricorso abusivo al credito. Una storia al limite dell'incredibile, che è stata accuratamente tenuta riservata dagli inquirenti fino all'approdo in aula, nonostante il carabiniere abbia passato qualche tempo agli arresti domiciliari. L'arresto, non consentito per la truffa, è scattato quando gli investigatori (i suoi stessi colleghi) hanno scoperto che Evangelista avrebbe pagato un avvocato civilista con un assegno di provenienza furtiva: la ricettazione consente la misura cautelare. Ma non è questa l'accusa più pesante da cui il carabiniere è chiamato a difendersi. Quello che gli si contesta è di aver tradito la fiducia di numerosi colleghi, alcuni dei quali ci hanno rimesso i risparmi di una vita. E questo, comunque vada a finire il processo, è un peccato mortale per il quale in caserma è già stato "condannato". La storia inizia tra il 2002 e il 2003, quando Evangelista viene trasferito al Nucleo radiomobile di Prato. E' un tipo simpatico, estroverso. Ben presto si fa la fama di esperto di cose economiche. Gli altri il lunedì mattina commentano i titoli della Gazzetta, lui invece lo vedono spesso col Sole 24Ore sotto braccio e gli chiedono consigli. Lui non si fa pregare, dice di avere un amico che lavora in Borsa a Milano e che, volendo, si possono fare investimenti vantaggiosi.
In tanti gli credono e comincia la raccolta dei contanti. Qui c'è una prima stranezza: Evangelista non rilascia ricevute, nemmeno per grosse cifre. Siccome l'investimento formalmente lo fa il suo amico, non può essere il carabiniere a firmare ricevute. Qui scatta forse un riflesso condizionato: figuriamoci se non mi posso fidare del collega, non sarà mica lui a fregarmi... Probabilmente è andata così, ma colpisce l'ingenuità di sottufficiali che certamente hanno dovuto occuparsi più volte di truffe di questo tipo e chissà quante volte hanno raccomandato agli investitori di non fare operazioni in contanti senza ricevuta. C'è un maresciallo del Comando provinciale che da solo dice di aver versato a Evangelista 235.000 euro mettendo insieme la liquidazione di un sinistro stradale e i risparmi dei parenti. Lo stesso maresciallo, lo ha testimoniato ieri in aula, ha cercato di recuperare i propri soldi quando ha capito che rischiava di non rivederli. Insieme a Evangelista è andato a San Marino, ha parlato con un funzionario di banca ma non ha potuto riavere il denaro. E una rogatoria disposta dal sostituto procuratore Roberta Pieri proprio a San Marino ha trovato sì i conti correnti, ma vuoti. L'imputato, per il resto, non ha beni intestati. Che fine hanno fatto dunque i soldi? L'ipotesi è che il carabiniere fosse un forte scommettitore e abbia perso molto al gioco. La Procura in parte ci crede. Del resto non sono state trovate tracce di depositi, né del presunto amico che lavorava in Borsa a Milano. A un certo punto nella vicenda si è inserito anche il medico Stefano Biscioni, amico di Evangelista. Lui stesso avrebbe perso dei soldi con gli investimenti proposti dal carabiniere, ma allo stesso tempo avrebbe convinto altri medici a investire, garantendo sulla bontà dell'operazione. Anche in questo caso, tutto senza ricevuta. Alcuni si sono costituiti parte civile nel processo, assistiti tra gli altri da Eugenio Zaffina, mentre molti carabinieri hanno preferito rimanere fuori dal procedimento. Uno in servizio a Carmignano ha raccontato ieri in aula di aver preso un finanziamento di 38.000 euro a Montecatini e di averne girati 30.000 in contanti a Evangelista. Voleva comprare un'auto. «E poi è rimasto a piedi?» gli ha chiesto il giudice prima di rinviare a settembre. «Effettivamente sì» ha ammesso.


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