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sabato 4 giugno 2011


Mentre nel mondo un miliardo di persone soffre la fame, i prezzi degli alimenti sul mercato globale sono destinati a salire sempre di più, a causa della crescita incontrollata della popolazione terrestre e dell’aumento del tenore di vita nei Paesi “emergenti” – Cina, India, Brasile, Paesi Arabi ricchi, ecc. – che stanno già attuando una nuova forma di colonialismo accaparrandosi a suon di dollari decine di milioni di ettari da coltivare nei Paesi più poveri (land grabbing). E’ questa l’opinione di alcuni degli studiosi che hanno partecipato al seminario sull’accesso al cibo promosso dal Barilla Center for Food & Nutrition a Milano. Con prospettive sempre più preoccupanti nel lungo periodo a causa del contemporaneo esaurimento dei suoli coltivabili e dell’aumento senza controllo della popolazione mondiale, che supererà i 7 miliardi di persone nel prossimo autunno 2011 e oltrepasserà i 9 miliardi a metà del secolo.
”Quest’anno la curva dei prezzi ha raggiunto un picco superiore a quello record che ci fu nel 2008 – ha spiegato Andrea Boltho, docente di economia internazionale e Emeritus Fellow della University of Oxford – e nel medio periodo ci si aspettano nuovi rincari soprattutto perché la popolazione crescerà del 30% entro il 2050 e per il fatto che in alcuni paesi sta crescendo la domanda di cibo di qualità per effetto dell’aumento dei redditi. Dal lato dell’offerta invece assistiamo a una diminuzione della produttività che arriverà al 20% nei prossimi anni per il degrado dei suoli e per la minore disponibilità di terreni”.
La minore disponibilità di beni alimentari sta già avendo un effetto nel fenomeno del ‘land grabbing’, l’accaparramento da parte di alcune nazioni come Cina e Arabia Saudita di terreni, che nel 2011 raggiungerà gli 80 milioni di ettari (pari alla superficie agricola di Italia, Francia, Germania e Gb messe assieme). Tutto ciò, unito alla speculazione sui prezzi, potrebbe determinare nuovi forti rincari. ”Per frenare il fenomeno serve più trasparenza da parte di tutti gli attori sulla situazione del mercato – ha affermato Steven Schonberger, Regional Economist per l’Africa Occidentale e Centrale del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD) – inoltre i vari paesi devono condividere le informazioni sulle scorte e la capacità produttiva, come si fa già per il petrolio, per evitare la crescita dei prezzi dovuta alla paura irrazionale”.
Un altro squilibrio è determinato dal fatto che nel mondo occidentale almeno un miliardo di persone è in sovrappeso o affetto da obesità, a fronte di un numero equivalente di persone (quasi 1 miliardo, secondo la FAO) che ha problemi di denutrizione. Il 75% di queste ultime vive in comunità rurali ed è costituita principalmente da piccoli agricoltori. La regione con il maggior numero di denutriti è l’Asia (555 milioni), seguita da Africa Subsahariana (201), America Latina (47), Medio Oriente e Nord Africa (32). Se da un lato, nel periodo 1990-2007, la situazione della denutrizione è leggermente migliorata in Asia (-5,7%)  e in America Latina (-13,3%), è avvenuto invece il contrario nell’Africa Subsahariana (+22%) e nelle regioni del Nord Africa e del Medio Oriente (+65,3%). 
Le speculazioni sulle materie prime. Nel corso del meeting della Barilla si è parlato anche delle politiche da adottare a livello globale per garantire uno sviluppo agricolo equo e sostenibile: il settore sta infatti attraversando una forte crisi, aggravata da speculazioni finanziarie sulle materie prime alimentari che hanno reso ancora più imprevedibili le fluttuazioni del prezzo del cibo, con ricadute particolarmente rilevanti sulle fasce più povere. Come hanno sottolineato i relatori Andrea Boltho, docente di economia internazionale e Emeritus Fellow della University of Oxford, David Dawe, Senior Economist presso la Agricultural Development Economics Division della FAO, Steven Schonberger, Regional Economist per l’Africa Occidentale e Centrale del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD).
Land grabbing, il nuovo colonialismo. Negli ultimi due anni sono quadruplicate le terre accaparrate a suon di dollari e con altri metodi da parte dei Paesi “emergenti”, e sovrappopolati, nei territori dei Paesi più poveri: da 20 a 80 milioni di ettari le superfici soggette a questo fenomeno neocoloniale. La diminuzione della produttività agricola in alcune aree del Pianeta, legata a fenomeni naturali – come l’inaridimento dei suoli, la scarsità delle risorse idriche, gli effetti del cambiamento climatico -  hanno portato alcuni governi a cercare opportunità alternative per assicurarsi i livelli produttivi necessari a soddisfare i fabbisogni alimentari. Il fenomeno che consegue è il cosiddetto land grabbing (accaparramento di terre). La competizione e la corsa per l’accaparramento per le risorse naturali sono spesso violente. Per darvi risalto, il direttore generale della FAO, Jacques Diouf, ha definito l’odierno land grabbing come una forma di “neocolonialismo”. Comunque, non sempre queste acquisizioni di terre da coltivare sono giudicate negativamente, soprattutto per il fatto che spesso i Paesi “colonizzati”, nella speranza di poter sviluppare e modernizzare il proprio sistema agricolo contando sulle tecnologie, i capitali e i fertilizzanti degli investitori, accettano questa “invasione”. Il timore circa questa pratica riguarda però l’impatto del land grabbing sulle popolazioni povere locali, che in pratica perdono il controllo e l’uso del territorio da cui dipendono. Il fenomeno ha dimensioni notevoli, è in forte aumento e non sembra del tutto contrastabile. 
Denutriti anche nei paesi ricchi. È comunque importante sottolineare come il numero di persone denutrite nei Paesi sviluppati, complici gli effetti della crisi globale, sia aumentato del 54% nel periodo 2007-2010 passando da 12 a 19 milioni di persone. Entro il 2050, inoltre, si stima che le aree coltivate del Pianeta si ridurranno del 20% in mancanza di azioni correttive che, sommate agli effetti di carenza d’acqua, cambiamenti climatici e infestazioni da agenti patogeni, porteranno a un calo della produttività stimabile fino a un 25%: una diminuzione delle risorse disponibili che avverrà in contemporanea all’aumento della popolazione globale, che nel 2050 supererà i 9 miliardi.
L’approccio multidisciplinare. Il Barilla Center for Food & Nutrition è un centro di pensiero e proposte dall’approccio multidisciplinare che affronta il mondo della nutrizione e dell’alimentazione mettendolo in relazione con le tematiche ad esso correlate: economia, medicina, nutrizione, sociologia, ambiente.  Organismo garante dei lavori del Barilla Center for Food & Nutrition è l’Advisory Board, composto da: Barbara Buchner, Direttrice del Climate Policy Initiative di Venezia, Mario Monti, economista, John Reilly, Economista, Gabriele Riccardi, endocrinologo, Camillo Ricordi, chirurgo e scienziato, Claude Fischler, sociologo, Umberto Veronesi, oncologo.





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