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martedì 7 giugno 2011

Nella caserma della stazione di Montagnana i carabinieri sapevano quanto era successo domenica 15 maggio. Quando Abderrahman Salhi, 25enne marocchino, in Italia senza permesso di soggiorno, era stato preso a forza da alcuni militari chiamati da donne preoccupate per le sua continue molestie durante la festa del Prosciutto, portato sulle rive del Frassine, messo in acqua fino alla cintola per fargli passare la sbronza e poi abbandonato lungo la sponda del fiume. A raccontare i fatti in caserma era stato il giorno dopo un sottufficiale dell’Arma in servizio in quella stazione. Le cose poi erano passate in secondo piano, anche perché di Abderrahman - già noto in paese e alle forze dell’ordine per diversi precedenti e una passione particolare verso l’alcool - non si era saputo più nulla. Fino alla mattina del 24 maggio, quando un contadino nota un corpo affiorare dalle acque del Frassine. Il volto è tumefatto, gonfio dal mix tra il caldo di quei giorni di metà maggio e dalla lunga permanenza nell’acqua. Ad attirare l’attenzione di tutti però è una grossa ferita alla testa del giovane. Subito si sparge una voce che racconta che a vederlo per l’ultima volta da vivo sarebbero stati dei carabinieri. In caserma le voci riportano ai racconti di una settimana precedente.

E chi aveva narrato cos’era successo la notte tra il 15 e il 16 maggio è chiamato a confermare se quel racconto possa coincidere con la scoperta del cadavere. Se, insomma, il nordafricano portato nel Frassine per farlo riprendere dalla sbornia con dell’acqua fresca di fiume fosse lo stesso rinvenuto morto poco più di una settimana dopo. La risposta è una sola: sì, quel corpo riaffiorato dall’acqua è quello di Abderrahman Salhi. A confermarlo anche l’identificazione del cadavere da parte degli inquirenti. Da qui le indagini, condotte a quattro mani dal sostituto procuratore Roberto D’Angelo e dal procuratore aggiunto Matteo Stuccilli si concentrano su quattro militari della Benemerita. L’inchiesta, così come l’autopsia, viene secretata vista la delicatezza del caso. Ma nel registro degli indagati ci finiscono quattro carabinieri per la morte del 25enne nordafricano. Pesantissime la accuse che la Procura contesta loro, tra cui il sequestro di persona.
Quello su cui gli inquirenti stanno lavorando è cercare di capire come mai sia successa una cosa simile. Se si tratta in definitiva di un caso isolato finito in tragedia o se quello di portare gli ubriachi nelle acque del Frassine sia un’abitudine. La magistratura sta lavorando anche per ricostruire le fasi di quella serata alla festa del Prosciutto. Quel che è certo è che Abderrahman era ubriaco e disturbava le persona arrivate in centro a Montagnana. Nel suo mirino c’erano finite soprattutto le giovani donne e le ragazze. Sono state alcune di loro a chiedere l’intervento degli uomini dell’Arma che sono arrivati e hanno caricato il 25enne in macchina e allontanarsi. Secondo le prime ricostruzioni l’avrebbero portato in caserma, in seguito sulle sponde del Frassine. Poi non si era saputo più nulla fino al 24 maggio. Da chiarire i mille punti interrogativi di quella notte. Soprattutto l’origine di quella ferita alla testa che però, sembra, non lo avrebbe ucciso. Il giovane sarebbe morto annegato.


Testimonianze: «Quando siamo ubriachi ci buttano in acqua dal ponte»



La testimonianza di un ragazzo, anch’egli finito nel canale gettato dai Carabinieri:

 



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