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giovedì 2 giugno 2011
Nell'ambito della cooperazione militare con la Germania Tel Aviv perfeziona l'acquisto del sesto sottomarino tedesco in dieci anni

Nell'anno della prima intifada, il 1987, Israele si oppose con forza alla vendita di armi da parte della Germania ai Paesi arabi. Secondo quanto riferiva il New York Times , il leit-motif della diplomazia di Tel Aviv era che la nazione dell'Olocausto non avrebbe dovuto garantire aiuto militare ai nemici degli ebrei. L'intenzione di Bonn era di costruire otto sottomarini per l'Arabia Saudita ed entrare in gara con altri produttori per la fornitura, sempre all'Arabia Saudita, di carri armati Leopard. Un'altro mercato importante era il Pakistan, altro Paese islamico, che per i tedeschi significava piazzare diverse fregate classe 122.

Dopo lunghi negoziati, oggi Israele acquista il suo sesto sottomarino dai tedeschi. I ritardi nella commessa sono stati motivati dal prezzo: se nel 1999 lo Stato tedesco aveva coperto la metà dei costi dei primi tre sottomarini, consegnati qualche anno dopo, e nel 2006 aveva scontato un terzo del miliardo e trecentomila dollari degli altri due sottomarini, consegnati nel 2010, adesso Tel Aviv dovrà pagare, se non il prezzo pieno (non rivelato), sicuramente una cifra compresa tra 500 e 700 milioni di dollari, secondo quanto riportato dal quotidiano israeliano Haaretz il 5 maggio scorso.


Il Congressional Reports Service, think tank Usa che fornisce rapporti ai membri del Congresso americano, scrive il 19 gennaio 2007 che "una solida ma segreta collaborazione militare e di intelligence tra Germania e Israele va avanti dal 1960, poco prima che il governo della Germania Ovest sospendesse le forniture 'ufficiali' nel 1964". Nonostante da allora una legge vietasse l'esportazione di armi tedesche verso luoghi di potenziale conflitto, sempre secondo il rapporto, "la quantità e il valore delle consegne rimasero sempre oscuri, ma gli analisti sostengono che le armi tedesche hanno giocato un ruolo considerevole nelle vittorie militari israeliane del '67, '73 e '82. In risposta all'Iraq che lanciava attacchi missilistici su Israele durante la Guerra del Golfo del '90-'91, l'esercito tedesco rifornì Israele di armi e cospicuo sostegno finanziario".

Dopo che, nel 2006, il governo tedesco dette il via libera alla vendita del veicolo corazzato 'Dingo' e a quella dei due sottomarini 'Dolphin', il Jerusalem Post reagì scrivendo che "mentre la generazione dei loro nonni ha perpetrato l'Olocausto, e la generazione successiva ha pagato per l'Olocausto con risarcimenti alle vittime, l'attuale generazione sta contribuendo a evitare un secondo Olocausto fornendo all'Israeli Defence Forces alcuni dei più poderosi sistemi d'arma del suo arsenale. In fatto di 'passi correttivi', questo è effettivamente un passo gigantesco".

La Germania ha venduto a Israele siluri, veicoli corazzati e parti di ricambio per i carri armati Merkava, utilizzati nei Territori palestinesi occupati. Se non direttamente, attraverso ditte licenziatarie con base negli Stati Uniti. In questo modo, gli israeliani hanno potuto utilizzare gli aiuti finanziari che annualmente Washington destina alle forze armate di Tel Aviv.

I sottomarini Dolphin possono trasportare sommozzatori d'assalto, depositare mine sottomarine e lanciare razzi contro bersagli marini o terrestri. "La loro missione più delicata rimane comunque un segreto - scrive l'analista militare tedesco Otfried Nassauer il 3 aprile 2009 -. I sottomarini Dolphin posseggono sei tubi per i siluri da 533 mm e quattro da 650 mm. A cosa servono questi ultimi? Israele è una potenza nucleare non dichiarata, e vede il Dolphin come parte del suo potenziale strategico. Da quando fu reso noto il test di un missile con un range di 1.500 chilometri al largo delle coste dello Sri Lanka nel 2000, molti osservatori ritengono che Israele voglia dotare i Dolphin con armi atomiche".

Il primo settembre 2009 il quotidiano sudafricano Sunday Times raccontò la storia di un israeliano che protestava perché Israele aveva comprato dall'Audi, casa produttrice di Ingolstadt, in Baviera, la sua flotta di auto blu. Sopravvissuto all'Olocausto, il settantasettenne Shmuel Elhanan si chiedeva il perché "i nostri governanti debbano guidare auto tedesche. Non capiscono l'impatto della loro decisione?". Ma i tempi cambiano. Dopo gli Stati Uniti, oggi è la Germania il secondo partner commerciale di Israele, con 3,7 miliardi di euro.




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