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sabato 4 giugno 2011

La data è di quelle da non dimenticare. La Germania fermerà il suo ultimo reattore nucleare nel 2022, diventando così la prima potenza industriale a rinunciare all'energia atomica. Lo ha annunciato il ministero dell'Ambiente tedesco.
I tre reattori più moderni del Paese si fermeranno al più tardi a fine 2022, ha dichiarato il ministro Norbert Rottgen (Cdu) dopo una riunione tra i leader della coalizione e la cancelliera Angela Merkel che già alcune settime fa, vedi link, aveva annunciato il progetto. Otto dei 17 reattori tedeschi già tagliati, dopo la catastrofe di Fukushima, dalla produzione di energia elettrica non saranno più riattivati, ha aggiunto Rottgen, definendo la decisione "irrevocabile".
«E' una decisione di valore storico. La scelta della Germania di uscire dal nucleare segna la fine di un'epoca. E' la conferma che del nucleare, tecnologia troppo rischiosa e costosa, si può fare a meno. Se anche il paese più industrializzato d'Europa abbandona il nucleare, significa che un'altra politica energetica è possibile»: commenta Fabrizio Vigni, presidente nazionale Ecodem, all'annuncio del governo tedesco.
«Viene da chiedersi: c'è davvero ancora qualcuno in Italia, a questo punto, così folle da voler salire su un treno dal quale gli altri stanno scendendo? E giù il cappello di fronte al coraggio ed all'onestà del governo tedesco: mentre quello italiano ricorre a trucchi e mezzucci per aggirare il referendum con una moratoria temporanea, il governo della Merkel compie una scelta netta e irreversibile. La verità è ormai davanti agli occhi di tutti - conclude Fabrizio Vigni -: il futuro non è nel nucleare, ma in una politica che sempre più mette al primo posto l'efficienza energetica e le rinnovabili».

Se una potenza economica come la Germania non punterà più a livello energetico sul nucleare, davvero ci è sempre meno chiaro perché il governo italiano invece riesca nell'impresa addirittura di voler impedire il referendum. Per poi magari, parlando sempre di economia, elogiare i tedeschi e sostenere che sono loro il modello per la crescita... Costi, impatti ambientali, nessuna risoluzione ad alcun problema energetico, sono elementi ormai chiari a tutti. Non è questione cara solo agli amti-nuclearisti storici. Non regge nemmeno più la questione "emozionale", casomai quella politica. In Germania lo si è capito molto bene, da noi no.
Ovviamente c'è chi non la pensa come noi: «Siamo abituati agli annunci ed alla retromarcia della Germania» dichiara Alfonso Fimiani, Presidente dei Circoli dell'Ambiente e Presidente dei Comitati dell'Astensione, «quindi non ci meravigliamo: ogni volta che il Partito Ambientalista raccoglie un numero di consensi tale da avere una forte influenza sulla gestione amministrativa del Paese arrivano gli spot per accontentare i suoi seguaci. Discorso diverso va fatto se i reattori non hanno superato gli stress tests: in tal caso le centrali vanno chiuse, ma l'afflusso di energia deve rimanere invariato. Credo invece che la Germania sarà costretta alle continue proroghe a cui è avvezza e non rinuncerà mai al nucleare».
Mentre per il Presidente nazionale dei Verdi per la Costituente ecologista Angelo Bonelli: «Il governo Berlusconi vuole fare l'opposto della Germania che ha deciso di uscire definitivamente dal nucleare: una scelta importante che non solo conferma la decisione presa dai Verdi tedeschi quando erano al governo ma che disegna uno scenario nuovo per le politiche energetiche europee che punteranno sempre più su rinnovabili, efficienza e risparmio energetico. Queste sono ore decisive per il futuro dell'Italia perché la corte di Cassazione è chiamata a pronunciarsi sul quesito referendario sul nucleare che il governo Berlusconi ha sabotato per impedire agli italiani di fermare definitivamente il nucleare».
«La Germania dimostra chiaramente che senza l'atomo l'economia di una grande nazione può progredire senza subire il rischio radioattivo e i costi elevatissimi delle centrali nucleari. I tedeschi puntano ad avere per il 2050 l'80% dell'energia prodotta da fonti rinnovabili con milioni di nuovi posti di lavoro, creando una ricchezza più distribuita e democratica. Quello che dovrebbe fare il nostro Paese se non avesse un governo che affossa le rinnovabili e punta ad ingannare i cittadini sul nucleare».
Vedremo chi avrà ragione, nel frattempo è ondata di acquisti in Piazza Affari sui titoli legati alle energie rinnovabili, contagiati dai concorrenti tedeschi ed europei che festeggiano appunto l'uscita dal nucleare della Germania entro il 2022.
In un mercato piatto - scrive la Reuiters - .FTITLMS, intorno alle 11,20 Enel Green Power sale del 2,6% ed è il titolo migliore del FTSE Mib .FTMIB; Falck Renewables guadagna il 6,8%, Ternienergia  il 2,4%, Pramac l'1%; i volumi sono nella norma. E' la finanza, bellezza, ma è un segnale di cui vedremo nei prossimo giorni i risultati concreti.
«Il settore italiano si muove sulla notizia della fine del nucleare tedesco, che ha mosso tutti i titoli europei. Con l'uscita della Germania dall'atomo, le possibilità che in Italia si proceda su questa strada diminuiscono ancora, referendum o no, e il mondo delle energie alternative trova nuovo appeal», dice un analista.
Sulla scia della notizia, il Wwf lancia oggi l'iniziativa "Dimmi di Sì", dimmelo più volte e nel dialetto che conosci, dimmelo in webcam e in cabina elettorale. Si tratta del nuovo invito del Wwf per i Referendum del 12 e 13 giugno. "Dimmi di Sì" è una videogallery autogestita che consente a tutti/e di esprimere il proprio Sì contro il Nucleare e la privatizzazione dell'acqua, invitando così gli elettori - come insegna il Pinocchio del Wwf - a "non farsi prendere per il naso" dalle ‘bugie' diffuse sui temi referendari.
L'iniziativa viene lanciata proprio nel giorno in cui la Germania annuncia che conferma il suo ‘addio' al nucleare entro il 2022, così come aveva già fatto il precedente Governo, e quindi già prima dell'incidente di Fukushima: «Una grande lezione di serietà, rispetto alla quale è da rimarcare che in Germania si è tracciata una strada precisa, anche prendendo atto della chiarissima volontà della maggioranza dell'elettorato, che non ha gradito affatto rinvii dello stop - ha dichiarato Stefano Leoni, presidente del WWF Italia- . La decisione non avviene solo per motivi politici o per paura, ma per concretissimi motivi economici e gestionali legati alla sicurezza anche delle scorie: il Governo di Angela Merkel dichiara dunque che l'addio all'atomo entro il 2022 è "irrevocabile", coerentemente con la politica dei Governi tedeschi degli ultimi decenni che hanno puntato su rinnovabili e ed efficienza energetica. Ancor più oggi le decisioni del Governo e del Parlamento italiano appaiono invece a dir poco tragicomiche:  il timore del pronunciamento popolare sta generando ‘panico' nei confronti del referendum popolare e ad oggi quella che in realtà si vuol far credere come un'abrogazione del nucleare è di fatto una moratoria che rinvia nuovamente la decisione al Parlamento che dovrebbe pronunciarsi sulla base di non meglio definiti nuovi studi e  di non meglio identificate posizioni comunitarie».



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1 commenti:

patriziodevero ha detto...

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