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lunedì 6 giugno 2011

Greenpeace Amazzonia1 e1307310287615 Amazzonia, la mafia del legno uccide ancoraCentinaia gli attivisti ambientali minacciati o uccisi per essersi posti contro la deforestazione e gli interessi delle lobby dei latifondisti
Uccisi perché avevano stretto i pugni e si erano battuti contro lo sfruttamento della loro terra. Perché con il loro lavoro e la loro attività si erano messi contro le mafie di latifondisti e delle compagnie per la vendita di legname. Perché volevano difendere la loro foresta e avevano detto no alla deforestazione massiccia del territorio sul quale vivevano.Dal 2000 al 2010 sono almeno 165 i leader contadini ed ambientalisti che in Brasile – per la maggior parte nella regione del Parà, la zona amazzonica del Paese – hanno ricevuto minacce di morte a seguito della loro attività contro la deforestazione e contro gli interessi delle lobby del legname. Una lista a cui ne va aggiunta un’altra, ben più macabra: quella che parla di 1.581 omicidi negli ultimi 25 anni per questioni legate allo sfruttamento delle foreste e del territorio brasiliani, di cui 393 tra il 2000 e il 2010.


A fornire i dati aggiornati è la Commissione Pastorale per la Terra (Comissão Pastoral da Terra, Cpt) della Chiesa cattolica brasiliana, che da anni monitora la drammatica situazione e che ha visto negli ultimi giorni partire una nuova escalation di violenza e nuovi omicidi legati a questioni di questo tipo. Il primo di questa nuova serie è avvenuto il 24 maggio a Nova Ipixuna, nel sud-est del Parà, dove sono stati assassinati Cláudio José Ribeiro da Silva e sua moglie Maria do Espírito Santo, attivisti ambientali nonché leader del Consiglio Nazionale dei Lavoratori estrattivi (CNS), che unisce i raccoglitori della gomma nella foresta amazzonica e storicamente si batte contro la deforestazione dell’area. Il 27 maggio è stata la volta del contadino Adelino "Dinho" Ramos, ucciso mentre vendeva verdura in un mercato nello stato di Rondonia: l’uomo era il presidente del Movimento Camponeses Corumbiara, un’associazione di piccoli agricoltori amazzonici che si batteva contro le compagnie del legno, e negli ultimi due anni era già stato più volte minacciato di morte a causa delle sue denunce contro le segherie di legname abusive della zona.  Il giorno successivo sempre a Nova Ipixuna è stato invece ucciso il contadino Eremilton Pereira dos Santos, che faceva parte della cooperativa di frutta e oli vegetali del villaggio, mentre il 1 giugno è toccato a Marco Gomes da Silva, ammazzato a Eldorado de Carajas, nello stato di Parà.
Una lista di nomi che non è ancora stata vendicata, perché nessun colpevole è ancora stato identificato per questi omicidi. Un assassino senza volto che porta però con certezza il nome del denaro e degli interessi, quegli interessi che crescono così fecondi sulla ricca foresta amazzonica: non solo l’industria del legno (prima causa della deforestazione nell’area), ma anche il commercio di carne bovina – di cui il Brasile è uno dei maggiori esportatori mondiali – che richiede sempre nuovi pascoli e «altri interessi industriali, come l’espansione delle piantagioni di soia per la produzione di mangimi e del biodiesel, l'estrazione del ferro e della bauxite e le centinaia di progetti infrastrutturali come la diga idroelettrica di Belo Monte in Pará», spiega un articolo pubblicato sul sito dell’osservatorio indipendente sulle foreste primarie “Salva le Foreste”.
E sono sempre questi interessi a spingere sul Congresso Brasiliano affinché modifichi il Codice Forestale ufficiali ambientali1 e1307310422446 Amazzonia, la mafia del legno uccide ancorache regola la deforestazione nel Paese: il disegno di legge della riforma, proposto dal deputato Aldo Rebelo, è stato approvato alla Camera dei Deputati brasiliana il 24 maggio, stessa data dell’uccisione di Cláudio José Ribeiro da Silva e di Maria do Espírito Santo, e deve essere ora varato dal Congresso. L’attuale Codice Forestale prevede infatti  che i proprietari terrieri debbano mantenere intatta almeno una certa percentuale di foresta nativa sui propri terreni - che varia dal 20% sulle aree costiere per arrivare all’80% nel caso dell’area amazzonica  - e definisce la categoria di area protetta permanente per le foreste in aree particolarmente sensibili (ad esempio lungo gli argini dei fiumi), ma si tratta di disposizioni per la maggior parte ignorate dai latifondisti brasiliani. La riforma andrebbe ad allentare il Codice Forestale, riducendo le aree protette e aprendo la strada a sempre maggiori deforestazioni legalizzate, e ha spinto dieci ex ministri dell’ambiente brasiliani a scrivere al Congresso Nazionale e al presidente Dilma Rousseff – che in questi giorni ha inviato nella regione del Parà truppe federali speciali per far fronte alla nuova ondata di violenza – per chiedere di bloccare le modifiche proposte.
Una disputa che va ad inserirsi in un quadro più ampio, quello della Giornata Mondiale dell’Ambiente del 5 giugno che nell’anno 2011 è stata dedicata proprio alle foreste, in particolare a quelle delle aree dell’Amazzonia, del Congo e del Borneo Mekong, che da sole ospitano due terzi della biodiversità terrestre e forniscono al tempo stesso sostentamento ad oltre un miliardo di persone.





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