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domenica 15 maggio 2011
Arrivano le elezioni e alcune brutte, vecchie pratiche sembrano non scomparire mai. Da Napoli, città dove si svolge una delle sfide più importanti, arriva la denuncia che i voti ai partiti vengono scambiati con soldi, pacchi di beni alimentari e perfino con i biglietti per vedere le partite di Cavani e Hamsik al San Paolo.

Voti comprati in cambio di pacchi di alimentari, soldi e biglietti e abbonamenti per le partite del Napoli. Lo denunciano i Verdi. “Chiediamo alla Questura e alla Dia di attivarsi immediatamente per verificare la compravendita di voti attraverso la distribuzione di pacchi di alimentari abbinati a 50 euro e addirittura biglietti per le partite del Napoli e abbonamenti per l’ anno prossimo”, dichiara il presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli che stamane ha realizzato un tour in alcune zone a rischio della citta’ di Napoli, come i Quartieri Spagnoli e il Pallonetto di Santa Lucia, con il commissario regionale del partito Francesco Emilio Borrelli “In alcuni seggi come quelli del Pallonetto di Santa Lucia o ai Quartieri Spagnoli, o a Scampia e Secondigliano si stanno investendo centinaia di migliaia di euro per accaparrarsi i voti come stanno segnalando tanti cittadini – continua Bonelli – Per quanto ci riguarda verificheremo anche i movimenti dell’ ex Consigliere Alajo che e’ risceso in campo per Lettieri.

Un problema di natura elettorale proviene anche da uno stabilimento della Fiat. Sel, il partito di Vendola, denuncia che non vengono concessi permessi ai dipendenti che devono fare i rappresentanti di lista ai seggi.

Sinistra ecologia e liberta’ ha chiesto l’intervento del ministero dell’Interno contro la decisione della Fiat di Termoli di considerare “i giorni in cui i rappresentanti di lista saranno impegnati ai seggi come giorni di ferie o di permesso non retribuito”. E’ quanto si legge in una nota che riporta il testo della lettera che la segreteria nazionale di Sel ha inviato al prefetto di Campobasso. La decisione “oltre a essere palesemente in contrasto con la legge rischia di insinuare comunque, anche nel suo paradosso, un timore comprensibile nei lavoratori che eventualmente avevano dato la loro disponibilita’ a svolgere una funzione di garanzia”, sostiene Sel.

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