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martedì 17 maggio 2011

Resta in carcere don Riccardo Seppia, il parroco genovese di 51 anni della Chiesa del Santo Spirito di Sestri Ponente finito in manette per aver violentato un 16enne e aver ceduto cocaina a un altro giro di ragazzi. Il gip di Genova Annalisa Giacalone ha stabilito per lui “pericolo di reiterazione del reato e dell’inquinamento delle prove” escludendo solo il pericolo di fuga.

Don Seppia si è avvalso della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio di garanzia. “Il parroco di Sestri Ponente è pronto ad assumersi le sue responsabilità e a collaborare con i magistrati”, ha detto il suo legale, l’avvocato Paolo Bonanni, uscendo dal carcere di Marassi.

L’ordinanza choc. Nell’inchiesta spuntano altre tre persone indagate: si tratta di un ex seminarista di 40 anni, indagato per prostituzione minorile, per il suo ruolo di “adescatore” degli adolescenti; di un commerciante di abiti genovese e di un croupier di Milano, entrambi accusati di cessione di stupefacenti. La parte peggiore l’aveva proprio l’ex seminarista che “pescava” i ragazzini al centro commerciale La Fiumara di Sampierdarena (un quartiere della periferia Ovest di Genova) e nel centro storico. Come racconta l’ordinanza firmata dal gip Maria Vicidomini, il parroco si avvaleva dell’aiuto di un pusher nordafricano a cui per telefono parlava apertamente: “Non li voglio di sedici anni, ma più giovani. Quattordici anni vanno bene e, mi raccomando, che abbiano dei problemi di famiglia“, chiedeva il parroco mentre ignorava di essere ascoltato già da un anno. Nell’ordinanza non si fa cenno agli incontri sessuali con i ragazzini. Trapela in ambienti giudiziari che nelle prossime ore, in ambiente protetto, saranno ascoltate le vittime. Da ciò che emergerà dagli interrogatori la posizione del parroco potrebbe ulteriormente aggravarsi.


Gli sms e l’uso di internet. “E’ troppo bello, quanto me lo farei, è un peccato che non ci sta”, dice Seppia intercettato dai Nas (nucleo antisofisticazioni) di Milano mentre parla proprio con l’ex seminarista. “Devi vedere la foto profilo che ha messo su Facebook: è veramente bello”, gli risponde l’amico, 40 anni, che vive a due passi dalla chiesa sulle alture di Sestri e aveva rapporti quotidiani con Seppia, il “parroco della notte”. Già, perché ora che il velo è stato squarciato, i fedeli si fanno coraggio e raccontano quello che finora era rimasto nascosto. Raccontano che Riccardo entrava e usciva dalla canonica alle ore più strane della notte. Raccontano che il prete era stato visto più volte in locali gay, come il discopub Virgo di Sampierdarena, punto di riferimento per tutta la comunità gay genovese. Il rapporto del parroco con internet è intenso: è qui che don Riccardo  adesca le sue vittime, attraverso chat e social forum. Tre i computer sequestrati a Seppia, almeno 50 gli sms e altrettante telefonate definite “inequivocabili” al vaglio degli inquirenti.

L’inchiesta parte da Milano. E dalle carte emerge perché le indagini siano state svolte dal Nas di Milano: erano state avviate per verificare un giro di anabolizzanti usato nelle palestre e nellesaune milanesi. Nel corso di alcune intercettazioni, i militari si sono imbattuti in un giro dicocaina che aveva suo centro a Milano, dove venivano a rifornirsi spacciatori e consumatori da tutta Italia. E proprio tra i frequentatori di saune e palestre milanesi ci sarebbe stato anche don Riccardo, che non si sarebbe limitato a usufruire dei servizi sportivi o di benessere, ma sarebbe stato anche acquirente di stupefacenti. Di più: il suo scopo ultimo non sarebbe stato quello di assumere la sostanza, ma di scambiarla, una volta tornato a Genova, con i ragazzini, presumibilmente in cambio di prestazioni sessuali. Ragazzini che venivano contattati via sms da don Seppia: “E’ arrivata la neve, vieni, porta il solito regalino”, scriveva il prete alle sue vittime. “E se non era la ‘neve’ – spiega un investigatore – allora il sacerdote pagava a botte di 50 euro”.

Gli abusi al chierichetto di 16 anni. Al centro dell’inchiesta, in particolare, ci sono gli abusi subiti da un chierichetto della zona, un ragazzo di 16 anni affetto da un lieve ritardo mentale. “Sono a casa tutto solo,perché non vieni?”, gli aveva scritto don Seppia per attirarlo in canonica. Prima un bacio estorto con violenza (“Ora è fatta, gli ho dato un bacio con la lingua”, scriveva in un sms il parrocco) poi, per 6 mesi, i numerosi rapporti orali “aggravati dalla soggezione psicologica della vittima”, annotano i carabinieri. Al vaglio degli investigatori, inoltre, ci sono altri episodi, forse limitati ad approcci come nel caso di un altro quindicenne, abbastanza sveglio da non cadere nelle trappole del don. “Perché non vieni a confessarti?”, chiede Seppia al ragazzino. Per fortuna, nessuna risposta. “Non ci sta, ma io ci provo lo stesso, magari prima o poi mi risponde e ci sta anche”, rivela il prete all’ex seminarista suo amico con il quale si lasciava anche andare a sfoghi sulla libertà sessuale: “Io sono frocio, e lo sai che non ho alcun problema ad ammetterlo con nessuno”, diceva l’ex seminarista. “Beato te, ma lo sai che per me è diverso”, rispondeva il parroco di Sestri.

Il parroco di Recco: “La curia sapeva tutto, ma non ha fatto nulla”. ”Queste ingiustizie e povertà fanno davvero pena”. E’ amareggiato don Piercarlo Casassa, parroco genovese di 73 anni, quando parla di don Riccardo Seppia. “Da ragazzo è stato un mio curato – ricorda don Piercarlo, intervistato da Paolo Crecchi sul Secolo XIX -. Sono passati diversi anni, ma qualcosa di strano lo avevo già notato allora”. “Questa storia è davvero triste – dice don Piercarlo – l’incontro con quel giovane prete credo sia stata una delle esperienze peggiori della mia vita. Si presentava in parrocchia soltanto al pomeriggio, dopo avere dormito tutta la mattina, poi spariva e trascorreva in giro gran parte della notte”. Accuse dirette, l’anziano parroco, non ne fa, ma racconta di un giovane prete “tormentato”. “Ero andato in curia, volevo segnalare il caso, chiedere consiglio su come comportarmi – conclude l’anziano parroco – ma non ho mai avuto risposte…”.

L’appello di Don Gallo. “E’ un’occasione di sofferenza, di dolore, che induce ad affrontare alcuni temi non facili per me e per la mia Chiesa”. Così Don Andrea Gallo, scrive in prima pagina su Il Secolo XIX. E si rivolge al Cardinal Angelo Bagnasco, denunciando “la solitudine di noi preti”. Da qui un appello: “Abbiamo bisogno di sentirci più uniti, di essere più ascoltati, di essere costantemente contattati, e solo il nostro Vescovo, e al più il suo ausiliare, possono svolgere questa importante funzione” Don Gallo ringrazia Bagnasco “per il grande gesto che ha avuto recandosi immediatamente, appena si è diffusa la notizia dell’arresto del sacerdote accusato di pedofilia, nella parrocchia di Sestri Ponente. Un gesto rivoluzionario – sostiene don Gallo – perché non mi risulta che sia mai successo, da nessuna parte, in un’occasione di simile delicatezza. Un gesto molto lodevole perché ha dimostrato profondo rispetto verso i fedeli, verso quella chiesa, quella parrocchia sgomenta: il Cardinale ha affrontato la situazione in prima persona, mettendo in campo la propria responsabilità pastorale”.



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