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mercoledì 18 maggio 2011
La denuncia degli attivisti: 40 corpi a Deraa, città-simbolo delle rivolte. Accusa «Ci sono donne e bambini»

L'allarme è scattato subito, a poche ore dal ritrovamento dell'orrore: quaranta cadaveri in una fossa a Deraa, la città al sud della Siria dove due mesi fa sono partite le rivolte contro il regime di Assad. «Li hanno scoperti alcuni abitanti, me l'hanno raccontato loro prima che le forze di sicurezza gli confiscassero i cellulari», ha riferito al telefono Radwan Ziadeh, direttore del centro di Damasco per i diritti umani. La macabra scoperta lunedì, nel giorno in cui l'esercito avrebbe concesso ai residenti di poter uscire fuori dalle proprie case per un paio d'ore, dopo tre settimane d'assedio con i blindati che hanno isolato la città tagliando elettricità, copertura di cellulari e privato le case delle riserve d'acqua. «Nella fossa c'erano anche i resti di donne e bambini - continua Ziadeh -. Alcuni sono già stati identificati Abdulrazaq Abdulaziz Abazied (Abu Samer) e i suoi quattro figli: Samer, Samir, Suliman e Mohamed. Sono stati ritrovati anche tre membri della famiglia al-Mahmaed». Forse una donna e i suoi due bambini, come precisa l'agenzia Reuters che cita la testimonianza degli attivisti di Ondus, l'Organizzazione nazionale per i diritti umani in Siria. «Sono stati uccisi dalla quarta divisione dell'esercito guidato da Maher Assad», il fratello del presidente, sostiene Ziadeh.

La notizia è stata smentita dal governo siriano, che ha parlato ieri di una «campagna orchestrata da alcuni mezzi d'informazione contro la Siria nel tentativo continuo di attentare alla sua stabilità e alla sicurezza dei suoi cittadini». Alla maggior parte dei media internazionali è stato vietato di entrare in Siria e molti giornalisti entrati con visti turistici sono stati costretti a lasciare il Paese, rendendo così difficile la verifica delle notizie.


A supportare le accuse ci sono alcuni video postati su Youtube, sul canale ShamsNN gestito da attivisti anti-regime: in primo piano uomini in tute protettive e bombole che scavano nella terra per recuperare cadaveri. Immagini raccapriccianti, che mostrano corpi in decomposizione, mutilati e seminudi. Vicino alla fossa si vede un'auto con la targa di Deraa. L'autenticità del video, della durata di poco meno di un minuto e intitolato: «Fossa comune vicino al cimitero meridionale», non può essere verificata. In un'immagine si possono distinguere i corpi di almeno due persone, di cui una pare un bambino.


Dopo che la notizia della fossa comune ha iniziato a circolare in città, «le autorità ne hanno isolato il perimetro vietando agli abitanti di andare a cercare i cadaveri dei loro familiari e confiscando i loro telefonini per paura che ne divulgassero le immagini», aggiunge Ziadeh.


Ma evidentemente hanno agito in ritardo. L'attivista stima che siano oltre 700 le persone scomparse da Deraa da quando lo scorso 25 aprile tank e soldati sono entrati in città per reprimere le rivolte. «Le forze armate hanno fatto rastrellamenti casa per casa arrestando tutti gli uomini d'età compresa tra i 18 e i 45 anni», racconta. Dicevano che li avrebbero portati allo stadio, ma ora il timore che siano finiti nelle fosse cresce. La scoperta della fossa comune segna un agghiacciante inasprimento della brutale repressione delle proteste: un migliaio di persone ha perso la vita e 10 mila sono state arrestate nelle prime 9 settimane di rivolta in Siria, stimano gli attivisti. La Casa Bianca lunedì ha accusato il regime siriano di incitare i palestinesi al confine contro Israele per distogliere l'attenzione dalla carneficina in atto contro la sua gente.


fonte c.d.s.







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