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lunedì 9 maggio 2011

Arrivano i soldati e si scatena l’esercito di cameraman e tv. Napoli è salva dalla monnezza per volere di Silvio Berlusconi e grazie a Ignazio La Russa che, ancora una volta, manda imarines antimunnezza. E’ l’ennesimo bluff, il grande spot elettorale a spese del contribuente e dei soldati, di nuovo umiliati e ridotti dal governo e dal ministro della Difesa al rango di netturbini. 3800 tonnellate ancora in strada, le discariche esaurite, gli impianti di tritovagliatura e impacchettamento dei rifiuti bloccati. A Tufino (vedi le immagini) decine di autocompattatori bloccati, in fila da una ventina di ore, gli autisti esasperati, i rifiuti che fermentano e colano percolato. Eppure 8 mezzi dell’esercito, con sole 19 tonnellate di rifiuti a bordo, hanno la precedenza, sorpassano tutti e scaricano. Protestano i vertici dell’Asia(l’azienda municipale di raccolta dei rifiuti) e promettono azioni clamorose, fa sentire la sua voce l’assessore all’igiene Paolo Giacomelli, “Tutto questo non ha senso, non si accettano corsie preferenziali per i camion. Oltretutto il personale in attesa di sversare è tutto in servizio straordinario. Il prefetto intervenga”. Ma la logica della propaganda, utile solo a Silvio Berlusconi che il prossimo 13 maggio sarà a Napoli per dare un aiuto al suo debolissimo candidato Gianni Lettieri, e lo farà producendosi in un nuovo miracolo della monnezza. Come nel 2008, più del 2008.

Napoli è sommersa di rifiuti. Tonnellate di monnezza “democraticamente” sparse su tutto il territorio che attirano voraci gabbiani, fermentano al sole in compagnia di enormi “zoccole”, ammorbano l’aria, avvelenano la campagna elettorale e forniscono robusti argomenti a quel40% di napoletani che proprio non ne vogliono sapere di andare a votare. Arrivano i militari. Ma non c’è un piano e Berlusconi non chiarisce alcuni punti. Il primo, ed è il cuore della perenne emergenza rifiuti a Napoli, dove finiranno le migliaia di tonnellate raccolte? In quale discarica, bruciati da quale inceneritore, “trattati” da quali impianti? Nessuno lo dice. Il sospetto è che il Cavaliere abbia già una idea in testa, o meglio, una discarica da utilizzare, una soluzione che in questi mesi di crisi nessuno ha proposto né alla sindaca Iervolino, né alla Regione e alla Provincia, in mano al centrodestra.


Ancora una volta si è lasciata marcire l’emergenza, la si è fatta arrivare al suo punto massimo esasperando i napoletani, per offrire materiale in abbondanza al nuovo miracolo di San Silvioalla vigilia delle elezioni. Perché è da marzo che il meccanismo del ciclo-rifiuti si inceppa. Si ferma la maxi-discarica di Chiaiano (oggi sequestrata in parte dalla procura antimafia), vengono sequestrate le discariche di Benevento e Avellino e la città di Napoli (3mila tonnellate di rifiuti al giorno, 2,2 chili per ogni napoletano, il doppio di quanto producono i cittadini europei) non sa dove scaricare. Ci sono gli Stir, gli impianti una volta destinati a produrre combustibile dai rifiuti, ma anche quelli vanno in tilt.
E ci sarebbe l’inceneritore di Acerra, quello dello scandalo e delle inchieste. “Il dono di Dio”, lo chiamò Berlusconi tre anni fa, quando, cappellino giallo in testa e un raggiante Bertolaso al fianco, schiacciò il bottone rosso dell’avvio. Va male, a rilento, funzionano due linee su tre e quando va tutto bene riesce a bruciare solo 1200 tonnellate di rifiuti al giorno. Lo Stir di Caivano, gestito dalla società “A2A”, il colosso lombardo dei rifiuti, con una potenzialità di trattamento di mille tonnellate al giorno, oggi ridotta a 300-350, ad aprile si è fermato del tutto. Il motivo? Apparentemente ridicolo se Napoli non ci avesse insegnato che dietro la tragedia della monnezza si muovono interessi, affari e politica: la Provincia, governata da Gigino Cesaro, uomo di Nicola Cosentino, e l’azienda lombarda litigarono ferocemente sul nome della ditta che doveva trasportare la frazione umida (i residui dei rifiuti lavorati) nella vicina Puglia.
Arrivano i soldati, ma i loro mezzi sono inadeguati e certamente meno adatti di quelli a disposizione della Asia, l’azienda comunale dei rifiuti. Un “bilico” a disposizione dei militari può trasportare 30 quintali, sono un decimo di quello che può ingurgitare un compattatore (12 tonnellate). I mezzi e gli uomini a Napoli ci sono. L’Asia ha 2331 dipendenti, più 400 delle società appaltatrici, 120 autocompattatori, più 45 delle ditte esterne. Il problema, quindi, sono gli impianti che non funzionano, la differenziata da operetta (ancora il 20%), l’inceneritore azzoppato, e la discarica cittadina, che la Provincia di centrodestra doveva trovare e che ancora non c’è. Insomma, tutti gli elementi del “miracolo” di tre anni fa. Sotto quale tappeto finiranno i rifiuti? Forse andranno negli impianti Stir? Ma qui ogni notte ci sono file chilometriche di autocompattatori in attesa di scaricare. Si lavora a rilento, tanto che si stanno formando nuovi cumuli di monnezza impacchettata, che già chiamano le “ecoballe del 2000”, mostri che si aggiungono ai 6 milioni di ecoballe “storiche” che nessuno sa come, quando e dove smaltire. Problemi e dubbi che né Berlusconi, né i suoi uomini in Campania chiariranno mai. Perché tutto è pronto per il più grande spot elettorale. Il formidabile spot della monnezza, quello che deve incoronare Gianni Lettieri nuovo viceré di Napoli.






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