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mercoledì 18 maggio 2011
Atene va verso il default, con effetti devastanti per tutta Europa. Specie per l'Italia: perché il calo del risparmio privato e il debito pubblico altissimo, da noi, formano una miscela esplosiva. L'allarme dello studioso Daniel Gros.

DA BRUXELLES
Un'eventuale ristrutturazione del debito greco? "Avrebbe effetti devastanti", minaccia il commissario Ue all'economia Olli Rehn; "sarebbe peggio di una nuova Lehman Brothers", avvisa Jurgen Stark dall'alto dell'Eurotower di Francoforte. Ne parliamo con Daniel Gros, direttore del Ceps, Centre for European Policy Studies, uno dei più influenti think tank di Bruxelles.

Cosa succederà alla Grecia?
La ristrutturazione del debito sembra a questo punto inevitabile, ma il quando non lo può sapere nessuno.

E il come?
Si profila abbastanza chiaramente: ci sarà prima l'allungamento della scadenza dei titoli lasciando intatto il loro valore nominale e il tasso di interesse. Ciò ha il vantaggio, per le istituzioni greche ed europee, di dire "non è successo niente, abbiamo solo congelato il debito". E' la via Uruguay. Però lì ha funzionato perché l'Uruguay non aveva un grande debito. Anche l'Argentina ha fatto la stessa cosa, ma non è bastato e dopo ha tagliato veramente il debito. Il problema della Grecia è che ha un debito soprattutto estero, e quindi dipende dal resto del mondo per finanziarsi, mentre le esportazioni del paese non aumentano e quindi questo debito non diminuisce. Lo svantaggio di una ristrutturazione, anche solo dell'allungamento delle scadenze, è che si è già infranta una barriera: i contratti sono sacrosanti e i debiti si pagano a tempo dovuto. Una volta infranta, si perde credibilità.

Con conseguenze anche per gli altri paesi della zona euro o solo per la Grecia?
Teniamo divisi i due discorsi. Per la Grecia, una volta fatto il ricadenzamento, gli spread rimarranno altissimi, per cui Atene non avrà accesso ai mercati e ci sarà solamente un filo che la collega al resto del mondo finanziario, quello che passa per Francoforte. Se poi crolla la fiducia nel settore bancario greco, allora salta tutto. Rinviare il problema per i politici è sempre meglio, ma per il paese è meglio ristrutturare a fondo subito.

Che cosa consiglia?
Visto che ora i titoli greci costano pochissimo, quasi la metà, il Fondo europeo di salvataggio potrebbe dire al mercato: "compro tutti i bond greci al prezzo di oggi e vi do in cambio i nostri, che hanno la tripla A". In questo modo il Fondo potrebbe detenere tutto il debito greco, e andare ad Atene con una proposta: "vi riduco il debito, e voi pagate gli interessi solo su questa base nominale, che è la metà. In fondo non siete in default, perché ho comprato il vostro debito".


Questo potrebbe calmare i mercati?
La Grecia avrebbe quasi dimezzato il suo debito, il rapporto debito/Pil scenderebbe sotto il 100 per cento, molto al di sotto del livello italiano.

Per prendere questa via ci vuole una volontà politica che al momento manca. La Germania non è chiara sul futuro della Grecia, in Finlandia vincono i contrari al salvataggio dei paesi del Sud...

La Germania comunque la perdita ce l'avrà. Se la Grecia ristruttura, la perdita è diretta per banche e privati, se non lo fa, è lo Stato tedesco ad alimentare quello ellenico: Berlino comunque deve pagare, la differenza è da quale tasca tirare fuori i soldi. Non è lo stesso discorso per altri paesi come la Finlandia, che non ha una forte esposizione sul debito greco: per loro è meglio la ristrutturazione oggi.

In caso di ristrutturazione chi pagherebbe di più: lo Stato o i risparmiatori?
Con una ristrutturazione seria, a pagare di più sono i privati.

Dopo la ristrutturazione, l'Argentina è stata fuori dal mercato per 20 anni, un paese dell'euro può permettersi la stessa fine?
Se la ristrutturazione viene gestita bene, non ci sono problemi. Il punto centrale non è tanto la politica fiscale, ma se il paese riesce a vivere dei propri mezzi, grazie a un surplus nelle partite correnti. Anche con un deficit fiscale pubblico, il paese che ha un surplus nelle partite correnti può finanziarsi da solo, limitando la sua esposizione ai mercati. L'Irlanda avrà quest'anno questo surplus. E qui veniamo al Portogallo e all'Italia: Lisbona ha un debito basso e non ha una politica fiscale disastrosa, ma il mercato non le dà più soldi, come mai? Perché ha visto i dati sul debito estero e il deficit delle partite correnti.

E per l'Italia?
Tra 10 anni, l'Italia diventerà come il Portogallo, perché il risparmio privato, che in termini di stock è importante, in termini di flussi si sta affievolendo, e va giù verso valori portoghesi. E con un debito pubblico altissimo, fa una miscela esplosiva. L'Italia è in una crisi strisciante, più difficile da gestire di una crisi acuta.

Una ristrutturazione della Grecia che effetti avrà sulla zona euro?
E' una questione psicologica: se si è ristrutturato una volta, si può fare anche in un altro paese, e ciò potrebbe rendere il mercato ancora più aggressivo, a partire da Portogallo e Irlanda, creando una spirale in cui potrebbe finire anche la Spagna, che ha grossi problemi di rifinanziamento. E poi, tra X anni, se l'Italia non si desta, anche l'Italia.

Perché l'allarme fortissimo della Bce in vista di una ristrutturazione?
Non si può provare che abbiano ragione, ma nemmeno il contrario. Per il mercato è scontato o quasi che ci sarà la ristrutturazione, l'unica questione è quando e come annunciarlo. Se ci fosse un rischio Lehman Brothers, si dovrebbero vedere già ora forti tensioni nel mercato interbancario, che non ci sono.

Che conseguenze economiche e sociali avrà per la Grecia?
La ristrutturazione del debito creerà una nuova crisi economica interna. I greci dovranno abituarsi a non consumare: quando non hai risorse non puoi consumare. E' il problema che vedo anche per l'Italia: i consumi aumentano da anni e sono arrivati a livelli che non rispecchiano la produttività. Prima o poi dovranno diminuire.

Saranno sufficienti i 500 miliardi del Fondo europeo, in questo scenario di tensioni?
Se è solo la Grecia basta e avanza, se cade anche la Spagna, no. Per questo Berlino ha sempre gli occhi puntati su Madrid.

Converrebbe alla Grecia uscire dall'euro?
La tentazione c'è nel caso di una ristrutturazione gestita male, ritardata troppo e con le banche che non reagiscono. A quel punto, se crolla tutto, non ha senso per la Grecia pagare il debito in euro, meglio farlo in nuove dracme, che valgono la metà.

E avrebbe senso per l'euro un'uscita della Grecia?
Non ne parliamo, cadrebbe tutto.

fonte: Espresso



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