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lunedì 23 maggio 2011

Il nostro sistema scricchiola e non ce ne rendiamo conto. E' scomparso il ceto medio e la forbice tra ricchi e poveri si è allargata a dismisura come mai lo è stata in passato.

Un mio articolo  dal titolo “L’economia della conoscenza e il pericolo di un nuovo medioevo“ ha recentemente provocato una discussione su LinkedIn all’interno del gruppo di Generation21 e il mio messaggio tra le righe non è stato del tutto compreso. Io semplicemente ho voluto rilevare il fatto che c’è una ferrea volontà da parte di una elite di potere di mantenere inalterato il proprio status privilegiato non permettendo la libera e gratuita circolazione di informazioni e di cultura/conoscenza. Se il denaro molto probabilmente in un prossimo futuro cesserà di esistere, sostituito dalla conoscenza e dall’informazione, esiste il rischio che questi ultimi vengano trattati e manipolati allo stesso modo con cui oggi si tratta e si manipola il denaro. Ecco perchè parlavo di un nuovo medio-evo. Affinché ciò non succeda, occorrerà un radicale e profondo cambiamento economico e sociale che onestamente, ancora vedo molto al di à dal divenire. Ho paura poi che questo cambiamento arriverà con la forza e la violenza distruttiva di una vera rivolta culural-popolare di cui sento già diversi segnali piuttosto sgradevoli.

Uno di questi segnali è la totale immobilità sociale. Una delle basi del capitalismo è la possibilità di emancipazione, cioè l’idea o la speranza di una persona di poter modificare il proprio stato sociale senza che qualche lacciuolo culturale/legale/istituzionale gli imponga di vivere per tutta la vita come sono vissuti i suoi genitori. Se sei in gamba, se hai capacità, idee e creatività, anche nascendo da una famiglia di operai, hai la possibilità di emanciparti e fare “fortuna”. L’idea del Grande West la conquista di un posto al sole, la possibilità di cambiare il proprio stile di vita in meglio nel simbolo del benessere sociale. La libertà insomma di poter decidere della propria vita senza che qualcuno decida per te.

Questo è un argomento delicatissimo che tocca i nervi scoperti della comunicazione politica. E’ un argomento di cui, la casta preferisce non parlare perchè fastidioso, porta poco consenso e finisce per diventare autodistruttivo. Eppure dovremmo cominciarne a parlare, in tutta serenità di giudizio, prima che la violenza esploda come già è successo nei paesi maghrebini.

Oggi, l’emancipazione diventa sempre più difficile. Stiamo tornando al periodo pre-borghese dove se nasci servo rimarrai servo e non ci sarà verso di cambiare il tuo status. Chi è farmacista farà il farmacista, per privilegio e non per capacità e le barriere di ingresso ai mestieri che “contano” diventano sempre più alte. Non per niente, la discussione in seno al Parlamento Europeo di abolire gli Albi professionali, è un segnale che va anche e sottolineo anche, in questa direzione. Stiamo tornando all’ereditarietà dello status sociale, a quel sistema di caste più o meno conclamate che ha retto tutto il medio-evo fino alla Rivoluzione Francese (e oltre). I ricchi si arricchiscono sempre di più a dispetto del ceto medio che è stato letteralmente compresso verso il basso mentre i poveri erano già poveri prima e soffrono nel loro status anche oggi. In Italia questa situazione è più drammatica che in altri Paesi Europei: le famiglie che contano in Italia sono le stesse più o meno che contavano nel 1860, non è mica cambiato molto. La possibilità per un “parvenue” di costruire un impero economico oggi, è talmente difficile da essere praticamente impossibile. E se ci riesci lo fai utilizzando sistemi illegali e criminogeni che noi tutti ben conosciamo.

Quello che importa, è vivere di rendite di posizione, perchè di questo si tratta. Ecco perchè soprattutto da noi, si vive di connessioni clientelari, di aderenze politiche, di favori, di intrallazzi e “conoscenze” come nel più antico Stato della Chiesa. Si dice che l’Italia 2 cose non ha avuto: La Rivoluzione Francese e la Riforma Luterana. Il problema però è che questa tendenza all’immobilismo sociale, affinchè l’arraffo sia privilegio di pochi a danno di tanti, è piuttosto universale. Solo che questo arraffo sta diventando plateale e ingiustificabile. I ricchi di oggi sono così immensamente ricchi che nemmeno gli aristocratici sgozzati da Robespierre lo erano così. E qui ci sarebbe da aprire un altro fronte di discussione perchè gli effetti di questo arraffo lo stiamo pagando noi tutti, ormai poveri, con la salute e con l’infelicità. Una volta almeno, il feudatario di turno ti proteggeva in quanto eri una sorta di proprietà, oggi nemmeno quello.

A qualcuno potrà sembrare che finalmente ho rivelato la mia indole di “sinistra”. Non sono di sinistra, non voto a sinistra (sono dichiaratamente Merkeliano) e la mia cultura non è di sinistra. Qui, il problema sinistra o destra non c’entra. E’ un problema di potere e questo non ha colore ma profuma di violette. Ma quello che dico non lo dico solo io, bensì è un pensiero che comincia a strisciare trasversalmente.

Si dice che in Italia il 40% della ricchezza nazionale è detenuto dal 10% della popolazione. E’ una mostruosità ingiustificabile e dovremo arrivare a pensare ad una redistribuzione del reddito come si fece una volta con le terre. Se questo un giorno succederà poi con la cultura e l’informazione perché il denaro non esisterà più, sarà ancora più facile mantenerci tutti in uno stato medievale.

La politica oggi non ha più contenuti e il ceto medio non è più in grado di esprimere posizioni e progetti futuri. Al ceto medio non è stato tolta solo la speranza ma anche la conoscenza. Basta vedere cosa stanno “sfornando” le nostre scuole: una pletora informe di ignoranti incoscienti, costruiti per soffrire e consumare perchè la gleba oggi è il consumo. Se non consumi non alimenti il sistema, che crolla e il crollo del sistema lo paghi tu poveraccio, che così non avrai più nemmeno un tetto sulla testa o la possibilità di pagare la bolletta della luce per drogarti con la TV. Tanto il ricco ha le sue ville alle Antille e vive molto bene lo stesso.

I politici questo lo sanno ma per evitare di perdere loro stessi i loro privilegi, giustificano la loro presenza con le guerre psicologiche di posizione, aizzando gli ignari cittadini l’uno contro l’altro con false ideologie e contenuti farlocchi.

Noi viviamo con la carotina davanti al naso e fin che c’è ci illudiamo di raggiungerla e quando qualcuno si mangerà anche quella forse cominceremo a prendere atto di ciò che sta accadendo. Proviamo a pensarci, quando qualche amministratore locale dice la famosa frase: “Non ci sono più i soldi” o “Siamo pieni di debiti”. Chiediamoci il perchè si è arrivati a tanto e chi deve davvero pagare questa situazione? Alla fine pagheremo comunque noi diventando sempre più poveri e sempre più schiavi del nostro consumo.

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2 commenti:

Anonimo ha detto...

Dire che ha ragione, non basta. Ne ha fin troppa. Non quantificabile.

Luciano Bruno ha detto...

Dio ti benedica per le cose che hai scritto: è la fotgrafia dello stato esistente. I riferimenti storici ineccepibili: condivido IN TOTO. Permane, però, in me un senso di impotenza e di profonda amarezza perchè vedo ancora lontana una rivoluzione che sparigli un poco le carte e che, forse, i ricorsi storici di Vichiana memoria reclamano. Temo che morirò in questo stato senza potervi partecipare o, per lo meno, senza potere assistere a questo futuro evento. Non sono più giovane e posso solo esclamare : " Io, speriamo che me la cavo."

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