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lunedì 9 maggio 2011



Aumentano i pentiti del tatuaggio in Italia. Negli ultimi tre anni è arrivato al 30% il trend di chi decide di farsi cancellare un disegno o un nome che anni prima aveva deciso di farsi incidere sul corpo, e che magari avrebbe dovuto segnare una tappa importante raggiunta o un legame indissolubile.


A ripensarci, quindi, non solo stelle di Hollywood come Megan Fox, che sembra essersi pentita del grande tatuaggio sull'avambraccio con la faccia di Marylin Monroe, ma anche giovani del Belpaese, soprattutto uomini. Lo rivela Ezio Maria Nicodemi, docente dell'Università di Tor Vergata di Roma e dirigente e chirurgo plastico all'Idi di Roma, in occasione dell'International Tattoo Expo in corso nella Capitale.


A rivolgersi al chirurgo per rimuovere il tattoo è soprattutto il sesso forte:


“Nella maggior parte dei casi si tratta di giovani uomini attorno ai 30 anni - spiega il professore - che per motivi di inserimento sociale sono 'costretti' a prendere questa decisione. Ci sono molte professioni, infatti, in cui ogni tipo di disegno sul corpo è bandito”.


Per le donne il discorso cambia. E ancora una volta il gentil sesso si rivela più sentimentale.


“A portarle a una decisione così radicale, infatti, spesso di mezzo c'à un fidanzato ormai ex e una storia d'amore andata a finire male. Solo a quel punto si decide di cancellare nomi e cuori incisi su braccia, schiena o caviglie. Ma questa non è l'unica motivazione. Tante ragazze - spiega Nicodemi - vengono da me chiedendomi di rimuovere il tatuaggio che hanno sulla pancia in vista di una gravidanza, in seguito alla quale il tattoo potrebbe rovinarsi”.


Non bisogna dimenticare, poi, tutta la categoria dei 'rinnovatori'. Ovvero di chi decide ti togliere un tatuaggio in un punto per farselo rifare in un altro. E nel momento in cui la decisione viene presa, ci si rivolge a un esperto.


“Oggi la metodica più utilizzata per rimuovere i tatuaggi - spiega il dirigente Idi - è il laser Q-switched, che emette impulsi di elevata energia; l'effetto è quello di fotodistruzione del pigmento senza danni per la pelle. Di solito ci vogliono da 3 a 4 sedute, con un intervallo di tempo tra la prima e la seconda di almeno 20 giorni così da consentire il completo riassorbimento del pigmento. La durata delle sedute, poi, varia a seconda della grandezza del disegno e dai colori, alcuni infatti sono più difficili da eliminare”.


Aumentano i tatuaggi, ma aumentano anche i pentiti. “E in futuro - assicura Nicodemi - le rimozioni richieste saranno sempre di più”.


Fonte: salute.agi.it





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