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mercoledì 11 maggio 2011

Per lui si sono mobilitati tutti i pezzi grossi del centrodestra nazionale. A spingere la sua campagna elettorale sono andati Umberto Bossi e Giulio Tremonti; è uno dei candidati di punta della Lega appoggiati anche dal Popolo della Libertà. E’ Manes Bernardini, e sfida Virginio Merola, ex-assessore della giunta Cofferati che tenta di far dimenticare Flavio Delbono. E’ Manes Bernardini, dicevamo, è definito “il leghista dal volto gentile” e se riuscirà a strappare il ballottaggio sotto le torri del capoluogo emiliano, avrà di che cantar vittoria.

Me è il suo passato ad inseguirlo. In un lungo reportage l’agenzia DIRE racconta la storia del conclamato abuso edilizio che il candidato leghista si è confezionato nell’hinterland bolognese, in località Zola Predosa. Un contenzioso amministrativo che va avanti da anni, anzi, da decenni: lo racconta un vasto reportage dell’agenzia DIRE.

Da un piccolo fabbricato di trenta metri quadrati in mezzo ai campi a un edificio di 12 metri per otto, che dall’esterno ha tutto l’aspetto della villetta. È in questo che consiste il presunto abuso edilizio al centro del contenzioso che va avanti da sette anni tra il Comune di Zola Predosa, in provincia di Bologna, e il candidato sindaco di Lega nord e Pdl, Manes Bernardini. La storia di questo fabbricato in via Madonna dei Prati parte nel lontano 1995, quando il precedente proprietario fece costruire un piccolo fabbricato che, a detta del sindaco Stefano Fiorini, aveva complessivamente una superficie utile di 30 metri quadrati. Sempre il precedente proprietario fece poi realizzare un piccolo pergolato di quattro metri quadrati. Il passaggio di proprietà a Bernardini porta la data del 18 maggio 2000, dopo di che il leghista chiese subito un ampliamento del pergolato esterno, a cui il Comune diede l’assenso. Due anni dopo, poi, Bernardini presentò domanda per la creazione di un servizio igienico e anche qui arrivò l’ok dell’amministrazione.

Dunque Bernardini arriva in possesso di un fabbricato dall’estensione tutto sommato modesta, ovvero 30 metri quadri con piccola pergola. Il candidato leghista lo acquista e chiede tutte le autorizzazioni al Comune per ampliare lo spazio esterno, per costruire un bel bagno, insomma: per renderlo sostanzialmente vivibile e abitabile.

Solo che evidentemente ci deve essere stato qualche fraintendimento, se è vero che la polizia municipale di Zola, passando nelle vicinanze ad un certo punto ed aspettandosi di trovare una costruzione piccola come d’altronde era registrata presso il catasto comunale, vede svettare al posto del parallelepipedo con pergolato una vera e propria villa.

Il ‘caso’ si aprì all’inizio del 2004, quando durante un accertamento la Polizia municipale di Zola Predosa si accorse che i lavori stavano andando ben oltre la realizzazione di un servizio igienico: dove prima c’era un piccolo fabbricato di 30 metri quadrati, i Vigili urbani- che fecero un sopralluogo nel cantiere- videro che sorgeva una struttura di 12 metri per otto, per un totale dunque di quasi 100 metri quadrati, per di più su due piani. A quel punto, il 17 febbraio 2004, il Comune emise un’ordinanza di sospensione dei lavori. Bernardini, poco dopo (il 30 marzo 2004), presentò allora la richiesta di condono, che essendo precedente all’ordinanza di demolizione gli ha fruttato la vittoria davanti al Tar.

Insomma, la dinamica è chiara: arriva l’autorizzazione per il bagno, Bernardini non si fa problemi nell’allargarsi e costruisce ben di più di quanto potrebbe. Quando arriva l’ispezione delle forze dell’ordine l’attuale candidato si rende conto della sua posizione irregolare e vola a chiedere un condono – non lo farebbe, se non fosse sicuro di essere nel giusto. Proprio quel condono voluto dal governo sostenuto dalla maggioranza che ora lo appoggia a Bologna. Tutto regolare, insomma.

Tuttavia la situazione è tutt’altro che risolta, visto che la palazzina è ferma in costruzione, e non può essere né ultimata né demolita fino a quando gli uffici del Quirinale non dirimeranno il ricorso straordinario che Bernardini ha inviato al Presidente della Repubblica.

Il Tribunale amministrativo ha infatti annullato l’ordinanza di demolizione dell’aprile 2004 proprio perchè portava una data successiva a quella dell’istanza di condono. La richiesta di Bernardini è comunque stata successivamente rigettata: il diniego del Comune al condono è del dicembre 2006 (anche se l’atto è diventato definitivo nel novembre 2007). A questo diniego, il leghista si è opposto presentando un ricorso straordinario al presidente della Repubblica nel marzo del 2008. Ora la diatriba è sospesa, spiega il sindaco Fiorini, in attesa del responso di queste controversie

Intanto, per la stessa vicenda, Bernardini rischia anche un processo in sede penale.

Sullo sfondo, c’è poi la segnalazione in Procura (del presunto abuso edilizio) che il Comune fece a carico di Bernardini il 18 marzo 2004. (…) “In attesa dell’esito di queste due controversie, per il Comune rimane un abuso edilizio”, dice il sindaco di Zola Predosa. Il fabbricato al momento, stando alle verifiche fatte dai Vigili urbani, risulta disabitato e nessuno vi ha preso la residenza.

Insomma, tribunali, istituzioni, carte processuali ballano intorno al candidato sindaco che la Lega e il centrodestra in maniera unitario propongono per Bologna. E dire che dell’urbanistica, secondo Bernardini troppo dipendente dalle esigenze della municipalizzata del trasporto pubblico, il programma elettorale fa un punto di vanto.

Non corriamo dietro ai dettagli ma proponiamo e valutiamo insieme: urbanistica, viabilità e decoro urbano dovranno costituire il corpo unico di un serio e costruttivo ragionamento. Proponiamo dunque di costituire un unico assessorato che accorpi tutte le deleghe e le funzioni degli attuali settori traffico/mobilità e pianificazione territoriale

Il cemento armato e le piastrelle per costruirsi un paio di piani abusivi in più, secondo il comune di Zola Predosa – unico titolato a invocare l’abuso edilizio, oltre magari ai confinanti – Bernardini li ha già accorpati. Ed è davvero singolare che – lo si vede cercando su Google il suo nome – Manes Bernardini abbia intitolato il sito ufficiale della sua campagna elettorale “la casa del Sindaco”. Speriamo che non sia abusiva, né quella né l’altra a Zola Predosa: ma sarà il Presidente della Repubblica, ormai, a doverlo stabilire.

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