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mercoledì 18 maggio 2011

Isolate e fatte sentire colpevoli di ciò che avevano subito: questa per decenni è stata la prassi nel trattare i casi di violenza sessuale ai danni di molte volontarie. Ora il Congresso ha deciso di sentire le loro ragioni.
Dopo le molte denunce pervenute da parte di donne aggredite, finalmente Aaron Williams, direttore dell’agenzia dei Peace Corps, ha promesso al Congresso, che prenderà provvedimenti, primo tra tutti quello di mettere fine alla consuetudine di “colpevolizzare le vittime. Non c’è dubbio che queste donne coraggiose che hanno denunciato gli abusi subiti ci hanno aperto gli occhi sul fatto che c’è bisogno di cambiare le cose. Williams ha parlato di fronte alla House Foreign Affairs Committee di Washington, che segue alle molte denunce presentate da volontarie dei Corpi di Pace, che non solo hanno subito violenze, ma sono in seguito state ignorate dai rappresentanti dei Corpi di Pace a cui hanno cercato di raccontare ciò che era loro accaduto, riferisce Abc news.


Una delle molte vittime, Jess Smochek, ha riferito al Congresso di essere stata violentata da un gruppo di uomini inBangladesh nel 2002 e che, una volta rientrata alla base, un ufficiale medico dei Corpi di Pace si è rifiutato di visitarla e le ha sequestrato il cellulare per evitare che avvisasse i suoi colleghi. Una volta rientrata in patria, un altro ufficiale le ha chiesto di scrivere tutto ciò che pensava di aver fatto di sbagliato per causare l’aggressione. “Al posto di sentirmi al sicuro e aiutata, mi sono sentita umiliata e tradita.”
L’audizione giunge dopo un’inchiesta di Abc News che ha rivelato centinaia di casi di stupro ai danni di volontarie di Corpi di Pace. È stata sentita anche Lois Puzey, madre di Kate, uccisa in Benin nel 2009. Kate aveva cercato di allertare i Corpi di Pace circa un maestro locale, che molestava i suoi studenti. Aveva scritto una mail ai suoi superiori, che era finita nelle mani del fratello del maestro. Pochi giorni dopo Kate era stata uccisa. A causa dell’imperizia e della scarsa professionalità dei colleghi, secondo la madre, che lotta perché cose del genere non accadano più.
Poi è stata la volta di Carol Clark, che ha testimoniato di essersi dovuta sentire in colpa per essere stata violentata in Nepal nel 1985. Anche lei ha dovuto scrivere le lista delle azioni sbagliate che avrebbe commesso e che avrebbero indotto i suoi stupratori all’azione. Sono passati 25 anni, ma si sente ancora male. Jill Hoxmeier, che è stata stuprata in Guyana nel 2007, ha detto di essere stata pochissimo aiutata dopo il fatto. “Era troppo difficile per me riuscire a far valere le mie ragioni da sola, e così ho rinunciato.” Insomma, i Corpi di Pace hanno cercato in ogni modo di colpevolizzare le loro volontarie vittime di stupro, e non le hanno affatto aiutate. Ora è tempo la cosa si sappia.
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