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sabato 14 maggio 2011
A due mesi dal terremoto/tsunami e dall'avvio della catastrofe nucleare di Fukushima Daiichi, la Tokyo Electric Power Company (Tepco) si è nuovamente scusata. Oggi un alto funzionario della Tepco, Junichi Matsumoto, ha detto in una conferenza stampa che «L'azienda si rammarica del fatto che chi è stato costretto ad evacuare la zona intorno all'impianto non sia stato in grado di tornare a casa». Ieri gli evacuati della zona di 20 km intorno alla centrale nucleare sono potuti tornare brevemente nelle loro case: 92 persone delle 54 famiglie del villaggio di Kawauchi sono state le prime a ricevere l'autorizzazione tra gli abitanti delle 9 municipalità comprese nella zona vietata istituita il 22 aprile. Prima di poter entrare nella zona interdetta con 5 bus, gli sfollati, tra i 21 e gli 85 anni, sono stati dotati di indumenti protettivi, di dosimetri e talkies-walkies. Alla fine sono riusciti a raccogliere qualche effetto personale, a vedere che fine aveva fatto il loro bestiame. Al loro ritorno sono stati sottoposti a test di radioattività. Visite simili dovrebbero esserci fino alla fine del mese, con l'esclusione dell'area di 3 km intorno al complesso nucleare.


Il problema è che nessuno sa quando finirà questo incubo atomico. Oggi Matsumoto ha ammesso «Un certo ritardo nell'attuazione del piano di programma dell'utility per portare l'impianto travagliata sotto controllo, anche se finora non sono sorti ostacoli maggiori».


La Tepco annuncerà la sua valutazione dei progressi fatti a Fukushima Daiichi il 17 maggio, ad un mese dall'annuncio del suo piano di risanamento.


Quello che si vede, e che descriviamo in un altro articolo di greenreport (vedi link), sono lentissimi passi di aggiustamento in quelle che sembrano scivolose ed inaspettate sabbie mobili nucleari e inaspettati trabocchetti tecnici che si aprono negli edifici dei reattori lesionati.


L'impressione è che si abbia a che fare  con un gigante nucleare ferito a morte e molto probabilmente sull'orlo della bancarotta. Ieri il presidente della Tepco, Masataka Shimizu, ha chiesto al capo di gabinetto Yukio Edano  ed al ministro dell'economia, commercio e industria Banri Kaieda, l'aiuto finanziario del governo centrale per poter pagare gli indennizzi per Fukushima. Secondo il documento presentato dalla Tepco, l'azienda dovrà fornire nel 2011 circa 12,5 miliardi di dollari per la produzione di elettricità termica e circa 9,3 miliardi di dollari per raccogliere le sue obbligazioni e pagare i suoi debiti. La Tepco si lamenta perché queste spese non le permetteranno di dare indennizzi rapidi ed equi, garantendo allo stesso tempo l'approvvigionamento stabile di energia elettrica.


Siamo ad una specie di ricatto: se non volete che lasciamo mezzo Giappone al buio dovete indennizzare voi i profughi nucleari con i soldi dei contribuenti... altrimenti falliamo e sono cavoli atomici vostri.


Oggi il network Nhk pubblica i dati di un sondaggio tra 435 persone che sono scampate al terremotino/tsunami dell'11 marzo e ha trasmesso interviste sulla vita quotidiana dei profughi evacuati nelle prefetture più colpite di Iwate, Miyagi e Fukushima.


Delle oltre 450.000 persone che vivevano nei rifugi  subito dopo il terremoto ne restano circa 120.000. Molti sfollati hanno lasciato i rifugi perché erano stanchi di vivere in gruppo e alcuni impianti sono stati chiusi o fusi. Alla domanda su cosa li disturbava più, il 38% di chi vive ancora nei rifugi ha risposto la mancanza di privacy. Il 32% delle persone che vivono nelle loro case hanno detto di non essere in grado di fare il bagno e citano la mancanza di programmi delle Tepco come la loro principale preoccupazione.


Il 34% di coloro che soggiornano presso parenti o che vivono in appartamenti in affitto, dicono che un grosso problema è la mancanza di accesso alle informazioni, comprese le comunicazioni dai loro comuni.


Una donna di Rikuzentakata, una città della prefettura di  Iwate, ha detto all'Nhk di vivere ancora in casa perché suo padre si è rifiutato di andare in un rifugio, ma ha spiegato che mancano ancora acqua e luce e che può fare il bagno solo una volta ogni 4 o 5 giorni presso le strutture delle Self Defense Forces, l'esercito giapponese.


Oggi il sindaco di Fukushima, Takanori Seto, ha accettato una richiesta di genitori e insegnanti perché venga rimosso il terriccio contaminato  da radiazioni dai cortili delle scuole. Ieri i rappresentanti della Pta federation,  una federazione di associazioni locali di genitori e insegnanti, si sono incontrati con il sindaco e gli hanno presentato una richiesta scritta perché venga rimosso il terreno superficiale dai cortili delle scuole per evitare che i bambini siano esposti alle radiazioni. E' stata anche chiesta una riunione informativa per i genitori con gli amministratori comunali ed esperti di radiazioni.


Ad aprile nella città simbolo del disastro nucleare i livelli di  radiazione esterna avevano superato i limiti di sicurezza in 10 scuole materne, scuole elementari e medie. Secondo il consiglio di istruzione municipale la maggior parte delle scuole elementari continuerà a far giocare i bambini all'interno degli edifici.


Il presidente della Pta federation, Tomoki Akiyama, ha spiegato che «Le informazioni contrastanti su quale ammontare di radiazioni sia sicuro hanno reso i genitori sempre più preoccupati per la salute dei loro figli». Il sindaco Seto ha assicurato che l'amministrazione cittadina «Inizierà a rimuovere dal suolo cortili delle scuole, non appena si deciderà il metodo più efficace».


Il governo centrale ha risposto che «Prevede di informare le scuole nella prefettura di Fukushima che seppellire il terriccio contaminato da radiazioni nel terreno è un modo efficace per ridurre il loro livello di radiazione». Il ministero dell'Istruzione e della Scienza è arrivato a queste conclusioni dopo aver condotto l'8 maggio un esperimento in una scuola di Fukushima City e che «Se si seppellisce il suolo contaminato 50 centimetri sottoterra il livello globale di radiazioni è ridotto del 90%». Il governo oggi riferirà delle sue ultime scoperte e decisioni agli uffici istruzione della prefetture ed alla Nuclear Safety Commission.


Per precauzione, le scuole delle città di Koriyama e Data hanno già rimosso il terriccio dai cortili delle scuole, ma non sono state in grado di ottenere il permesso per smaltire il terreno contaminato a causa della mancanza di linee guida per lo smaltimento di terreni irradiati.. una cosa abbastanza incredibile per il Giappone nucleare.


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