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giovedì 19 maggio 2011


Apocalisse in arrivo? Ecco dove rifugiarsi
Crisi globale? Meteorite in avvicinamento? Devastazione globale alle porte? Bisogna mettersi in salvo. Sì, ma dove? Dove scappare? Dove trovare rifugio? Business Insider, magazine di tecnologia ed altre amenità, raccoglie tutti i luoghi in cui si potrà trovare salvezza in caso di crisi alle porte. Per quanto possa essere estesa la criticità con cui il mondo si trovasse a rapportarsi, difficilmente tutte e dodici le location potrebbero essere interessate da pericoli tali da impedire un sicuro rifugio.
Si inizia con la cittadina Thailandese di Chiang Mai, che nel bel mezzo della turbolenta regione del sud-est asiatico è rimasta sostanzialmente immune da qualsiasi coinvolgimento.
Mentre il sudest asiatico è stato un punto caldo per guerre, traffico di eroina, massacri e tumulti politici negli ultimi decenni; Chang Mai è rimasto una fortezza di pace e stabilità. Il che è un grande segno del fatto che probabilmente sopravviverebbe nonostante qualsiasi cosa la storia abbia intenzione di lanciarci addosso.

Secondo luogo di sicuro rifugio è l’arcipelago Tristan da Cunha, nell’Atlantico meridionale, definito “il gruppo di isole abitato più lontano dalla terra ferma”. 271 abitanti complessivi, ottimo pesce e tutto quel che serve per sopravvivere.

Per scamparla mentre il mondo si contorce nella crisi globale – qualunque essa sia, non è chiaro BI a cosa si riferisca – il primo dei problemi sarebbe quello di rintracciare nuove risorse naturali utili allo sviluppo umano. E se il problema che attanaglia il mondo fosse proprio quello di una improvvisa carenza di petrolio?
Per Business Insider la nostra destinazione sarebbe obbligata: tutti a Denver. Denver ha un paio di cose che ci consigliano di inserirla. Nel caso di un picco del petrolio, è vicina a incredibili riserve di scisti. E anche se la scisti deve essere estratta e non è ancora molto diffusa, un picco nelle risorse la renderebbe una necessità economica. E, nel caso di una guerra, Denver sarebbe la città più difendibile negli Stati Uniti, grazie alla sua geografia e alle sue montagne.
Sempre per ragioni di risorse sarebbe consigliabile fuggire in Indonesia, dove in una montagna, nascosta da tonnellate di roccia, dorme la più grande miniera d’oro del mondo. In caso di una crisi, di una allarme globale, di certo un luogo così ricco di risorse sarebbe uno dei posti più sicuri per rifarsi una vita.
Salta fuori che una delle più grandi miniere d’oro nel mondo è nel Puncak Jaya, il che significa che ci saranno di certo tonnellate di lavoro e di mercato se giocherete bene le vostre carte.
Ma chi l’ha detto, poi, che il piano debba essere quello di rifarsi una vita? Meglio rinchiudersi in uno splendido isolamento. In un luogo dove nessuno possa venirci a cercare. Come, ad esempio, un atollo deserto nel Pacifico.
Necker Island – E’ l’isola di cui è proprietario il leader della Virgin, Richard Branson. Se lo chiamate, di certo vi farà vivere lì mentre tutto il resto è in preda alla distruzione.
Oppure, senza andare a cercare un posto così lontano, si potrebbe scegliere semplicemente di valicare le Alpi. La Svizzera ha la sua tradizione di neutralità e sicurezza rispetto al resto del mondo: perché questo dovrebbe cambiare anche se la crisi è globale. Non saremmo certo i primi rifugiati a fuggire in Svizzera.
La Svizzera ha di certo dato prova di essere un sicuro rifugio durante il burrascoso passato europeo. Ma pensare che le montagne nazionali da sole siano state in grado di difendere la Svizzera significa trascurare il genio dei leader del paese.
E così, tutti a Berna! Potrebbe essere davvero un buon consiglio.
Oppure ancora, perchè scappare? Che c’è di male nel vivere un’apocalisse? Che c’è di mare nel vivere un mondo completamente devastato, cambiato, nel bel mezzo di ladri, briganti, difficoltà quotidiane? Sarebbe semplicemente una vita diversa, una sfida, qualcosa da affrontare e vincere. Troppo difficile? Secondo Business Insider, esiste un luogo dove andarsi ad addestrare: a Rio de Janeiro, la vita post-apocalittica è la norma. Considerando che la città è già così post-apocalittica, non ci dovrebbero essere problemi se le cose si mettessero davvero male. A Rio si capisce davvero come vivere sul bordo del caos economico e sociale.



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