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martedì 17 maggio 2011

Sì alla “dolce morte” per gli stranieri, sì al suicidio assistito. Con un doppio referendum, gli svizzeri hanno respinto a larghissima maggioranza le iniziative di una piccola formazione di destra e del partito evangelico con le quali si voleva spazzare via dalla legislazione le norme sul fine vita, appena 48 ore dopo che – in Spagna – il governo Zapatero aveva varato il progetto di legge sulla “morte degna”.


A suscitare le polemiche più accese, tra gli elettori elvetici, è stata la proposta che cercava di frenare il cosiddetto “turismo della morte”: la possibilità, per gli stranieri, di recarsi nel cantone di Zurigo per porre fine alla loro vita nel caso in cui fossero affetti da un male incurabile. L’iniziativa che puntava a limitare questo diritto ai soli residenti da almeno un anno nella regione è stata respinta con il 78,4 per cento dei voti. Con il secondo referendum, invece – proposto dai conservatori dell’Unione democratica federale e del Partito evangelico – si chiedeva di proibire a livello nazionale il suicidio assistito: in questo caso, i “no” hanno raggiunto l’85 per cento, soprattutto in seguito a una mobilitazione molto attiva di tutte le forze politiche di sinistra.


Il suicidio assistito è legale in Svizzera dal 1941 e può essere praticato da persone che non siano medici ma che non abbiano un interesse personale nella morte del richiedente. E il caso, ad esempio, dell’organizzazione Exit, il cui vice-presidente Berhard Setter sostiene che il risultato del referendum di domenica conferma la “tradizione umanitaria della Svizzera, un paese abituato a correre in soccorso degli altri”. Ma il governo di Berna ha allo studio una modifica di questa legge, per fare in modo che venga utilizzata solo come ultima risorsa nei casi di malattia terminale.


L’esecutivo della Confederazione punta anche a limitare il “turismo della morte”, un fenomeno che si è sviluppato notevolmente negli ultimi anni (soprattutto con l’arrivo di malati terminali dallaFrancia, dal Regno Unito e dalla Germania) proprio perché la Svizzera ha una delle legislazioni più liberali del mondo su questo tema.


Gli unici paesi in cui è consentita l’eutanasia sono, fino a ora, l’Olanda, il Belgio e, negli Usa, il solo Stato dell’Oregon. Ma, con un progetto di legge presentato venerdì in Consiglio dei ministri, anche il governo spagnolo di José Luis Rodriguez Zapatero è entrato fra il ristretto numero di paesi che hanno deciso di affrontare il tema del fine vita. L’ha chiamata, in termini in qualche modo ambigui, “legge regolatrice dei diritti della persona nel processo finale della morte, soprattutto per cercare di attenuare l’impatto di una prevedibile polemica politica. Anche se, in realtà, sulla stampa ultraconservatrice e in ambienti vicini alla Conferenza episcopale si comincia già a parlare di “eutanasia camuffata”.


La norma varata dall’esecutivo socialista regola la “morte degna”: ai malati terminali verrà garantito il diritto a una sedazione palliativa che permetta di morire senza dolore e senza accanimento terapeutico. Si rispetterà la volontà del paziente, che potrà rinunciare a sottoporsi a un trattamento medico che allunghi artificialmente la vita. Il malato avrà anche il diritto a ricevere il sostegno emozionale di psicologi e un appoggio spirituale a seconda delle proprie convinzioni religiose. La legge – che non permette l’obiezione di coscienza da parte dei medici – rafforza altri diritti già esistenti, come quello del testamento vitale, cioè la possibilità di manifestare per iscritto le ultime volontà sul trattamento da ricevere durante il processo di agonia.


dal Fatto Quotidiano del 17 maggio 2011





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