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lunedì 2 maggio 2011
Trentuno milioni di proventi, diciotto di contributi e sette di utile: sono i numeri del bilancio dei lumbard, un tempo partito duro e puro. Ma i tempi per Bossi e compagni sono cambiati: una volta il Senatùr girava per le Valli su una 126 scassata, nel 2009 i padani hanno speso 1.315.928 euro in automezzi: un parco auto cresciuto di 848.500 euro in un solo anno. Per non parlare dei rimborsi spese, che superano il milione. Come per il Pci, anche nella Lega ci sono le donazioni dei parlamentari: l'avvocato Brigandì versa un centomila, meno generosa Rosy Mauro con 29mila euro. La cassaforte Fin Group e il debito con Equitalia.

31.428.269 euro di proventi da gestione caratteristica, più di 18 milioni di contributi dallo Stato per spese elettorali, e un utile di oltre sette milioni e mezzo. Sono finiti i tempi della Lega Nord che inneggia a “Roma ladrona”. Il partito del popolo padano, “quello duro e puro”, tutto salsicce e feste paesane, si è ormai trasformato in un mastodontico apparato, con poche preoccupazioni, se non quella di autoalimentare se stesso. Una casta in camicia verde, dove l'intento di sostenere i popoli padani si confonde più spesso con la salvaguardia del benefit per gli esponenti della nomenklatura padana e dintorni.
A guardare il bilancio della Lega 2010, confrontando i dati del 2009 con quelli del 2008, l'identikit del Carroccio sembra sempre più quello di un carrozzone.
Se un tempo Bossi girava su una 126 scassata per le valli bergamasche, nel 2009 i padani hanno speso 1.315.928 euro in automezzi. Un parco auto cresciuto di 848.500 euro in un solo anno. Non c'è che dire, finalmente tutti potranno correre comodamente su e giù per il Varesotto. Con tanto di rimborso spese: perché, da quando nel 2009 la Lega è tornata al governo, i suoi esponenti non si fanno mancare nulla. 1.137.997 euro di rimborsi spese, più altri oltre 570 mila sotto la voce “collaborazioni e rimborsi spese”, senza contare il costo delle locazioni, in aumento di 500 mila euro.


Di certo non è un movimento, meno che mai un partito leggero. Semmai anche il bilancio svela che il modello della Lega è il Pci anni Sessanta-Settanta. Con al centro del sistema solare il Partito e intorno una costellazione di associazioni collaterali. Se un tempo era il Pci a sostenere l'Arci, oggi la Lega destina ben 3.633.271 euro, più 1.171.859 rispetto al 2008, verso il suo mondo di appartenenza. Padania Mondo, Guardia Nazionale Padana e persino l’Automobile Club del Carroccio ringraziano.
Una trasformazione segnata anche dalle contribuzioni. Addio al partito che si reggeva sulle quote dei militanti. Ora l'onere finanziario si è spostato su chi sta nelle istituzioni. Meno quote associative e più contributi dai parlamentari: sono loro ormai la nuova cassaforte della Lega. In un anno le quote associative annuali si riducono di 50 mila euro. Ma contro i 857.817 milioni euro dati dai militanti del popolo, vengono in soccorso i parlamentari. Sono loro a devolvere 8.129.705 euro, che arrivano a 9 se si considerano anche le società collegate; oltre un milione e mezzo in più in soli 12 mesi. Tra deputati e senatori ci sono quelli molto generosi che donano al partito del Senatur almeno 100 mila euro ogni anno. Ma non sono quelli che ti aspetti. Perché il cerchio magico, la Famiglia che accompagna ovunque sottobraccio il leader Bossi, quando si tratta di soldi fa un passo indietro. Rosy Mauro e Marco Reguzzoni si fermano a quota 29 mila euro, un po' più prodigo Federico Bricolo che arriva a 36 mila. Il leghista più generoso è un uomo del sud. L'avvocato di Bossi Matteo Brigandì, nel 2009, ha infatti elargito 103 mila euro. Forse una ricompensa, visto che la Fin Group srl, la holding delle attività commerciali del Carroccio di cui è amministratore, non va tanto bene. Sarà stata colpa dei tanti incarichi, ma ora che il Csm ha votato la sua decadenza da componente laico a causa dell'incompatibilità con la carica di amministratore e di quel fascicolo contro il pm Ilda Boccassini, forse avrà meno da farsi perdonare.
La Fin Group è una delle due casseforti della Lega Nord insieme alla Pontida Fin, che gestisce gli immobili del partito, pari a oltre 12 milioni di euro. Ma la Fin Group srl, che detiene il controllo di cinque società, in un anno ha visto ridurre il pacchetto di partecipazioni da 128 mila euro a 85 mila. Tra le società, il tour operator padano, Padania Viaggi, completamente svalutata nel 2009, anno in cui i soli costi per servizi superavano i ricavi, a febbraio è stata cancellata dal registro delle imprese. Poco prima, a luglio del 2010, la stessa sorte è capitata alla Check-up, la società di sondaggi. Azzerato anche il valore delle partecipazioni in Media Padania srl, il cui amministratore delegato è il deputato Davide Carlo Caparini, fondatore de La Padania, di Radio Padania Libera. Il figlio di Bruno Caparini, proprietario della villa di Ponte di Legno in cui Bossi ama trascorrere le vacanze, consigliere di amministrazione A2A e uomo chiave del progetto denominato “nucleare padano”.
Rimangono La Bicicletta Padana, nata nel 2008 per promuovere l’e-commerce e ancora non a regime, e la Celticon che si occupa di produzione di film e programmi tv. Ad amministrarla è sempre l'onorevole Caparini, un esperto visto che fa parte anche della Commissione vigilanza Rai, anche se con il fisco ha qualche problema: a fine 2009 riporta un debito nei confronti di Equitalia di 270 mila euro.
Anche sulla comunicazione i tempi son cambiati e nemmeno Pontida e il rito dell’ampolla contano più tanto. Alle manifestazioni si preferiscono gli spot. I leghisti devono aver imparato da Berlusconi. Per la pubblicità spendono 2.445.431, 400 mila in più rispetto al 2008, senza contare oltre un milione di euro per i manifesti e la propaganda.
Ad ogni modo la Lega riesce a chiudere in positivo il suo esercizio. 7.518.759 di utile. Ci si chiede però come mai se in un anno i depositi bancari e postali crescono di 6.833.929, i proventi finanziari possano essere in diminuzione, gli interessi attivi bassi e gli oneri bancari alti. Qualcuno dovrà avvertirli di cambiare istituto di credito. O forse è solo la gestione che è cambiata.





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