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lunedì 2 maggio 2011
Ho una brutta sensazione, perché sentire e vedere che una o due persone sentite ieri ammettono che mio fratello era come quando è entrato in carcere e non come le foto che abbiamo visto tutti...”.

A parlare è la sorella di Stefano Cucchi, Ilaria, il romano di 31 anni fermato dai Carabinieri per droga il 15 ottobre 2009, al Parco degli Acquedotti di Roma, e morto il successivo 22 mattina nella struttura di medicina protetta dell’ospedale Sandro Pertini. Intervistata dall’emittente radiofonica Centro Suono Sport, ha spiegato: “La donna che disse di non intervenire quando furono udite le urla d’aiuto? Fra gli imputati ci sono anche infermiere e dottoresse, ma nessuna del carcere però. Il fatto che mio fratello urlasse, è l’anello mancante, e che fa più male.

Vedere l’indifferenza di fronte a mio fratello, un ragazzo che ha perso la vita così...”. Si sono sentite molte testimonianze discordanti (ieri c’è stata la seconda udienza del processo): “Alcuni prima affermavano una cosa che adesso rinnegano. Io vorrei solo sapere la verità”. Durante l’udienza un carabiniere ha parlato della paura che aveva Stefano del giudizio della famiglia per il nuovo problema giudiziario: “Sì, è un cosa che fa male perché in quei momenti quella era la sua più grande preoccupazione, noi non solo abbiamo saputo dell’arresto ma abbiamo risaputo anche della droga”.

Secondo Ilaria verranno chiamate a testimoniare le donne che erano recluse con Stefano quella sera: “Penso di sì, ci sono circa 150 testimoni, i capi d’accusa si basano su quello. In più vorrei avere tante risposte anche di altri momenti. Ogni elemento è indispensabile quando si cercano di ricostruire determinate situazioni”.

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