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mercoledì 25 maggio 2011
Il sistema carcerario può ospitare 80 mila persone. Al momento i detenuti sono il doppio. L’indicazione è scendere a una cifra comunque alta, ma più realistica: circa 110 mila detenuti. In media un solo bagno viene usato da 54 persone


Più di 40 mila detenuti potrebbero essere rilasciati dalle prigioni californiane nei prossimi mesi. Non per effetto di un’amnistia, o del decorso della loro situazione processuale e detentiva, ma grazie a una sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti. I nove giudici della Corte – a maggioranza, 5 contro 4 – hanno infatti stabilito che le condizioni di vita in prigioni malsane e sovraffollate sono “incompatibili con il concetto di dignità umana”. Di qui l’ordine di svuotarle. Il sistema carcerario californiano può ospitare 80 mila persone. Al momento i detenuti sono il doppio. L’indicazione è scendere a una cifra comunque alta, ma più realistica: circa 110 mila detenuti, con conseguente scarcerazione di più di 40 mila persone.


Si tratta di una decisione clamorosa, che non a caso ha suscitato le ire dei giudici più conservatori della Corte, soprattutto Antonin Scalia e Clarence Thomas. L’ordine di liberare migliaia di persone è “l’ingiunzione più radicale emessa da un tribunale in tutta la storia degli Stati Uniti”, ha detto Scalia, che prevede un rapido aumento di crimini per le strade californiane. “Ci possono essere rischi, errori, anche danni per i cittadini”, gli hanno risposto i giudici favorevoli alla sentenza. Ma la situazione delle carceri è ormai insostenibile, hanno spiegato, “contraria all’Ottavo Emendamento, che proibisce punizioni crudeli e fuori del comune”.


In effetti, sono anni che le carceri dello Stato rappresentano un problema, e uno scandalo, a livello nazionale e internazionale. Le 33 prigioni californiane ospitano un suicidio a settimana. Ogni settimana un detenuto muore per una malattia fuori del carcere facilmente guaribile. 54 detenuti si dividono di media un solo bagno. Nel momento di maggior affollamento, nel 2006, quando gli incarcerati raggiunsero le 172 mila unità, il governatore Arnold Schwarzenegger si trovò nella necessità di spedirne 10 mila nelle carceri di Arizona, Mississippi, Oklahoma. Le carceri non rappresentano un problema soltanto sul piano dei diritti umani. Il sistema penitenziario californiano prosciuga il 10% del budget complessivo dello Stato; più di quanto viene ogni anno destinato alla pubblica istruzione. Ogni posto letto in una prigione costa 44 mila dollari all’anno.


La trasformazione del “Golden State” in una feroce macchina carceraria ha precise ragioni storiche e politiche. Anzitutto c’è stata, a partire dagli anni Settanta, la criminalizzazione della lotta alla povertà e di quella alla droga. All’aumento del consumo delle droghe, alla diffusione di crisi economica, disoccupati, piccola criminalità, politici e autorità hanno reagito con gli strumenti della repressione, dell’incarcerazione, dell’inasprimento delle pene. La Three Strikes Law, la legge che commina l’ergastolo alla terza condanna, è un esempio della vittoria delle opzioni più repressive. Il settore privato ha ovviamente visto nelle carceri un affare lucroso. Aprire una prigione significa assegnare centinaia di contratti: edili, sanitari, di ristorazione, di mantenimento e pulizia. Nel 1997 Corrections Corporation of America costruì una prigione di 100 letti senza neppure aver ricevuto l’assenso dello Stato della California. Il loro motto era: “Se la costruiamo, se la prenderanno”.


Alla fine il Leviatano carcerario ha forse ripulito le strade della California (ma le ricerche mostrano che la criminalità è scesa in tutti gli Stati Uniti, anche dove le autorità non hanno usato la mano così pesante). Sicuramente, quel sistema ha prodotto una situazione non più sostenibile. Non se ne è accorta soltanto la Corte Suprema, ma anche la politica. Il governatore dello Stato, il democratico Jerry Brown, ha appena deciso di trasferire migliaia di detenuti condannati per reati minori dalle prigioni dello Stato a quelle delle contee (che quindi dovranno a loro volta liberare le loro galere). Si spera, in questo modo, di attenuare la pressione nelle carceri. Soprattutto, si spera di alleviare quella sulle finanze dello Stato.







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